Il Piolismo e Matteo Gabbia come sua cartina di tornasole
Qualcuno dirà che è stato semplice. Ci mancherebbe. Perché nonostante il 4-0 che fa apparire tutto clamorosamente scontato, il Milan che ha stravinto al Maksimir è riuscito a modo suo in una impresa: nelle ultime 31 partite giocare a casa, la Dinamo Zagabria aveva messo insieme 26 vittorie e 5 pareggi. Senza sconfitte. Un successo insomma per nulla scontato, frutto di una forza mentale e di una superiorità tecnica notevole messa in mostra dai rossoneri. Un successo, però, frutto anche del lavoro, quello nella fattispecie portato avanti con serietà e idee chiare da Stefano Pioli. Un allenatore che, non lo dimostra solo lo Scudetto dello scorso anno, è riuscito a migliorare ogni singolo a sua disposizione permettendo come conseguenza alla squadra di crescere senza sosta. Prima in Italia, poi in Europa. Sperando che la prossima settimana possa arrivare la tanto sospirata qualificazione agli ottavi di Champions League.
La copertina è tutta di Gabbia
Sono tanti i concetti su cui ha battuto Pioli, nel corso dei mesi a Milanello. Uno fra questi, anzi uno su tutti, è piuttosto semplice da comprendere. Il concetto di gruppo. Il Milan non ha probabilmente le individualità più forti, ma ha quelle che si amalgamano meglio in tutte le sue componenti. Ha giocatori forti che messi in un insieme si esaltano. La Juventus di quest'anno è la prova di quanto il concetto di gruppo, o di non gruppo, incida nel calcio. Il Milan gruppo lo è perché tutti pensano alla squadra e nessuno al personale. Neppure Leao, che pure qualche argomento per sentirsi "prima donna" ce l'avrebbe. I Theo Hernandez, i Tonali, i Leao appunto spiccano perché spicca la collettività. E nella collettività trovano terreno fertile anche i cosiddetti sostituti, che poi per Pioli non lo sono realmente. Tutti titolari? Non proprio. Semplicemente, tutti importanti come i titolari. E scusate se è poco. E' anche per questo se Kalulu, Saelemaekers e ora Matteo Gabbia riescono a dare il proprio decisivo contributo. E' soprattutto per questo se, a detta del 90% degli addetti ai lavori, Stefano Pioli è oggi il promotore di una sorta di nuova filosofia calcistica.






