Inter alla prova Mou. Lukaku e Correa, la strana coppia: in difesa scelte quasi obbligate
È difficile trovare qualcuno che abbia uno stile comunicativo più lontano da quello di José Mourinho rispetto a Simone Inzaghi. Il primo, che stasera sarà in panchina nonostante il deferimento pendente, ha reso elettrica l'aria attorno alla Roma con le dichiarazioni post-Monza. È quello che lo Special One fa da una vita, in una costante guerra di nervi contro tutto e tutti, spesso persino interna, che alla fine ne arricchisce il palmares. Il piacentino, viceversa, ama stare più sotto che sopra le righe. Pochi proclami, qualche coppa, tanti fatti e alcune critiche: storia di una stagione. È tornato a parlare nel pre-partita quasi due mesi l'ultima volta - al netto della Champions, dove è obbligatorio - e anche questo certifica la sensazione che l'Inter sia uscita dal tunnel, pure psicologico, in cui si era infilata. Adesso, la prova Mou, cruciale da tanti punti di vista: all'Olimpico, i nerazzurri puntano a vincere quattro partite di fila, in questo campionato è successo solo una volta. Soprattutto, ad aumentare le proprie speranze di Champions League. E tenere ancora più alto il morale in vista dell'incrocio che vale una stagione, quello col Milan di settimana prossima a cui la testa inevitabilmente va.
Lukaku e Correa, sempre loro. In difesa… A guidare l'attacco nerazzurro, salvo sorprese, saranno ancora il belga e l'argentino. Contrapposizione più netta non potrebbe esservi: il primo sembra tornato, scenderà in campo con la testa all'euroderby e la consapevolezza che per giocarlo da titolare - difficile avvenga - tutto passa dalla sua prestazione contro i giallorossi. Al secondo non è bastato il fuoco di paglia col Benfica, pur pesante, per cambiare la propria storia interista. Prosegue il gioco delle coppie, e del resto è un fatto empirico: sin qui, sta funzionando benissimo. All'opposto, la difesa, che per la verità in casa Inter regge benissimo, ma dove ogni precauzione sfiora l'emergenza: dei "grandi", all'Olimpico saranno in quattro. "Colpa" di Skriniar, la cui assenza, anche a livello banalmente numerico, resta un tema perché costringe Inzaghi a incrociare le dita. Dovrebbe riposare Acerbi, condizionale d'obbligo perché la scelta è quasi sanguinosa. Più Darmian e Bastoni, con l'augurio che al primo non scappi neanche uno starnuto.






