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Amelia: "Napoli? Ad agosto mi davano di matto. Milan, Ibra alza il livello"

ESCLUSIVA TMW - Amelia: "Napoli? Ad agosto mi davano di matto. Milan, Ibra alza il livello" TUTTOmercatoWEB
© foto di Francesco Inzitari/I love Giana
Alessio Del Lungo
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Alessio Del Lungo
martedì 20 dicembre 2022, 22:08Serie A

Ex portiere di Livorno, Palermo, Milan e tante altre, campione del Mondo nel 2006 con l'Italia di Lippi. Ora allenatore in procinto di prendere il patentino. Marco Amelia si racconta così in esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com.

Sta frequentando il corso UEFA Pro, l'ultimo step per la formazione da allenatore, come si sta trovando?
"Devo dire che sono cambiato molto. Ho iniziato il mio percorso da allenatore con una visione che ora è del tutto diversa. Ho fatto anche delle esperienze che mi hanno permesso di migliorarmi e poi questi corsi a Coverciano che ti permettono di crescere e di ampliare la tua conoscenza".

Quanto le sono servite le sue esperienze per sviluppare nuove idee?
"Tantissimo, io ho scelto un percorso di gavetta nel quale ho affrontato esperienze in Serie D e C, delle realtà molto diverse. Ti rapporti con proprietà di club diversi da quelli che ho conosciuti da calciatore. Ho vissuto una realtà che conoscevo meno, devo dire che adattarmi a queste realtà è stata la difficoltà più grande che però mi ha insegnato molto. Per me è stato difficile adattarmi ai giocatori ma questo mi ha fatto molto piacere".

Ha avuto la fortuna, a Coverciano, di poter assistere alle lezioni di tecnici come Bielsa e Spalletti. Cosa le hanno insegnato?
"Coverciano è come uno spogliatoio, non è facile tirare fuori quello che succede lì. è stato però un piacere ascoltare questi allenatori, come Spalletti, Bielsa, Alvini ma anche Renzo Ulivieri. Le loro esperienze e visioni ti arricchiscono, lì capisci e vedi le qualità che un allenatore di un certo livello deve avere. Entro dentro al corso con delle idee e i confronti con loro ti permettono di criticarle".

Quanto l'ha stupita il Napoli di Spalletti?
"Io ad agosto aveva messo il Napoli in pole position. Mi davano del matto perché avevano perso delle colonne. Conoscevo però le qualità di Spalletti, del suo staff e dei nuovi arrivati. Devo dire che l'inizio del campionato mi ha permesso di essere più consapevole del mio pensiero. Anche in Champions League, contro il Liverpool, avevo detto che avrebbe fatto una grande partita e così è stato. Secondo me il Napoli è la squadra più forte, si vede il lavoro di tutti. Vedo anche un ambiente più maturo, a differenza delle altre annate in cui c'era un'euforia eccessiva. Ora vedo più maturità e questo mi fa piacere perché il Napoli non vince da molto tempo. Vedere che questa vittoria è frutto di un lavoro di società e allenatore mi piace molto".

Juric, suo ex compagno, ha detto di ispirarsi a Gasperini così come Palladino. Cosa ha rappresentato per lei l'attuale tecnico dell'Atalanta, che lei ha avuto a Genoa?
"Credo che Gasperini, che ho avuto a Genoa, abbia idee importanti. La squadra viene preparata bene atleticamente. Se non corri e vai più forte degli altri è difficile vincere. Juric e Palladino lo hanno avuto e hanno capito che queste idee portano risultati. Sta poi ad ogni singolo allenatore integrare queste idee con dettami tecnici e gestionali. Gasperini a me ha lasciato tanto e probabilmente è fra quelli che mi ha lasciato di più".

Durante la sua carriera ha avuto due come Allegri e Mourinho, identificati come risultatisti. Quale è il suo pensiero sulla diatriba risultatisti contro giochisti?
"Chi ha le bacheche piene di trofei è un risultatista, questo è il mio pensiero. Il risultato si ottiene tramite un lavoro quotidiano che deve portare i propri giocatori ad avere una mentalità, all'interno delle partite, che ti aiuta a portare a casa il risultato. Se per vincere devo giocare male non è un problema, l'importante è non prendere gol".

Ha condiviso lo spogliatoio al Milan con Ibrahimovic, è così decisivo anche quando non gioca?
"Sì, decisamente. Ibrahimovic alza il livello dell'ambiente, dello spogliatoio e di tutti quelli che lavorano con i calciatori".

Come si affronta la ripresa della Serie A dopo la sosta dovuta ai Mondiali?
"Sarà una ripresa anomala. In una sosta così ampia, con giocatori che si sono allenati e altri che sono andati in nazionale, devi essere bravo a riamalgamare il gruppo. Sarà un altro campionato dove potrà succedere di tutto. Dobbiamo vedere come i calciatori approcceranno a questa ripresa. Per gli allenatori sarà una difficoltà enorme gestire i calciatori. sarà bello vedere come i vari tecnici lo affronteranno".

Ha molto sorpreso la tendenza in Serie B ad assegnare la panchina ai vincitori del Mondiale 2006. Secondo lei è giusto fare la gavetta o partire già da buoni livelli?
"Io sono per la gavetta e ognuno in base al profilo capisce quale sia la gavetta. Se De Rossi è andato alla Spal è perché si sente pronto. Io ho deciso di andare sui campi di D e C perché pensavo fosse giusto. Inzaghi e Grosso hanno fatto le loro esperienze. Anche Cannavaro le ha fatte, magari diverse essendo stato prima dirigente a Dubai e poi l'allenatore in Cina. Ognuno fa la gavetta a modo suo ma per me rimane fondamentale. Arrivare direttamente in una big e vincere è successo solo a Zidane e Capello".

Quali sono i portiere italiani del futuro che più le piacciono?
"Donnarumma è un classe '99, deve fare 23 anni. Tra i giovani Carnesecchi è quello che mi piace di più. Poi ci sono tanti giovani che giocano fra Fiorentina, Milan e altre squadre che sono molto interessanti".

L'ha stupita il rendimento di Meret e Vicario?
"Non mi hanno stupito. Conosco le qualità di Meret e sapevo che avrebbe potuto fare bene, mi fa piacere come l'ambiente si stia ricredendo su di lui. Quando gli è stata data fiducia se l'è guadagnata sul campo".

© Riproduzione riservata
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