Ceccherini e le partite a Fortnite con Chiesa: "Prendevamo insulti anche lì, non solo in campo"
Federico Ceccherini, difensore del Fatih Karagumruk con un passato in vari club di Serie A, ha rilasciato un'intervista a Cronache di Spogliatoio, partendo proprio dal suo arrivo al club turco: "Inizialmente ci conoscevamo poco, tatticamente eravamo disorganizzati e a volte rimanevo allibito per certi errori che commettevamo. Le prime 4-5 società qui, le paragono come forza alla Lazio. In tutte le altre, se ti organizzi bene puoi essere fastidioso".
Uno sguardo al passato, con l'inizio del percorso a Livorno.
"L’ho lasciata in Serie C, quando Nicola mi chiamò per tornare a giocare in A a Crotone. Era un’occasione irripetibile e firmai in bianco, per gli stessi soldi che percepivo in B. Ho sempre avuto questo risentimento verso me stesso, per aver lasciato la squadra del mio cuore in quel modo. Adesso è in D, dopo essere fallita. Un giorno spero di fare come Alessandro Lucarelli con il Parma: scendere nei dilettanti e riportarlo tra i grandi, in A".
A Crotone una salvezza clamorosa.
"Fu magico, il gruppo fece la differenza. Ricordo nitidamente l’ultima giornata, quando eravamo in vantaggio con la Lazio e il Palermo, che era già retrocesso, segnò all’Empoli sancendo di fatto la nostra salvezza. Ci fu un boato nello stadio, per 10 secondi ci guardammo negli occhi dicendo: ‘È successo davvero’".
Poi la parentesi a Firenze.
"Sapete cosa vi dico? Che alla Fiorentina potevo fare di più. Sono stato sfortunato perché ho beccato i due anni più brutti della società nella storia recente, e con l’arrivo di Commisso si percepiva che sarebbe diventato un club al livello di Roma o Lazio. La concorrenza era ardua, c’erano Milenkovic e Pezzella, oltre a Vitor Hugo. Poi arrivò pure Caceres".
In panchina c'era Pioli.
"Era un tecnico veramente onesto, un comunicatore. Fino a gennaio non giocavo, mi chiamava nel suo studio per spiegarmi ed era trasparente. Ti stimolava a non mollare e non puntava mai il dito. Credo si facesse tanti esami di coscienza per comprendere i suoi errori e cercare soluzioni, prima ancora di incolpare".
Chiesa compagno di squadra e di Fortnite.
"Giocavamo sempre tra di noi e durante il Covid, decidemmo di fare un contest e ogni giorno far entrare i tifosi nel nostro party e fare partite con loro. Qualcuno non credeva che fossimo realmente chi dicevamo di essere. Piano piano il livello si alzava e a volte ci beccavamo le infamate: ‘Mamma mia quanto siete scarsi!’. Non solo in campo, anche su Fortnite ci prendevamo gli insulti ahah".
Dopo la Fiorentina l'Hellas, con Juric prima e Tudor poi.
"Juric era un martello. Spesso ti sgridava in pubblico, aveva un modo diretto. In realtà anche Tudor era un martello, ma curava molto l’aspetto umano e stava alla battuta. Con lui segnavi il giovedì come bollino rosso: i suoi allenamenti a tutto campo erano devastanti. Il martedì ti faceva fare 10 km di corsa, il mercoledì forza e piano, mentre il giovedì era massacrante, tanto che il venerdì dovevamo fare scarico per arrivare integri alla partita. Ti elogiava ed era molto attento all’aspetto umano, ma ti distruggeva: i suoi allenamenti difensivi a tutto campo me li ricordo ancora, tutta la settimana uomo contro uomo. Pensavo: ‘Oggi ci muoio in campo’. Sistemava partitelle 5 vs 5 o 7 vs 7 e ogni volta che il pallone finiva fuori, ripartivi dal portiere. Quindi dovevi correre all’indietro, a vuoto, un sacco di volte. Con lui facevo il terzo di difesa, ma è stato il periodo in cui mi sono divertito di più: non so quante sovrapposizioni facessi a partita. Infatti facemmo il record di gol come squadra. Il suo input era: ‘Dai palla e ti muovi’. Una ricerca continua del pallone, del movimento. Praticamente giocavo in ogni zona del campo".






