Si gioca domenica, anzi no. Il derby è un caos, ma si sapeva da giugno: una figuraccia per tutti
Il derby di Roma si gioca domenica alle 12.30. Anzi, no, lunedì alle 20.45. E le altre partite? E la corsa Champions? E la contemporaneità? Questa è la storia di un pasticciaccio brutto, dal quale escono male sia la Lega Calcio Serie A sia le istituzioni politiche, perché alla fine il caos creatosi attorno a una partita di calcio allontana un po’ tutti, tanto o poco, da questo sport. Che fosse una pessima idea piazzare Roma-Lazio in calendario il prossimo weekend, quando era già stata programmata la finale degli Internazionali di tennis, non è una novità. L’istante successivo alla pubblicazione dei calendari, lo scorso giugno, era già chiaro a tutti che sarebbe diventato un problema. A voler essere buoni, la conferma della casualità del calendario del campionato. Nei fatti, una dimenticanza: il sorteggio ha infatti delle coordinate, delle indicazioni per evitare possibili problemi di pubblica sicurezza, e chi ha inserito i criteri si è “solo” dimenticato di evitare questo incrocio pericoloso. O magari ha sottovalutato la questione. Resta un errore.
Poi, certo, si sono aggiunti ulteriori eventi. Che una fra Roma e Lazio fosse in corsa per l’Europa a 180’ dalla fine era prevedibile, se non scontato. Magari si poteva immaginare una bagarre meno ampia di mezzo turno, ma in realtà si era pure stati fortunati, dato che se nel lotto ci fosse stata l’Atalanta sarebbero state nove - su dieci - le partite destinate a giocarsi in contemporanea. Meno immaginabile - ma di sicuro da mettere in preventivo - che i biancocelesti fossero in finale di Coppa Italia, una coincidenza che esclude la possibilità di giocare il derby di sabato. Insomma, una serie di circostanze hanno appesantito il quadro. Ma chi ha fatto i compiti a casa e arriva preparato non ha certo bisogno di aspettare che la sorte lo assista.
Poi c’è la politica. E c’è un Paese che nel 2026 è in Europa solo geograficamente. A Roma è un problema giocare il derby e poi le finali degli Internazionali. La zona - stadio Olimpico e Foro Italico sono praticamente attaccati - è complicata da gestire, ma provate a immaginarvi una polemica del genere a Londra o Madrid: surreale. Non aiutano organi politici che, nella vicenda, sembrano giocare a chi ce l’ha più lungo rispetto al calcio. La Prefettura ha ordinato che il derby si giochi lunedì alle 20.45: un orario che, poco più di un anno fa, il Viminale aveva esplicitamente vietato, ammettendo di fatto la propria incapacità di gestire eventuali scontri tra tifosi se non con l’aiuto della luce solare (sperando non sia nuvolo). A meno di ulteriori sviluppi - il ricorso al Tar è possibile, l’esito da verificare - significa che anche le altre quattro partite (Pisa-Napoli, Como-Parma, Juventus-Fiorentina e Genoa-Milan) dovranno giocarsi di lunedì sera. Ci perdono i tifosi, che di fatto vivranno una domenica senza calcio, e assistono inerti all’incapacità di comunicare (per non andare oltre) di chi, in fin dei conti, dovrebbe favorire la possibilità che uno stadio si riempia e una partita si disputi, e invece sembra adoperarsi per ben altri obiettivi.











