Dossieraggio illecito, Gravina iscritto al registro degli indagati: "L'ho chiesto io"
Da mercoledì, quando ha deciso di presentarsi in aula a Roma per farsi interrogare, Gabriele Gravina è ufficialmente iscritto al registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sul dossieraggio illecito. Sono due le accuse: autoriciclaggio e appropriazione indebita. Si presume un nesso tra l'assegnazione alla Isg Ginko del bando del 2018 per il canale tematico della Lega Pro - allora Gravina ne era presidente - e una compravendita di libri antichi, del Cinquecento, che avrebbero portato all'acquisto di una casa nell'elegante Via Lambro, a Milano, per la figlia della compagna.
Un accusa da cui ieri, a margine della riunione con gli arbitro, il presidente della FIGC s'è difeso così ai microfoni dei cronisti presenti: "Tutta l'attività di dossieraggio, cosa che mi è stata comunicata a Perugia dove sono parte lesa, è fatta da contenuti falsi. Ho dovuto, pur non essendo indagato, chiedere di essere indagato. So che è una contraddizione ma era necessario da parte mia fare questa scelta. Nessun magistrato mi ha rivolto nessuna accusa, sia chiaro, e mi sono dovuto fare indagare per difendermi, contro il secondo dossieraggio, che sono le falsità di qualcuno che si diverte con veline anonime. Credo che la fonte sia sempre la stessa".
Poi in un altro passaggio ha aggiunto: "Ho esibito documenti ufficiali con data certa e tutto ha avuto risconto e risposta. Ho chiesto che ci sia l'accertamento della verità, è giusto che i magistrati svolgano serenamente il loro lavoro ma se ci sono delle responsabilità voglio sapere i nomi dei mandanti di questo dossieraggio".






