Inter: Lautaro in finale senza il sorriso, Dumfries vola sulla fascia e sul mercato
Lautaro Martinez aspetta la finale, ma quello in Qatar, almeno sinora, non è stato il Mondiale del Toro. È il paradosso dell'attaccante argentino dell'Inter: partito titolare, ha vissuto contro l'Arabia Saudita una gara da sliding doors. Fossero stati convalidati quei due gol annullati per fuorigioco millimetrico, chi lo sa. Da lì in poi, complice una condizione fisica non ottimale, il 10 nerazzurro è progressivamente scivolato indietro nelle gerarchie di Lionel Scaloni, soppiantato da Julian Alvarez, forse troppo giovane e talentuoso per essere definito lo Schillaci dell'albiceleste, ma non ci andiamo lontani. Così, anche se ha ancora un trofeo da alzare - e una gara per mettere il suo timbro sul Qatar - uno dei volti meno sorridenti nell'ambito della spedizione interista a Doha è proprio quello di Lautaro, insieme al suo partner in crime nerazzurro: a proposito di forma, troppo approssimativa quella di Romelu Lukaku per lasciare il segno. È diventato addirittura il capro espiatorio per l'eliminazione del Belgio: ingiusto, considerato che è stato convocato in extremis, ma quei gol mangiati lì pesano ed è innegabile.
Se l'attacco non ride, sulla fascia si vola. È stato, viceversa, il Mondiale di Denzel Dumfries. L'Olanda è uscita anzitempo, le falcate del laterale di Inzaghi e di Van Gaal sono rimaste tra i momenti più memorabili della rassegna iridata. Al sapore di mercato: anche se Rafaela Pimenta si augura che il valore dell'oranje non si sia alzato, in viale della Liberazione già pregustano la maxi-cessione a 60 milioni di euro. C'è solo da aspettare che il Chelsea ci arrivi, nel frattempo a Inzaghi godersi un giocatore rinfrancato da una bella spedizione e che già nella prima parte di stagione era risultato un fattore non di poco conto per le fortune nerazzurre.






