Da dove deve ripartire l’Italia
In questi giorni di riflessione post eliminazione dell’Italia abbiamo letto tanti numeri, tanti dati, tante considerazioni. Pro e contro Mancini, pro e contro Gravina, pro e contro i giocatori (soprattutto i “senatori”).
Tutte le “ricette” sono certamente buone. Tutte studiate. La maggior parte delle riflessioni, quelle approfondite e non da bar, quelle realizzate con onestà intellettuale indipendentemente dal punto di partenza, sono di livello.
A me hanno colpito particolarmente alcune di queste, da condividere. Perché siano una base di partenza per le riforme che saranno necessarie. Può essere certamente una strada da percorrere non buttare tutto il lavoro fatto finora. Ma non bisogna MAI dimenticarsi che l’Italia non è andata ai Mondiali per due volte di seguito. Non è un campanello d’allarme. E’ una caduta libera in un burrone. Non ci si può nascondere esattamente come allo stesso tempo non ci si può dimenticare dell’Europeo di 8 mesi fa.
Partiamo proprio da qui allora. Fino a 8 mesi fa, prima dell’Europeo Mancini aveva dato una grande identità alla sua squadra. Aveva ridato speranza, gioco, brillantezza, carattere. Aveva fatto in modo che la mancata qualificazione da cui era di fatto partito il suo mandato diventasse una molla per rilanciare il movimento Italia. Era necessario farlo e ripartire dall’alto. Manca tutto il resto, ovviamente. Ma Mancini il suo lavoro lo aveva portato a termine, anche senza la vittoria dell’Europeo che sarà stata anche baciata dalla fortuna (viste semifinale e finale finite ai rigori) ma che è arrivata. E quando vinci non puoi non avere meriti.
Prima di questo straordinario successo l’Italia segnava 2,46 gol a partita (di media naturalmente). E ne subiva 0,43. E se analizziamo i dati ancora più in profondità la squadra segnava leggermente di più di quanto produceva (2,1 gli Expected Goal) subiva molto meno (quasi la metà) rispetto agli XG (0,8 il dato raccolto nelle gare amichevoli di Nation League e di qualificazione).
I dati “reali”, dopo la vittoria, crollano. 1,25 gol fatti di media nelle ultime 8 partite (Turchia esclusa), 0,75 quelli subiti. E se la fase difensiva più o meno è rimasta sempre uguale anche con i dati degli XG (0,75) i gol non segnati sono frutto non solo della scarsa precisione degli attaccanti (o di uno stato di forma meno brillante visto che prima si segnava più spesso) ma proprio di una produzione offensiva meno importante (1,64 gli XG).
Come se ci fosse stato un senso di appagamento (magari visto da fuori) o che alcuni automatismi non fossero più così “automatici”. Di sicuro l’Italia sbaglia alcune partite nel girone (Bulgaria e Svizzera) e poi toppa quella che non deve toppare. I segnali potevano essere colti prima? Affidarsi al gruppo che ha vinto gli Europei è stato un gesto di riconoscenza troppo grande? Poteva essere puntellato con chi aveva dimostrato (come Pellegrini) di essere più in forma di chi ha giocato? Ci porteremo questi dubbi dietro per molto tempo…
Poi al di là del campo ci sono delle considerazioni che vanno oltre il rettangolo verde. Con la Macedonia bisognava vincere a prescindere da tutto. Ma andare ai Mondiali non significa vincerli. L’Italia deve ambire a vincerli, non solo a parole. E come si è strutturata in questi anni? Cosa si può fare?
Nei nostri campionati, in questo caso in serie A, ci sono sempre più stranieri. Succede perché gli italiani sono meno forti? Può darsi. Ma sicuramente una buona spinta arriva anche dall’utilizzo del Decreto Crescita. Queste considerazioni (senza decreto crescita) venivano fatte anche nel 2017, post Svezia: troppi stranieri. Da allora il numero è aumentato: da 292 si è passati a 368. Ed è aumentato in maniera anche più rilevante il loro utilizzo: si è passati dal 55% dei minuti giocati al 64% della Serie A in corso in questa stagione.
Il dato possiamo anche analizzarlo meglio. Se ci concentriamo su questa stagione la percentuale di utilizzo degli italiani (dati Sky) si passa dal 63,10% dell’Empoli al 15,31% dell’Udinese. Le società che utilizzano almeno al 50% gli italiani sono solo 4: Empoli appunto, Cagliari, Genoa e Sampdoria. Il Sassuolo (fresca vincitrice del Viareggio: complimenti) è quinta al 46%. La prima delle grandi è la Juventus con il 33,69% (Napoli e Milan poco più del 22%, Inter 28,6%). Questi dati stanno a significare che manca il talento in Italia? O che non sappiamo più intercettarlo? O semplicemente che la convenienza economica ha messo in difficoltà il nostro sistema Italia?
Al netto dei “fastidi” lamentati dalla Figc da parte dei club l’altro dato che vale la pena sottolineare, sempre per aprire discussioni e confronti è quello relativo all’utilizzo dei giovani. Il CIES ci racconta che l’età media delle squadre in serie A è di 27,2: è l’ottavo campionato più vecchio d’Europa. La squadra più giovane è lo Spezia (poi Empoli, Torino e Milan). La più vecchia la Lazio con 29,5 (Inter 29,4). Un piccolo campanello d’allarme però il CIES lo ha lanciato con uno studio nei giorni scorsi per cui i campionati italiani, sia A che B utilizzano i giovani molto poco. Si intende per giovane chi ancora non ha compiuto 21 anni. Quindi realmente U21. La serie A è quasi in fondo alla classifica dei 60 campionati presi in considerazione dal centro studi Uefa. E’ la nona lega “peggiore” nel mondo (la terz’ultima in Europa su 31): utilizza i giovani soltanto per il 3,9% dei minuti. La serie B meglio: 4,9% ma comunque sempre nella seconda metà (e nelle ultime 10 europee). Chi ne utilizza di più nel mondo è la Colombia (18,8%), in Europa la Danimarca (16,5%) tanto per darvi un parametro.
Se consideriamo però i convocabili in U21 i numeri migliorano. Soprattutto in B. I giovani U21 italiani sono il 7,31% minuti del totale di questo campionato di B.
E per quanto riguarda questa tornata di convocazioni in B 542 partite in A 280. Quindi possiamo dire che l’esperienza maturata viene dalla B. Ma visto che i risultati delle giovanili (U21, U19, U16) sono incoraggianti conviene proprio ripartire da qui. Incrementare questi numeri. Per dare speranza al calcio italiano e non solo processi sommari.






