Giordano ricorda: "Le pistole alla Lazio c'erano davvero. Maradona? Il più grande"
Cresciuto nel vivaio della Lazio, capocannoniere del campionato 1978/79 con 19 gol e passato anche dal Napoli, Bruno Giordano oggi spegne 70 candeline e nell'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport ricorda i fasti dei tempi da goleador: "Maradona è stato il più grande di tutti i tempi e io sono stato suo compagno di squadra e suo amico. Il primo scudetto del Napoli, con lui, è storia che resterà nei secoli dei secoli".
Cresciuto nella Lazio "delle canaglie", Giordano confida che sia stato il passo giusto per "il mio processo di maturazione. "Un gruppo con personalità pazzesche, in campo e in panchina, che in allenamento se le suonava e alla domenica magicamente combatteva". Con una leggenda metropolitana di pistole in dotazione di quasi ciascun giocatore in quegli anni: "Credo che a un certo punto fossimo solo io e Felice Pulici a non possederne", l'esordio dell'aneddoto.
"Una domenica, giocavamo ad Ascoli Piceno, eravamo in ritiro a Colle San Marco, ci avviamo e in uno slargo c'era la carcassa di un'auto buttata lì", il ricordo dell'ex attaccante biancoceleste. "Alcuni scesero, fecero una specie di gara di precisione e poi andammo a giocare". Attorno alla sua carriera è orbitato anche il primo scandalo delle scommesse nel 1980, "condannato per non aver commesso il fatto", ricorda Giordano. "Perché io dalla giustizia ordinaria sono stato assolto, mentre quella sportiva mi ha fermato per tre anni e mezzo, poi diventati due grazie a Paolino Rossi, che fece in tempo a rientrare e a farci vincere il Mondiale che invece saltai. Sarei stato campione del Mondo. Pazienza, è andata così: ho giocato con Diego, posso raccontarlo".






