Diventare grandi passa anche dalle partite come Salisburgo
Salisburgo-Milan un tempo sarebbe stata molto semplice. Con gente come Kakà o Gullit, Shevchenko o Inzaghi, van Basten oppure Savicevic. Non che gli attuali giocatori del Milan possano essere in potenza peggiori, nella loro carriera, di questi mostri sacri che si sono presi le copertine del mondo per due decenni, fino al 2007, ultima volta che i rossoneri hanno alzato la Coppa. Però in un calcio dove i soldi sono tutto, quasi sempre, occorre diventare grandi. E per farlo bisogna vincere a Salisburgo, contro una squadra giovane ma che vince sempre la Bundesliga austriaca, come fosse una formalità, di fatto lo è per loro.
Ovviamente non stiamo parlando di Atletico Madrid o Porto, le avversarie che c'erano nello scorso girone. Ma l'urna è passata dalla quarta alla prima, vincendo la Serie A in maniera forse inaspettata, facendo però vedere una compattezza, una solidità, un'abitudine a vincere che nessuno era abituato ad avere. Nemmeno Pioli, al primo vero trofeo della propria carriera da pro. Leao diventato MVP in un attimo, Maignan una cometa a prendere il posto di Donnarumma, Giroud che ha messo lo zampino nei gol decisivi. Poi Tonali, Bennacer, lo stesso Krunic passato da essere Carneade a dodicesimo uomo, una difesa di ferro.
Bisogna maturare per sperare di ripetere grandi notti europee come quelle di Manchester oppure di Atene. Calabria lo spera, come ha detto in conferenza stampa, ma alla fine bisogna capire se la proprietà, con la squadra, è davvero sulla strada per provare a superare i propri limiti. Intanto superare il Salisburgo sarebbe opportuno.






