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Stefano Cusin: "Infrastrutture e ambizione, ecco perché l'Africa vincerà presto un Mondiale"

Stefano Cusin: "Infrastrutture e ambizione, ecco perché l'Africa vincerà presto un Mondiale" TUTTOmercatoWEB
Francesco Benvenuti
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Francesco Benvenuti
Oggi alle 17:23Mondiali 2026

Nella più che ventennale carriera da allenatore l’Africa è diventata una seconda casa per Stefano Cusin. Dal 2021 al marzo di quest’anno, solo per citare i casi più recenti, il tecnico italiano ha guidato da commissario tecnico prima il Sud Sudan e poi le Comore, traghettando entrambe verso un percorso di crescita corroborato da risultati più che positivi, come la qualificazione di quest’ultima alla Coppa d’Africa dello scorso dicembre. Chi meglio di Cusin può dunque leggere tra le pieghe di un Mondiale che ha acceso, come mai prima d'ora, i riflettori sulle Nazionali africane.

Mister Cusin, 9 Nazionali CAF su 10 qualificate per la fase ad eliminazione diretta: è sorpreso?
Tutt'altro. Tutte le Nazionali africane sono composte da giocatori veri, che militano o hanno militato nei top-5 campionati europei, e quindi estremamente competitivi sotto ogni punto di vista. La logica conseguenza è un continente che sta crescendo più velocemente degli altri. Il livello in Africa è alto e l’ho sperimentato direttamente da ct delle Comore: rivendico con orgoglio le noste vittorie contro squadre poi qualificatesi al Mondiale come Tunisia (che ha pagato più questioni extrasportive in questo Mondiale), Capo Verde e Ghana.

Qual è o quali sono i motivi di questa crescita?
La CAF ha obbligato tutte le federazioni ad avere stadi con criteri specifici. Noi, alle Comore, per due anni abbiamo avuto il nostro stadio indisponibile per i lavori e abbiamo dovuto giocare in trasferta. Le infrastrutture sono migliorate nel complesso. Poi tanti Paesi hanno investito nella formazione e nelle accademie per ragazzi. E poi il numero sempre più crescente di giocatori con doppio passaporto che ha scelto di rispondere alla chiamata delle Nazionali africane. Ultimo punto: prima c’era un gap per l’organizzazione extra sportiva, dalla parte medica a quella legata all’alimentazione o all’analisi delle performance. L’introduzione di queste figure ha comportato un ulteriore miglioramento generalizzato.

Quella di Capo Verde è stata la vera impresa di questo Mondiale?
La loro è una Nazionale con qualità, anche individuali, solida in difesa e abile nelle transizioni, ma è una squadra esperta. L’impresa è stata superare il girone, ma è una rosa competitiva. Paradossalmente Capo Verde ha avuto il vantaggio, non riuscendo a qualificarsi per l’ultima Coppa d’Africa, di potersi preparare al meglio per il Mondiale. Aver fatto bene la prima partita con la Spagna – in un girone a 4 – ha poi generato entusiasmo, voglia di fare e l’idea di potercela fare.

Un Mondiale vinto da un’africana è quindi alla portata?
Sarà inevitabile. In passato alle Nazionali africane è mancata l’ambizione. Ricordo una conversazione avuta con Bruno Metsu, CT del Senegal che nel 2002 raggiunse i quarti: “I giocatori avevano battuto la Francia, poi tra le migliori otto – mi raccontò – e quindi erano felici e entusiasti, convinti di aver ottenuto il massimo. Con la voglia di andare fino in fondo, però, avremmo potuto farcela davvero”. E’ sempre mancata l’ambizione, ma i risultati recenti hanno cambiato il senso delle cose. Ci sono tante squadre di qualità, per il presente e per il futuro prossimo, con margine per vincere un Mondiale.

Qual è il suo giudizio sul Mondiale allargato a 48?
Capisco la lettura di chi dice ci siano troppe squadre e di conseguenza troppe partite con risultati larghi, ma un Mondiale aperto a tante Nazionali consente di vivere storie come quella di Capo Verde e dei capoverdiani in festa in giro per il mondo. Senza dimenticare che, nonostante l’allargamento, sono rimaste a casa Nazionali molto competitive come Nigeria e Camerun. La possibilità di far vivere un sogno come i Mondiali a più nazioni e più popoli penso sia una cosa bellissima, oltre a una motivazione ulteriore per ogni movimento per crescere.

Mister, cosa ci sarà nel suo futuro?
Sono sempre stato molto coerente con me stesso. Dopo aver deciso di non rinnovare a marzo con le Comore la mia idea era aspettare un club che mi proponesse un progetto serio e di alto livello. Ci sono stati diversi incontri, anche in questo periodo. Spero di poter incontrare il presidente giusto, competente, per far crescere giovani calciatori, facendoli maturare come uomini e professionisti e creando una forte identità. In questi due anni con le Comore siamo cresciuti di 30 posizioni nel ranking e il valore della rosa (dati Transfermarkt) è passato da 3 a 21 milioni: sono elementi che mi porto dietro e spero mi consentano di poter tornare ad allenare a breve.

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