Inter, Cuadrado cambia i piani: Buchanan è il profilo giusto. Ma serve il sì di Zhang
Piero Ausilio ha mentito soltanto una cosa: che l'Inter, come tutte le big ma più di molte sempre attenta allo scouting, sia arrivata impreparata all'emergenza. La dirigenza nerazzurra, inevitabilmente, ha già pronti diversi dossier da studiare e portare avanti, semmai con maggior celerità. Pochi dubbi su tutto il resto: in viale della Liberazione l'idea di massima per gennaio era quella di non muoversi, a patto che alcuni giocatori, Juan Cuadrado in primis, dessero garanzie sul rendimento futuro. Così non è stato, anzi: lo stop del colombiano, che nei prossimi giorni si opererà in Finlandia per risolvere in via definitiva i problemi al tendine d'Achille della gamba sinistra e tornerà in campo almeno fra tre mesi, costringe Marotta, lo stesso Ausilio e Baccin ad accelerare i tempi. A tornare sul mercato, non per occasioni, ma per la necessità di tappare un buco. E la strategia, ha detto sempre il ds nerazzurro, è ancora da definire.
Cosa perde l'Inter con Cuadrado. Un passo indietro, prima di guardare al futuro, è però necessario. Il colombiano, che fin qui ha rimediato solo scampoli di gara e ha giocato la prima da titolare contro la Real Sociedad, non rappresentava un acquisto come gli altri per l'Inter. Anzi: la dirigenza, pur consapevole che non avrebbe entusiasmato la tifoseria puntando su uno dei simboli dell'era recente della Juventus, ci aveva puntato per la "diversità" di Juan nel contesto della rosa di Inzaghi. Un giocatore di grande esperienza, fino a pochi mesi fa di sicura affidabilità, dalla tecnica di primo livello e il dribbling ubriacante, peraltro molto duttile a livello tattico. Tutte qualità e possibilità che rimarranno inesplorate, dato che sarebbe sorprendente se fra Cuadrado e l'Inter - legati da un contratto fino a giugno - vi fosse ancora una storia da scrivere. Tutte qualità che, però, aiutano a tracciare l'identikit di cosa servirebbe per sostituirlo.
L'ipotesi Djalò. Puntare sul portoghese, oggi di stanza a Lille, sarebbe per certi versi la strada più semplice. L'Inter si è mossa da tempo per convincerlo a sposare la propria causa e lo ha bloccato a parametro zero per l'estate, al netto di eventuali offerte da altri club già a gennaio, imprevisti che in situazioni del genere sono sempre da mettere in conto. Adesso, anticipare l'operazione avrebbe un senso: le richieste del club francese non sarebbero particolarmente esose, Darmian può giocare da quinto come alternativa a Dumfries, ci si metterebbe anche al riparo dalle irruzioni di cui sopra. Un dubbio, però, l'ha esplicitato lo stesso Ausilio: Tiago Djalò non è ancora rientrato dal grave infortunio subito quando l'Inter l'aveva già individuato per il dopo Skriniar. Ha bisogno di tempo, e ai nerazzurri serve sostanza nell'immediato. L'altro tema è tattico: questo Darmian, che gioca bene dappertutto, dà il suo meglio da braccetto di destra. Tornare a considerarlo un esterno come prima opzione riporterebbe indietro il discorso: resterebbe un'ottima alternativa a Dumfries, ma non darebbe quel plus cercato con l'affare Cuadrado.
Le soluzioni "tampone". Un'altra strada, di quelle che - come ha detto sempre Ausilio - l'Inter inizierà a vagliare da lunedì, porterebbe a un esterno di ruolo, ma senza puntare su nomi di ampio respiro. Per fare un esempio, un profilo come quello di Pasquale Mazzocchi, dichiaratamente in uscita dalla Salernitana, risponderebbe a questi requisiti. Idem Nahitan Nandez del Cagliari, rispetto al quale c'è tra l'altro da registrare la recente e piccata smentita di Marotta. Difficile, però, che l'Inter indugi fino in fondo su soluzioni di questo tipo: in primis, è tutta da verificare l'idea e la possibilità per i rispettivi club di aprire a prestiti. Investire 4-5 milioni per un tampone, quasi a fondo perduto visto che non si tratta di calciatori destinati a rivalutarsi nel tempo, non è d'altronde la strada che scalda più i cuori.
Il nome giusto c'è. Ed è quello di Tajon Buchanan, laterale del Bruges. O meglio: è questo l'identikit del giocatore che più di tutti farebbe al caso dell'Inter in questo momento. Un elemento in rampa di lancio, che possa iniziare un percorso di adattamento, che aggiunga qualcosa a livello tecnico e tattico, che in futuro possa anche essere qualcosa in più rispetto a un'alternativa. Anche perché, breve inciso, il rinnovo di Dumfries non sta decollando e il futuro dell'olandese è comunque tutto da scrivere. Quanto al prezzo, ribadito che con Buchanan si fa riferimento più a un profilo che a un unico nome concreto - di fatto è l'unico giocatore di questo tipo sin qui accostato all'Inter - sarebbe da mettere in preventivo un esborso maggiore. Per la cronaca, e qui invece parliamo del canadese nello specifico: in Inghilterra raccontano di maxi offerte da quasi 60 milioni di euro provenienti dal City. Sembrano francamente cifre esagerate anche per il club dell'Etihad, tanto più per un giocatore in scadenza di contratto nel 2025. Il costo dell'operazione, si diceva, non sarebbe comunque quello di un affare low cost: per questo, serve l'ok a distanza di Zhang. Un passaggio inevitabile, per ottenere il quale la dirigenza potrebbe per esempio spendere ottime ragioni: alla fine, di estate in estate, i conti sono sempre quadrati e le intuizioni quasi sempre hanno dato i loro frutti. Anticipare un esborso, con la promessa di rimettere tutto a posto entro l'estate non sarebbe fuori logica. E consentirebbe all'Inter di mettersi in rosa un progetto, non un tampone.






