L’altra faccia delle parole di Cardinale: da tre anni il Milan chiude in attivo. Il vero tema sono i ruoli
Nelle due interviste rilasciate oggi, Gerry Cardinale ha sostenuto che il Milan sia la società che nelle ultime tre stagioni - cioè dal suo arrivo come proprietario tramite RedBird - abbia speso di più in Serie A sul mercato. Un’affermazione non del tutto confermata da riscontri effettivi, e che sembra finalizzata a sottendere come la proprietà rossonera abbia effettivamente aperto i portafogli per finanziare il club. Un aspetto su cui è bene soffermarsi per una precisazione.
Il Milan, come ha comunicato la stessa società lo scorso novembre, ha chiuso in attivo gli ultimi tre bilanci. Nell’ultimo anno, l’utile è stato di 3 milioni di euro, e si è registrato il terzo record consecutivo di ricavi, con un fatturato a quota 494,5 milioni di euro e un incremento del 10% rispetto alla stagione 2023/24. Un risultato oggettivamente encomiabile, merito della proprietà (che, però, in un contesto del genere non ha certo messo mano al portafoglio) e, inevitabilmente, anche della dirigenza. E qui sta il punto.
È questione di ruoli? I principali fattori dietro questo risultato economico sono due. L’onda lunga di alcuni buoni affari a livello sportivo e di determinati giocatori (Theo, Thiaw, Tonali, Reijnders), non tutti acquistati dalla precedente gestione sportiva - per esempio l’olandese no - e poi rivenduti negli ultimi anni. Ma anche la buona gestione di Giorgio Furlani, oggi nel mirino dei tifosi ma che da uomo dei conti è difficilmente attaccabile, meno quando si tratta di sconfinare nelle trattative di calciomercato. Magari si tratta solo di definire meglio i perimetri interni alla dirigenza.











