Fiducia nei nostri giovani, eppure le top pensano solo agli stranieri
Io sto con il CT Mancini. Mi piace la sua intraprendenza. A differenza di tanti altri, non si fa problemi a rischiare brutte figure, pur di dare spazio ai giovani più promettenti (e nascosti) del nostro calcio azzurro. Certo, non ha alternative (avesse 3/4 top player sarebbe molto più sereno e, sicuramente, con un pass Mondiale in tasca) ma, comunque sia, almeno ha la sfrontatezza di tentare una nuova via. Chissà, magari nel mazzo di giovani dalle belle speranze, troverà qualche nuovo gioiello a cui affidarsi quando la palla conterà davvero (la Nations League è un torneo interessante e allenante ma niente di più). E così, poco alla volta, stiamo imparando a conoscere i vari Gnonto, Gatti, Ricci e via dicendo, sperando che altri nomi già noti, come quelli di Scamacca o Raspadori facciano quel salto di qualità che farebbe molto comodo a tutti…
Bravo Mancini ma gli altri? Si continua a discutere sul perché in Italia non ci siano più attaccanti di valore assoluto. Non so quante volte sento tifosi di diversa fede calcistica parlare dei bei tempi andati, quando in Italia giocavano gente come Totti, Del Piero, Vieri, Inzaghi e via dicendo… Vero, indubbiamente c’era più talento diffuso nei primi anni Duemila ma non solo. I top club italiani non avevano difficoltà ad affidarsi, soprattutto in attacco, a giocatori di nazionalità italiana. Certo, i centravanti stranieri forti c’erano anche allora ma, onestamente, non in maniera tanto massiccia come ai giorni nostri. Basta guardare gli attacchi delle migliori e più blasonate società italiane.
Tolto l’immarcescibile Immobile (che, tra l’altro, ha vinto il titolo di capocannoniere nell’ultimo campionato di Serie A), non c’è presenza di punte azzurre, se non come rincalzi delle riserve, quindi destinati a guardare giocare sempre gli altri (penso a Kean alla Juventus). Pinamonti, per trovare un po’ di spazio, ha dovuto andare a giocare all’Empoli (sicuri che non avrebbe potuto dare una mano all’Inter?). Il Milan ha puntato sui vecchietti Ibrahimovic e Giroud. Maldini ha festeggiato sì lo Scudetto con 13 presenze totali (la quasi totalità sono minuti di garbage time cestistico) e un solo gol all’attivo. A Napoli Petagna è stato costretto ad adattarsi a tutto e tutti. Pure all’Atalanta non c’è stato modo e tempo di pensare ad una soluzione offensiva italiana. La Roma è sempre stato Shomurodov l’alternativa al titolarissimo Abraham. Pure la Fiorentina ha scelto soluzioni estere… Mi chiedo: come si può pensare di avere, in futuro, grandi attaccanti se nessun top club italiano li fa giocare? Qualcuno potrebbe dire: “Se sei un fenomeno, giochi sicuro”. Beh, Gnonto pare bravino, no? Eppure, è diventato “appetibile” solo quando Mancini l’ha gettato nella mischia contro la Germania. O sbaglio? Ripeto, io continuo a stare dalla parte di Mancini…






