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Il rapporto con i tecnici, la collezione di figurine e un PSG di plastica: il Leonardo-bis è un flop

Il rapporto con i tecnici, la collezione di figurine e un PSG di plastica: il Leonardo-bis è un flop TUTTOmercatoWEB
Gaetano Mocciaro
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Gaetano Mocciaro
giovedì 10 marzo 2022, 15:57Il corsivo

Il Paris Saint-Germain si avvia ad archiviare l'ennesima stagione senza trofei internazionali. Dall'arrivo della QSI il club ha fatto il vuoto in Francia, perdendo la Ligue 1 solo in 3 occasioni su 10. Ma a livello internazionale siamo ancora fermi alla Coppa delle Coppe del 1996. Per questo motivo non può essere solo l'allenatore il capro espiatorio. Mauricio Pochettino andrà certamente via al più tardi a fine stagione: risultati non all'altezza e un rapporto con Leonardo tutt'altro che idilliaco. Ma il brasiliano potrebbe non avere voce in capitolo sulla scelta del nuovo allenatore. L'ex Milan è sempre più in bilico e ora più che mai la sua seconda parentesi dirigenziale in Francia traballa.

RICHIAMATO A FUROR DI POPOLO - Quando è stato richiamato, nel 2019, il suo ritorno è stato accolto a furor di popolo e il raggiungimento della finale nel 2020 è stata anche figlia della sua gestione. L'uomo forte, una vera guida al comando che potesse ripristinare l'ordine nel gruppo. Di lui si ricordano i primi grandi acquisti: Thiago Silva e Ibrahimovic su tutti, ma anche Marquinhos e Verratti, all'epoca giovanissimi e non certo campioni affermati, ma che si sono rivelati elementi fondamentali negli anni a venire. E il primo tecnico top: Carlo Ancelotti.

IL RAPPORTO CON GLI ALLENATORI - Se nella prima parentesi si poteva rimproverare poco alla sua gestione nella seconda sono emersi i primi scricchiolii: il rapporto con Tuchel, l'esonero del tedesco alla vigilia di Natale con le tensioni nate già dalle divergenze di vedute sul mercato e cresciute a seguito di un'intervista del tedesco a un'emittente tv del suo pese. Le stesse divergenze che Leonardo ha avuto sul mercato con Pochettino. L'argentino aveva lamentato la mancanza di uomini di equilibrio in ogni reparto, ma si è ritrovato con una rosa di oltre 30 giocatori e con Messi, Donnarumma e Ramos, tre fuoriclasse non esplicitamente richiesti. A gennaio, invece, la priorità era Tanguy Ndombele, ma il dirigente brasiliano non è stato capace di operare abbastanza cessioni e così il centrocampista francese è tornato a Lione.

IL MERCATO DELLE FIGURINE - Ciò che oggi si rimprovera maggiormente al Paris Saint-Germain è di non aver costruito una squadra, ma semplicemente di aver collezionato figurine, sfruttando il budget illimitato della proprietà per prendere i giocatori migliori. Alcuni di essi non necessari: Gianluigi Donnarumma, ad esempio. Preso pochi mesi dopo il rinnovo di Keylor Navas, definito dal presidente Al-Khelaifi: "Il miglior portiere al mondo". Sergio Ramos a oggi non è niente più di uno spettatore pagato profumatamente, i cui atteggiamenti per inciso hanno fatto storcere il naso a molti. Nemmeno Wijnaldum ha dato l'apporto sperato e lo stesso olandese ha dato segnali di malcontento.

L'IMMAGINE PLASTIFICATA DEL PSG - "Serve una squadra di calcio, non un circo" sottolineano in Francia. È questo che rischia di inchiodare proprio Leonardo, il non essere riuscito a togliere al PSG la nomea di squadra di plastica, trovando uomini che potessero realmente creare un gruppo, con un'identità e un'anima: quella che ad esempio ha il Manchester City, per restare nel campo dei club super-ricchi. L'ennesimo fallimento, le ennesime isterie post-eliminazione hanno invece evidenziato come, alle prime difficoltà, ognuno di questi campioni acquistati vada per la sua strada.

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