Soglia: "La società ha fatto terra bruciata, altri sponsor si sono tirati indietro. Prima o poi..."
“Solo le vittorie possono restituire un minimo di serenità. Investire tanto non significa ritrovarsi automaticamente primi. Il calcio non è una scienza esatta, occorre una programmazione seria oltre che una società solida e presente. Iervolino economicamente non ha mai fatto mancare nulla alla Salernitana e sotto questo punto di vista è una garanzia, ma se vuole essere il presidente deve far avvertire la propria presenza. Il calcio ha regole diverse rispetto a qualsiasi altra azienda. Essere sul posto avrebbe un peso specifico diverso, senza nulla togliere a Milan e Pagano che provano a fare il proprio lavoro nel miglior modo possibile.
La squadra ha bisogno della vicinanza del patron, altrimenti si creano incomprensioni interne e fratture all’interno della tifoseria. Non voglio essere populista, ma Salerno non ha mai fatto mancare il supporto alla maglia e, tutto sommato, anche alla società. Io ricordo però le contestazioni subite da mio padre, da Lotito, da Aliberti, da Lombardi. Fa parte del gioco, se decidi di entrare nel mondo dello sport sai che ci sono dei momenti in cui il pubblico può esprimere dissenso. Sono le stesse persone che pagano il biglietto e le tv, la componente fondamentale ha diritto di lamentarsi quando vede che le cose non vanno bene. Se non reggi questo tipo di confronto devi orientare le tue attenzioni su altri business.
La Salernitana è parte della storia della città, ognuno di noi sente di farne parte. Io da presidente non ragionerei nell’ottica di “il tifoso faccia il tifoso, qua decido io”. La piazza è calorosa e, dunque, esigente. Io credo che la pressione di Salerno è sempre un’arma in più”. Queste le parole di Gerardo Soglia, imprenditore tifosissimo della Salernitana in passato accostato ai granata. Ecco quanto ha dichiarato in esclusiva ai microfoni di TuttoSalernitana:
Come spiega la scelta di Iervolino di allontanarsi dalla piazza e dalla squadra?
“A Salerno si vive di calcio tutta la settimana, se hai deciso di far parte di questo mondo devi adeguarti e prendere atto senza offenderti personalmente. La storia della Salernitana resta, la squadra è un patrimonio della città ed è emblema di identità. Per questo ci vorrebbe la presenza sul territorio, unico modo per tastare con mano gli umori della piazza senza affidarsi soltanto a quello che ti viene riferito”.
Aver parlato pubblicamente della volontà di prendere la Salernitana può aver inciso negativamente?
“Probabilmente sì. Alcune cose vanno dette in maniera privata e non pubblica, però ha prevalso lo spirito del tifoso che vuol bene alla Salernitana. Me ne faccio una colpa, ma non mi potete togliere il piacere di amare i colori granata”.
Esponenti di spicco di un'azienda hanno detto pubblicamente che non investiranno un euro in sponsorizzazioni per la Salernitana fino a quando Iervolino non andrà via...
“Conosco relativamente Stefano Tino, abbiamo delle connessioni in comune e capisco che anche lui abbia parlato da tifoso. Sono dichiarazioni preoccupanti, significa che la società ha fatto terra bruciata intorno a sé. So che ci sono altri sponsor locali che si sono allontanati, se poi un colosso mondiale delle scommesse sportive che investe sull'Inter prende le distanze dalla Salernitana c’è da fare una riflessione. Aggiungiamo lo strappo con la piazza e il quadro è completo. Ho visto il video, è diventato virale sui social e ha detto delle cose gravi. Era pronto a sponsorizzare, da tifoso, la maglia, lo stadio e quant’altro, ma di Iervolino non vuol saperne e non è una bella cosa. Da esterno dico che mi dispiace, a livello nazionale sta passando un messaggio chiaro.
Io mi domando tante cose: perché si arriva a questa situazione avendo un patron con tante disponibilità economica? In due anni siamo retrocessi dalla A alla C, con record negativo di punti. Ora sei terzo e non puoi puntare al vertice: se giudichiamo l’azienda dai risultati vuol dire che c’è incapacità. Iervolino ha investito oltre 100 milioni di euro e si ritrova in terza serie, qualcosa non quadra e si fa fatica a comprendere”.
La Salernitana è terza in C per monte ingaggi e spese. Un eventuale investitore può essere frenato da questi costi così elevati?
