12 maggio 1985, il Verona scrive la storia: 0-0 a Bergamo e vince lo Scudetto
Il 12 maggio 1985, all'alllora Comunale di Bergamo, il calcio italiano assiste a un fenomeno storico. L'Atalanta ospita il Verona: agli scaligeri basta un pareggio per alzare uno Scudetto che nessuno, forse nemmeno i calciatori nei loro sogni più proibiti, aveva davvero creduto possibile. Il primo e unico della storia gialloblù, costruito da Osvaldo Bagnoli con un gruppo di uomini diventati leggende: Elkjaer, Galderisi, Briegel, nomi che suonano ancora come una filastrocca.
Non era un campionato di seconda fascia. Certo, il Milan degli olandesi sarebbe arrivato di lì a poco - Berlusconi stava per prendere il club, rimpiazzando Farina, e quello squadrone doveva ancora nascere - ma c'era pur sempre Mark Hateley in rossonero. Soprattutto, c'erano la Juventus di Michel Platini, l'Inter di Rummenigge, e il Napoli di un certo Diego Armando Maradona, che avrebbe portato lo Scudetto al Sud due anni dopo, e poi di nuovo a ridosso dei Mondiali di Italia '90.
Sedici squadre, due stranieri per club: un calcio di un altro mondo. Il proprietario del Verona era Ferdinando Chiampan, il direttore sportivo Emiliano Mascetti. Gli scaligeri erano arrivati quarti due stagioni prima, sesti nel 1984, avevano giocato due finali di Coppa Italia e si erano affacciati in Coppa UEFA. Una crescita silenziosa e costante, ma vincere il campionato è un'altra categoria di impresa. Trenta partite, quindici vittorie, tredici pareggi. Una squadra costruita con giocatori che, all'epoca, potevano ancora permettersi di lasciare la Juventus per andare in provincia: Galderisi e Fanna, Di Gennaro e Tricella, Marangon e Garella, Fontolan e Ferroni, Volpati e Bruni. Con l'Atalanta finisce uno a uno, con Verona che impazzisce di gioia.











