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FOCUS TMW - Primo anno dopo De Ketelaere: il Bruges è la rivelazione di Champions

FOCUS TMW - Primo anno dopo De Ketelaere: il Bruges è la rivelazione di Champions TUTTOmercatoWEB
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Andrea Losapio
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Andrea Losapio
mercoledì 26 ottobre 2022, 10:45Serie A

C'è una squadra che ha già passato il turno in Champions League, oltre ogni aspettativa. Ed è il Bruges del anno primo dopo Charles De Ketelaere, dieci punti in classifica in quattro match, sei in più di quelli guadagnati l'anno scorso quando arrivò ultimo con quattro, dietro anche al Lipsia in crisi della prima parte della stagione. Certo, gli avversari sono forse più comodi di quelli di un anno fa, visto che di fronte ci sono state Porto, Atletico Madrid e Bayer Leverkusen. Rimane la certezza che il Bruges dovesse essere la squadra di caratura inferiore dell'intero girone, salvo poi diventare la capolista, sette gol fatti e zero subiti, a dimostrare una solidità ineguagliabile nel girone. Ma come si è arrivati a tutto questo?

Grande operazione De Ketelaere.
Interpellati tutti gli operatori di mercato vicini al Belgio, tutti considerano la scelta di cedere De Ketelaere come un grosso vantaggio. Il Bruges è l'unica squadra che si può permettere di cedere un giocatore a 30 e passa milioni, tutte le altre belga devono vendere a (molto) meno. L'anno scorso il St Gilloise è arrivato primo in classifica nella regular season, ma poi il campionato belga lo ha vinto il Bruges nella seconda parte, quella del gironcino con tutte le migliori. Cosa significa? Che il Bruges può non avere l'assillo di vincere tutte le partite, ma quando l'asticella si alza è evidentemente la squadra più forte e con più continuità. Di fatto la Jupiler League è un campionato privato, un giardinetto che i nerazzurri coltivano anno dopo anno, senza l'impellente necessità di vincere per forza. Anderlecht, Standard, tutte le altre sono lontane anni luce. Finché c'è questa metodologia nel campionato belga, ci sarà una sorta di regno: cinque volte nelle ultime sette, tre su tre dal 2020 in poi.

Lavorazione futura.
L'idea del Bruges però non è quella di diventare un top team continentale. Vincere o perdere non è così importante, attualmente, quanto diventare una sorta di boutique costosa che, eventualmente, possa creare un circolo virtuoso al netto degli altri club in Belgio. Provano a lavorare in un'ottica futura, sapendo di avere una sorta di monopolio, lanciando poi giovani da pagare a peso d'oro. Nusa è molto giovane, ma ha già esordito in Champions, non c'è ancora una certezza di come diventerà. Silla e Mbamba già sono entrati nel giro della prima squadra. L'intenzione è costruire una formazione che possa portare soldi in futuro, ben sapendo che vincere qualcosa non è alla portata (a livello continentale) e che in Belgio c'è una sorta di monopolio. Non c'è interesse ad alzare trofei, bensì costruire un club sostenibile e ricco. Di fatto non ci sono pressioni, non ci sono alternative al Bruges, la certezza è quella di arrivare in Champions League e non dovere nemmeno passare agli ottavi per censo. Nella Jupiler basta arrivare ai playoff.

Mercato importante.
I rapporti, poi, sono fondamentali. Quest'anno è andato via De Ketelaere, ma poi sono stati acquistati calciatori di livello come Yaremchuk (conosce già il campionato, ma è stato pagato 17,5 milioni) per mantenere le distanze dalle altre. Poi Meijer dal Groningen, che può diventare calciatore da top club europeo, così come Onyedika: piaceva anche al Milan, lo hanno preso dal Midtjylland per 10 milioni, la sensazione è che ci rimarrà poco, in Belgio, salvo poi andare in Bundesliga o in Premier League. L'altro colpo azzeccato è stato quello di Juntglà del Barcellona: pagato 5 milioni, c'è l'idea eventualmente di riportarlo in Catalogna, avrà certamente un gran mercato ne LaLiga prossima. La boutique continuerà a essere costosa per tutti quanti, anche se gli investimenti quest'anno ci sono stati.

Chi i prossimi craque?
Forse l'affare De Ketelaere sarà irripetibile per cifre e per un certo tipo di lavorazione, ma Buchanan e Lang sono due giocatori che tutti i club importanti seguono con attenzione. Il primo, canadese, si metterà in vetrina anche al Mondiale di Qatar2022, è un classe 1999 e vale già oltre 15 milioni. Lang è forse uno dei talenti più cristallini, ma accompagnato da un carattere particolare (c'è chi lo paragona a Cassano, per sfumature) e che per ora lo ha molto limitato. I grandi club sono dubbiosi sull'investire su di lui, ma ha grande personalità. Anche Sandra e Ordonez sono giocatori di prospettiva: di fatto non tutte le ciambelle riusciranno con il buco, ma più di qualcuno sì.

Questione giovani.
Ma com'è possibile che il Bruges possa costruire una squadra così, con tanti giovani dal vivaio? Ci sono due regole: la prima è quella relativa agli extracomunitari, perché non c'è nessun limite, se non riconoscere una percentuale maggiore al club di provenienza rispetto ai comunitari. Circa un 20% che deve andare al club da cui compri il calciatore, ma poi non ci sono limiti. L'altra regola è che non c'è il vincolo dei 14 anni: in Italia (in Europa più in generale) dai 14 ai 18+1 giorno non puoi cambiare squadra, settore giovanile, se non da comprato. A sedici anni puoi andare all'estero, sì, ma devi firmare un contratto da professionista (come fatto da Giuseppe Rossi, Samuele Dalla Bona e tanti altri soprattutto tra i novanta e i duemila) con il club. Invece in Belgio, se non hai un contratto, puoi cambiare squadra senza problemi e ci sono molti calciatori che cambiano vivaio per trovare dove esplodere. Ovviamente il Bruges è un punto di arrivo.

Mai vendere al Bruges.
In Belgio c'è una sorta di cartello, nessuno vuole cedere i calciatori al Bruges perché altrimenti è un suicidio e non ci sarebbe più concorrenza nel campionato. Già i nerazzurri sono più forti, se poi vengono ceduti a loro i migliori del campionato, vista l'economia decisamente più solida, è impossibile competere. Fuori dal Belgio è diverso.

La sensazione è che non sia un anno primo del dopo De Ketelaere, ma è un anno -esimo della costruzione di una boutique costosa. Anche altri club sono arrivati agli ottavi di Champions, il Bruges non ci è arrivato per un cambio di filosofia ma per quattro grandi partite. L'intenzione però è molto diversa rispetto all'affermarsi continuativamente, ma fare trading e raggiungere uno status impossibile da picconare in Belgio. Ed è già così, probabilmente.

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