405 panchine alla Juve per Allegri: "Ho allenato grandi campioni, un privilegio per pochi"
Massimiliano Allegri, tecnico della Juventus, contro l'Udinese ha tagliato lo storico traguardo delle 405 panchine in bianconero. Per l'occasione il tecnico della Juve ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali del club ripercorrendo le tappe più importanti della sua avventura a Torino e ricevendo dei messaggi speciali da parte di ex giocatori bianconeri.
Il tecnico della Juventus inizia parlando dei quarti di finale di Champions League del 2017/18, concentrandosi sulla gara di ritorno contro il Real Madrid: "Io quella sera li ero sereno, ero convinto che la squadra potesse ribaltare il risultato, così è stato. È mancato l'ultimo pezzettino, forse dovevo fare la sostituzione prima e non credere che i supplementari erano a portata di mano".
Il tecnico prosegue: "Di solito indovinavo sempre la formazione degli avversari, poi dicevo ai ragazzi che speravo di aver indovinato la nostra, che era la cosa più importante. Ma indovinare la nostra formazione con i giocatori che ho avuto a disposizione era facile. Perché ho avuto il piacere e soprattutto l'onore di allenare questi grandi campioni ma soprattutto uomini. Perché gli scudetti si vincono con gli uomini e ogni volta che li vedo mi emoziono perché ho davanti giocatori che hanno fatto la storia della Juventus e la storia della nazionale. Mi ritegno un uomo e un allenatore fortunato perché vedere e stare a contatto con questi grandi campioni credo sia un privilegio per pochi".
Buffon?
"Gigi diceva sempre e che credo fosse giusta e ogni tanto la ripeto alla squadra nel corso degli anni e soprattutto da quando sono tornato. C'erano delle partite dove non si doveva giocare ma si doveva vincere. Da lui ho imparato molto e l'ho ammirato come grande portiere. Come dico sempre per vincere trofei ci sono il 70/80% di partite che non si giocano ma si vincono. Gli scontri diretti vanno giocati. Io mi sono battuto tanto quando ho sentito dire che la Juventus ha perso 7 finali, no la Juventus ha giocato 9 finali. È come giocare 9 finali del Superbowl, ha partecipato a 9 eventi mondiali questa è la cosa più importante. Poi se fossimo riusciti a vincere le due finali che abbiamo giocato sarebbe stato meraviglioso. Ma quando ricordi quei momenti e quando riguardo quelle partite lì, il fatto di essere presente a quell'evento li vuol dire che hai fatto il massimo e che sei una persona fortunata perché viviamo per giocare quelle partite e per quegli eventi che ti danno un'adrenalina pazzesca e non c'è nessun'altra partita al mondo che te la può dare, almeno che tu giochi una finale di Coppa del mondo".
Danilo?
"Danilo è un giocatore con cui sto lavorando, è un ragazzo d'oro, è il leader di questa squadra. Si nota la differenza del fatto che ha giocato nel Real Madrid ed è un uomo di spessore molto alto. Mi affido molto a lui e ho un rapporto veramente straordinario".
Rabiot?
"Ci siamo ritrovati e sono molto contento. Adrien è cresciuto molto, è cresciuto come persona, perché come giocatore era già bravo prima ed è diventato un giocatore molto forte che è cresciuto in personalità. È maturato perché comunque l'età della maturazione di un giocatore è verso i 26/27 anni. L'anno scorso ha fatto un campionato straordinario. Quest'anno si sta ripetendo. Soprattutto è diventato un punto di riferimento all'interno dello spogliatoio".
Rugani?
"Daniele quando è arrivato alla Juventus arrivava da un campionato straordinario a Empoli, non aveva mai preso un’ammonizione e veniva lodato da tutti i giornali per questo. Io gli dicevo che lo lodavano per questo ma gli ho detto le punte sono da picchiare se no fanno gol. Quindi dobbiamo cambiare modo di giocare. Lui difensivamente credo sia uno dei migliori".
Alex Sandro?
"Alex è arrivato l'anno dopo la finale di Champions ed è stato un acquisto straordinario perché in quel momento era il miglior terzino giovane che c'era in circolazione. Ha fatto 9 anni alla Juventus. Ha vinto scudetti, coppe Italia, ha fatto finali. Oltre a questo è un uomo intelligente, votato alla causa della squadra e questa è la cosa importante. Poi puoi avere anche meno talento, ma se hai un gruppo di ragazzi intelligenti sicuramente arrivano a fare il massimo che possono fare".






