Kai Havertz è l'uomo del destino più importante del mondo del calcio
Kai Havertz, decisivo in Champions League, decisivo nel Mondiale per Club ha il destino nel nome e il nome nel destino. Kai deriva da Kaimbe e nell'accezione in cui è stato utilizzato in Frisia, significa guerriero. In altre parti del mondo è 'l'oceano', in altre 'il mare', altrove 'colui che detiene le chiavi'. Non è il ragazzo della copertina, piuttosto del Lander accanto, di quelli che son tedeschi e te ne rendi conto al primo sguardo. Ma di una Germania nuova e moderna, pure nella filosofia e nel fussball, che ha deciso di vivere e di aggredire lo spazio. Un pallone da astronauti, gegenpressing, poca staticità ma fluttuare nei varchi e nei pertugi per schiacciare la gravità degli avversari. Kai Havertz ha deciso la finale di Champions pur non essendone il protagonista assoluto, ha segnato su rigore contro il Palmeiras pur non essendo il trascinatore del Chelsea, il migliore, l'icona, quello di maggior carattere o talento.
Havertz è diventato il destino che mescola le carte mentre gli altri giocano. Lucidità e freddezza, il ragazzo di Aquisgrana ha fatto il Carlo Magno col sorriso sulle labbra e con la palla dal dischetto. Il Chelsea padrone dei cinque continenti non è suo, ha altri proprietari ma ha la sua firma in calce. In Europa, nel globo. Kai da Aquisgrana è soprannominato Alleskoner, il tuttofare perché di fatto così è sempre stato. Al Bayer Leverkusen era l'Aspirina per digerire e per sopportare con la luce negli occhi delle sue giocate la supremazia territoriale del Bayern Monaco e talvolta pure del Borussia Dortmund. Il Chelsea lo ha preso a peso di lingotti e rubli, coi Blues è arma che talvolta parte dall'inizio, altre no, ma di lui non si sono mai lette righe o scenate fuori posto. Quando c'è da suonare, prende il violino e sfodera ballate degne dei più grandi. Come sul tetto d'Europa, come sul grattacielo del mondo. Era scritto nel nome.






