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I soldi non fanno la felicità in Champions. Poi la settimana fuori controllo del nostro calcio. Cosa significa cedere Hakimi? Le ragioni di Donnarumma e quelle di Max Allegri

I soldi non fanno la felicità in Champions. Poi la settimana fuori controllo del nostro calcio. Cosa significa cedere Hakimi? Le ragioni di Donnarumma e quelle di Max AllegriTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Lorenzo Di Benedetto
domenica 30 maggio 2021 00:00Editoriale
di Andrea Losapio
Nato a Bergamo il 23-06-1984, vive a Firenze. Inviato e prima firma per TuttoMercatoWeb. Dal 2012 collabora per il Corriere della Sera

Un anno fa il Paris Saint Germain aveva Tuchel in panchina, Kingsley Coman firmò l'1-0 che diede la coppa al Bayern Monaco, per lo scorno dei dirigenti della squadra parigina. Il tedesco dura altri sei mesi, poi viene esonerato per prendere Mauricio Pochettino: eliminazione alle semifinali contro il Manchester City, secondo posto in campionato, mentre il Chelsea ammaina la bandiera Lampard e prende Tuchel. Come con Avram Grant e Di Matteo, il Chelsea arriva in finale quando cambia il tecnico (era successo anche in Europa League con Benitez, vincendo), alzando il trofeo come nel 2012. La seconda Champions League contro le zero del PSG. Quando i soldi non fanno la felicità, né per il PSG né per i cugini del City.

Una settimana fa il mondo del calcio era diverso. La Juventus doveva vincere per arrivare in Champions League, il Milan aveva paura di non riuscire ad arrivare al quarto posto perché di fronte aveva l'Atalanta di Gian Piero Gasperini. Il Napoli aveva già detto abbastanza - anzi, non ha detto niente con il silenzio stampa, ma poi gli spifferi vengono fuori comunque - su Gennaro Gattuso, che poteva scegliere su più panchine. Andrea Pirlo, in caso di quarto posto, sarebbe stato probabilmente riconfermato sull'onda della vittoria di Coppa Italia.

E poi, tra il dire e il fare, c'è di mezzo la realtà. L'Inter aveva già vinto lo Scudetto, doveva esserci un incontro fra Antonio Conte e Steven Zhang che poi non è mai arrivato. La dirigenza interista non è felice, per usare un eufemismo, con il presidente nerazzurro. C'è una corrente che spiega come la proprietà non sia amata all'interno, non solo per una questione di soldi ma anche di presenza: sei mesi lontano da Milano, con le voci di possibile cessione, non hanno aiutato. L'Inter ha detto addio a Conte, non senza qualche problema di troppo, ha preso Simone Inzaghi, con parecchie traversie da superare. Ha rinnovato i contratti di Lautaro Martinez e Bastoni: è un piccolo segnale di speranza, perché tutti i report delle settimane precedenti spiegavano cose entrambi fossero sul mercato. Sono stati tolti? È da capire, si vedrà solo con il passare dei giorni di calciomercato.

In compenso il rischio è che vada via Hakimi. Anzi, è una possibilità concreta, visto che il Paris Saint Germain è molto interessato, Leonardo ha intenzione di puntare su di lui, anche se le richieste sono alte. Leggendo in giro c'è chi si chiede perché cedere il marocchino se è arrivato solo un anno, perché la plusvalenza sarebbe molto inferiore rispetto a quella di Lautaro, per dirne un altro. Così al netto del prestito di Oaktree, bisognerebbe capire perché Suning ha bisogno di avere soldi contanti. Per pagare i prossimi stipendi? Per l'autofinanziamento? Perché avere in cassa 70-75-80 milioni da Hakimi significa un qualcosa di diverso della solita plusvalenza monstre con uno scambio? Chi è all'interno del club ha fatto capire che Suning ha scelto di tenere l'Inter soprattutto grazie all'annuncio della Superlega. Qualcosa è andato storto, evidentemente. Così l'Inter punterà ai primi quattro posti (la squadra è comunque molto forte) e poi a fare un po' di strada in Champions. Chissà, magari arriverà un gruppo molto forte a investire nell'Inter.

Poi ci sono Pirlo e Allegri, due facce della stessa medaglia. Perché vincere è l'unica cosa che conta, ma arrivare quarti in classifica o meno significa almeno una cinquantina di milioni di differenza. Troppo per rischiare un'altra volta, così Pirlo è stato esonerato per tornare al lido sicuro chiamato Minnesota Max. Eppure c'era stato il Real Madrid che aveva pareggiato l'offerta della Juventus: 9 milioni annui, proprio come i bianconeri. Meno sia per Inter che per Napoli, finite fuori dalla short list abbastanza velocemente. Allegri sa che riprendere una Juve che è arrivata quarta, con un certo tipo di giocatori e investimenti, è una scommessa sicura. Il Real tutt'altro, visto come è finito nel tritacarne anche Zidane.

Infine c'è Donnarumma. Salutato in fretta e furia, con Mike Maignan che diventa il nuovo portiere nella notte di lunedì, Maldini che ne ufficializza l'addio. Sicuramente il problema avidità di Mino Raiola può avere influito. Dall'altro lato c'è un giocatore che è titolare da 5 anni e che non ha mai giocato in Champions League, che doveva rimanere in un club che ha iniziato una sorta di autofinanziamento un anno fa, ma che è distantissimo dalla possibilità di vincere qualcosa. Oltre a un Milan che è stato decadente per un lustro, c'è anche una questione economica e di pressioni: perché un portiere 22enne dovrebbe chiedere di più nell'era Covid, considerato che prende già 6 milioni? La risposta è solo una: perché è certamente nei migliori tre al mondo, con almeno cinque-sei anni di anticipo rispetto ai suoi colleghi. Ed è anche giusto voglia cercare di vincere qualcosa.

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