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Italia U21, Barzagli: "Dei 50-60 ragazzi osservati la metà arrivava dalla B, una volta era diverso"

Italia U21, Barzagli: "Dei 50-60 ragazzi osservati la metà arrivava dalla B, una volta era diverso"TUTTO mercato WEB
Tommaso Maschio
Oggi alle 12:13Serie A
Tommaso Maschio
fonte dall'inviato a Coverciano, Luca Bargellini

“Quest’estate mi hanno chiamato per questa nuova avventura con Silvio Baldini e, dopo cinque anni fuori dal calcio, mi sono rimesso dentro a questo circuito bellissimo. Le partite le guardavo comunque, anche molte giovanili, ma tornare sul campo è stato diverso”. L'ex difensore Andrea Barzagli, vice allenatore Italia U21, ha parlato dal palco dell'evento dell’evento organizzato dalla Lega Serie B presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano dal titolo “L’importanza del capitale umano nel calcio: il ruolo del vivaio come leva di sviluppo e sostenibilità", del suo nuovo ruolo al fianco di Baldini: "Sulla cerchia dei 50-60 ragazzi che avevamo da osservare, più della metà arrivava dalla Serie B. È un dato particolare, perché ai miei tempi, nel 2001, eravamo praticamente tutti di Serie A. Ma allora c’erano anche molti più italiani nel campionato. La qualità della Serie B è alta in questo momento, lo vediamo anche nei playoff, e la qualità dei ragazzi sta crescendo tantissimo”.

L'ex calciatore si sofferma poi su Tommaso Berti del Cesena : “Quando è arrivato con noi nei primi tre-quattro giorni era quasi invisibile. C’erano ragazzi che si conoscevano già dalle nazionali giovanili e lui era un po’ intimidito. Il messaggio è stato semplice: vai e giocatela. A vent’anni non è detto che il percorso sia lineare: magari tra sei mesi vieni chiamato da una squadra di Serie A, oppure può accadere il contrario a chi oggi gioca titolare”.

Spazio poi all'importanza di giocare nelle categorie minori: “La Serie B è importante perché i ragazzi iniziano a giocare con gli adulti, hanno un pubblico dietro, sentono i tifosi e la pressione. Inizia a essere calcio vero. Può essere Serie B come Serie C, ma è calcio vero. Abbiamo visto ragazzi di venti o ventun anni crescere tantissimo in sei mesi. Lo stesso vale per quelli di Serie A, ma quelli di Serie B sono tornati da noi dopo tre o quattro convocazioni ed erano altri giocatori. È fondamentale vedere come una squadra come il Frosinone abbia vinto il campionato con tantissimi giovani. Bisogna continuare a seguirli, perché ogni ragazzo ha il proprio percorso”.

Barzagli poi si sofferma sul talento e su come questa parola sia evoluta negli ultimi anni: “Vedevo prima la parola talento. Ma oggi qual è il talento? Una volta si pensava a Ronaldo, Messi o Zidane. Quel talento con quella classe forse non c’è più, perché il calcio è cambiato. Oggi ci sono tecnica, velocità, gestione del passaggio, corsa e fisicità. E proprio per questo a volte ci si perde qualcosa. Il ragazzo talentuoso va coltivato e seguito. Spesso si guarda al risultato immediato e al giocatore fisicamente pronto, mentre quello più tecnico magari viene lasciato indietro. Dobbiamo continuare a coltivarli sapendo che ognuno ha tempi diversi e che da un momento all’altro può arrivare la svolta. - prosegue ancora Barzagli - L’unica cosa da fare è dargli l’opportunità di sbagliare. Tante cose belle i giovani le fanno sempre, ma noi addetti ai lavori ci concentriamo sull’errore. Se glielo fai vedere, spesso non lo rifanno. Il giocatore esperto forse sbaglia un po’ meno, ma non è neanche detto. Facciamoli sbagliare, ma facciamoli crescere.

"Sono ragazzi diversi rispetto a prima e hanno percorsi diversi. Io sto iniziando a fare l’allenatore e questi giovani mi hanno stravolto il modo di pensare il calcio. In sei mesi sono cambiati tantissimo. C’è fiducia, c’è voglia. - conclude il vice allenatore dell'Under 21 - Se incontrano la persona giusta, il settore giovanile giusto e il club giusto, fa la differenza. Molte società stanno facendo un grande lavoro, così come il Club Italia. Forse ci manca ancora quel salto verso la prima squadra di Serie A, ma speriamo di riuscire ad accelerarlo”.

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