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Se l'aristocrazia batte i nuovi ricchi: Real-PSG e quel cortocircuito che si chiama Superlega

Se l'aristocrazia batte i nuovi ricchi: Real-PSG e quel cortocircuito che si chiama Superlega TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico Titone
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
giovedì 10 marzo 2022, 13:38Il corsivo

Branzino e filetto a pranzo, rimonta e pugni sui muri a cena. Che Real Madrid contro Paris Saint-Germain sarebbe stata la partita della Champions League, c'erano pochi dubbi. Che fosse destinata a essere una gara spettacolare sul campo e accesa tutt'intorno, anche. La rimonta delle merengues, con buona pace di Nasser al-Khelaifi, furioso al triplice fischio, è stata, a livello tecnico, il miglior spot possibile per il calcio. I pronostici della vigilia ribaltati da una tripletta, gli errori, la sorpresa, il Santiago Bernabéu che si conferma tempio inviolabile e come accaduto in passato si prepara a "comprare" la sua prossima stella. Tutti ingredienti che, ancora una volta, hanno ricordato perché ventidue uomini adulti in pantaloncini e calzettoni che inseguono una palla siano ancora oggi il gioco più bello del mondo. Ma è stata anche molto altro.

L'aristocrazia e i nuovi ricchi. Da una parte, le merengues. La squadra più gloriosa d'Europa. Dall'altra, Parigi passando per il Qatar. I nuovi ricchi, che per quanti soldi possano spendere non riescono proprio a mettere le mani su quella maledetta coppa dalle grandi orecchie. Karim Benzema e Kylian Mbappé, dimenticando per un attimo che tra pochi mesi potrebbero giocare nella stessa squadra, sono i due frontman perfetti. Ha vinto il più esperto, così come alla fine Luka Modric ha surclassato il nostro Marco Verratti. Una lezione da tenere a mente, e che lo stesso Real, nella prima era di Florentino Perez, ha imparato a sue spese: gli all star team non funzionano quasi mai. Vinsero pochissimo i Galacticos, saluta agli ottavi il club che ha messo il calciatore simbolo del prossimo decennio - Mbappé - insieme a Neymar e Messi. Ci sarà tempo e spazio per sedere sul trono di miglior attaccante d'Europa: per ora, lo occupa un ragazzo di 35 anni che ha passato metà della sua carriera a fare la spalla di Cristiano Ronaldo e per questo è stato clamorosamente sottovalutato.

Il cortocircuito Superlega. E poi c'è l'elefante nella stanza. Anzi, nello stadio. La competizione elitaria di cui Perez, insieme ad Andrea Agnelli, è uno dei principali sostenitori. E della quale lo stesso al-Khelaifi, oggi presidente dell'ECA proprio per le dimissioni del numero uno della Juventus, è stato sin dalla prima ora uno strenuo oppositore. Si è combattuto anche per quella, ma non se n'è parlato quasi mai, neanche a pranzo quando i due sono stati per oltre due ore alla stessa tavola. La vittoria del Real Madrid, in questo senso, deve far riflettere. A un certo punto, è come se si fosse innescato un cortocircuito. Gli spagnoli sembravano Davide: in estate non hanno speso praticamente niente. In panchina hanno richiamato uno degli allenatori più vincenti della storia del football, reduce da una serie di esperienze deludenti. I francesi parevano Golia: luglio e agosto 2021 sono stati i mesi di un mercato faraonico, nel quale il PSG ha fatto come l'asso piglia tutto. Forse ha preso anche troppo, se Messi in questo minestrone diventa uno qualunque e Donnarumma finisce a essere un caso. Eppure, la vicenda della Superlega ha basi di partenza opposte, invertite: il Real con i ricchi, il PSG con il popolo. Paradosso di un conflitto - termine improprio in questi giorni, ma i toni sono stati quelli - nel quale probabilmente la prima pecca è la narrazione che se n'è fatta, da entrambe le parti. Alla fine, molto più prosaicamente, è sempre stato e continua a essere uno scontro fra ricchi, solo che al momento ognuno ha interessi e problemi diversi. Oggi Madrid che sorride è il miglior spot per il caro vecchio calcio, mentre spinge per buttarlo nel dimenticatoio. Il Paris che perde, viceversa, mette in imbarazzo la UEFA: Ceferin non potrà non prendere provvedimenti nei confronti di al-Khelaifi, vicino allo sloveno come un tempo lo era Agnelli, ma a breve destinatario di un procedimento disciplinare da Nyon. Forse, alla fine, non ci abbiamo capito niente neanche noi. Che abbiamo capito la filosofia della ESL: dateci altri dieci, cento, mille Real Madrid-PSG. Ma intendiamo anche le ragioni di chi continua a ricordare: fantastica, ma non ogni settimana, ogni mese. Non rendiamola una partita come le altre.

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