“Uno dei nodi di un’eventuale cessione riguarda i costi pluriennali che deve accollarsi chi arriva. Senza dubbio è uno degli elementi che pesa. In B ci sono introiti diversi, in C le uniche entrate arrivano dal botteghino senza paracadute. So che si lavora per un tetto salariale, volto alla ricerca di un equilibrio tra incassi e uscite. La gestione degli anni precedenti però pesa anche attualmente e sarà così anche per il futuro. Il problema è che non vedo programmazione. Non è una critica, ma un’analisi da tifoso. Ci può anche stare un campionato d’assestamento, ma cosa si costruisce se non investi su giovani di prospettiva? In serie C non è automatico vincere, vivo a Vicenza e ci stanno provando da sei anni pur con un proprietario molto più ricco di Iervolino. Hanno perso i playoff per diverso tempo, ma non hanno mai smesso di spendere e si sono affidati a un allenatore reduce dal trionfo con l’Entella. Lì c’è gente che capisce di calcio, non a caso sono primi avendo speso anche meno dei club del girone C. La Salernitana, invece, da chi ripartirebbe? Sarà un’altra rivoluzione e ascolteremo di nuovo il tormentone della rosa tutta nuova…”.
La Salernitana può attrarre ancora investitori?
“Secondo me la Salernitana è appetibile, stiamo parlando di una piazza importante. Lo può capire di più un imprenditore locale, all’estero fai fatica a far comprendere le potenzialità a meno che non fai un’operazione simile a quella del Como, con gli indonesiani che hanno investito sulla “squadra del Lago” e su un territorio in espansione. Chiaramente bisognerebbe capire quale sia il prezzo di vendita. Se Iervolino vuole vendere può mettere sul tavolo della discussione la bellezza della nostra provincia, con la costiera amalfitana che è conosciuta in tutto il mondo e che effettivamente potrebbe stimolare imprenditori che operano fuori dai confini nazionali. Quando vado in giro in Arabia e parlo della Salernitana in serie C riscontro scarso entusiasmo, poi vedono le immagini della curva e restano senza parole. Il patrimonio d’entusiasmo è inestimabile”.
Iervolino può riscattarsi nel tempo o crede che la sua era sia finita?
"Per me c'è sempre la possibilità di risalire. L'imprenditore vero è quello che sa ripartire alla grande dopo una caduta. Iervolino ha tutte le potenzialità per fare grandi cose, però bisogna capire se c'è la volontà e cosa è successo nella sua testa. Io da tifoso lo spererei perchè non tutte le società di calci si possono permettere un club così solido dal punto di vista economico. Era partito molto bene, poi si è perso .Io non credo che la politica abbia avuto un peso, anzi sono scusanti. Non ha lo stadio in gestione, ma ha un accordo pluriennale col Comune. Sono alibi che non giustificano l'atteggiamento che in questo momento la società ha nei confronti della città. Sono cose che fanno male alla piazza".
Ha ancora il desiderio di essere presidente della Salernitana?
"Credo sia il sogno di tutti i tifosi. Io amo i colori granata ed è una speranza che coltivo nel cuore. Sono convinto di una cosa: prima o poi un altro Soglia sarà a capo della Salernitana. Pochi giorni fa abbiamo fatto una bella iniziativa per ricordare la Salernitana di mio padre che conquistò una serie B storica e i miei familiari avevano le lacrime agli occhi. Anche bambini che non erano nemmeno nati, ma che crescono con questa identità. Il nostro amore per la Salernitana è fuori discussione, vedere le vecchie glorie che si commuovono ancora fa capire quanto quei colori entrino nel cuore e nella mente di chi ha il piacere di rappresentarli. Parlando da imprenditore posso dire a breve viaggerò ancora di più nel mondo per motivi di lavoro, ma tutto verrebbe in secondo piano se si realizzasse questo sogno".
Un suo ricordo di Di Bartolomei?
"Avevo 16 anni, sapevo che stesse arrivando. Mio padre voleva che andassimo a letto presto, io ero nascosto dietro la porta e lo avevo a due metri da me. Speravo giocasse per noi, non vedevo l'ora apponesse la firma sul contratto. E' un'immagine che porterò a vita davanti ai miei occhi. Passò dalla A alla C, mio padre fu bravo a capire che avrebbe accettato una sfida del genere. Fu un onore per noi, nella storia del calcio sono capitate raramente queste cose. La Salernitana è sempre la Salernitana! Vorrei che lo capissero tutti. Papà era innamorato pazzo di quei colori, un visionario. Chi avrebbe mai chiamato un campione di A che giocava nel Milan? Se hai un sentimento folle per una squadra vai oltre la normalità. E chi tratta con te e si siede al tuo fianco lo percepisce".






