Quattro proprietà e tre scudetti: Ausilio lascerà l'Inter dopo 28 anni. Era partito con un semestrale
Una vita all’Inter. Dopo 28 anni nel club nerazzurro, con diversi ruoli e tante stagioni da protagonista, Piero Ausilio si appresta a salutare - per ora si tratta solo di indiscrezioni, il contratto è in scadenza a fine stagione - la società a cui ha legato la sua carriera da dirigente sportivo. Partendo dal basso, e da un sogno spezzato. Nato a Milano nel 1972, la sua carriera da giovanissimo calciatore si ferma prestissimo: a 16 anni, quando era nelle giovanili della Pro Sesto, uno scontro con Carlo Cudicini gli distrugge il ginocchio. Ci prova, poi capisce che è meglio passare dall’altro lato, partendo proprio dalla Pro Sesto e dalla scuola del compianto Pierluigi Casiraghi, solo omonimo dell’ex centravanti ma uno dei più grandi scopritori di talenti del calcio italiano.
La scalata all’Inter
A cavallo tra 1997 e 1998, arriva la chiamata dell’Inter. Un contratto di sei mesi, come segretario del settore giovanile: diventeranno 28 anni, con tante vesti. La prima partita che segue all’estero con il club è un presagio: la finale di Coppa UEFA del 1998 vinta sulla Lazio. Nel 2001 Ausilio diventa responsabile organizzativo del vivaio, con Beppe Baresi responsabile tecnico. L’Inter inizia a fare scouting internazionale a livello giovanile, arrivano tra gli altri Goran Pandev e Obafemi Martins. Tra i suoi primi colpi ci sarà poi un sedicenne Mario Balotelli, strappato al Lumezzane dopo due giorni di trattative. Nel 2004-2005, dopo aver preso la laurea in Giurisprudenza (tesi in Criminologia su doping e calcioscommesse come illecito sportivo), fa una breve esperienza allo Spezia - all’epoca legato all’Inter - come direttore sportivo, poi rientra alla casa madre. A dicembre del 2010 diventa il braccio destro di Marco Branca, all’epoca direttore sportivo nerazzurro. Ne eredita il ruolo nel 2014. Diventa l’elemento di continuità: Walter Sabatini arriva - nel 2017 - e va via, poi ecco Beppe Marotta, oggi presidente nerazzurro.
Quattro proprietà cambiate
A certificare la continuità, i cambi al vertice. Ausilio resta, mentre cambiano quattro proprietà: la prima è ovviamente quella di Massimo Moratti, culminata nel Triplete che il dirigente vive da vicino sebbene non da protagonista assoluto nella costruzione di quella squadra, come invece avverrà poi per i successi degli ultimi anni. Poi arriva Erick Thohir, dal 2013 al 2016, quando al controllo del club si avvicenda Suning: rinascita danarosa ma d’argilla con la famiglia Zhang. Nel 2024, il più recente e a questo punto anche ultimo avvicendamento, con Oaktree proprietario del club nerazzurro.
I trofei
Di colpi, a volte riusciti e altre meno, e anche di successi, specie negli ultimi anni, è fatta la carriera di Ausilio all’Inter. A stagioni molto complicate (il 2016/2017 su tutti, con De Boer, Mancini, Vecchi e Pioli in panchina) hanno fatto seguito annate felici. Dal 2010 al 2020, un decennio molto complicato. Poi arrivano Marotta e Antonio Conte (e poi Simone Inzaghi e infine Cristian Chivu), e la musica cambia: tre scudetti nelle ultime sei stagioni, altrettante Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane. Più due finali di Champions League, coccarde al petto ma non trofei in bacheca: inseguirà altrove, magari, la coppa dalle grandi orecchie.






