Cosa incrocia il futuro di Furlani al Milan a quello di Guardiola come possibile ct dell'Italia? Il punto sulla dirigenza rossonera, su Tare e Allegri ma anche sul valzer delle panchine in A
Nelle stanze mica tanto segrete di casa Milan, sono andate in scena negli ultimi giorni fiumi di riunioni e ai tavoli della pianificazione del futuro e del domani rossonero c'erano Zlatan Ibrahimovic, Giorgio Furlani e Massimo Calvelli. Che è uomo di fiducia di RedBird, che è nel consiglio d'amministrazione del Milan e che in molti hanno indicato come il certo e sicuro e chiaro e cristallino erede del recentemente ipercontestato Furlani. Il punto è un altro: il rapporto tra Furlani e Calvelli è ottimale. I due si conoscono e studiano fianco a fianco con Ibra, dunque con la proprietà del Milan, quel che sarà in futuro. Dimissioni di Furlani? La voce circola, ma il fatto che sia presenza costante nei summit per quel che verrà, è certamente un'indicazione da tener in considerazione.
Il futuro del direttore sportivo del Milan
Rivoluzioni? Certo. Ma per quanto riguarda direttore sportivo e allenatore. Le ricostruzioni di ieri di rapporti e animi tesi tra Zlatan Ibrahimovic e Massimiliano Allegri raccontano che l'avventura del tecnico livornese sembra ai titoli di coda. A prescindere dalla Champions. Sua e del direttore sportivo Igli Tare. Chi ben conosce il calciomercato sa che nelle discussioni e nella pianificazione di quel che sarà, ci sono già i nuovi nomi per prendere il posto del dirigente albanese. Tony D'Amico che è già stato salutato dalla famiglia Percassi che all'Atalanta ha deciso di prendere prima altre vie, sembra il grande candidato in pole position. Sul tavolo di Furlani e Calvelli è arrivato anche il nome di Fabio Paratici che ha firmato quattro anni e mezzo alla Fiorentina ma che i beninformati sul mercato dicono essere nome spendibile e da tener d'occhio per i rossoneri e per il Milan, ma che ha certamente più chances di restare in Viola e di provare a ricostruire il progetto.
La Nazionale, Allegri e l'idea (forte) Guardiola
Sull'allenatore, come detto, Allegri sembra aver perso quotazioni per tutte le componenti dirigenziali di cui sopra, dei summit citati. E dire che a metà aprile era lui stesso a dire, con l'esperienza da uomo navigato, aveva preso lui il coltello dalla parte del manico sul tema Nazionale. "Nessuna chiamata e mi vedo ancora al Milan", il Bignami delle sue dichiarazioni. Spifferi dai salotti romani dicono che invece con Giovanni Malagò, già prima della discesa in campo come possibile e probabile e ora quasi certo Presidente della FIGC, Allegri avrebbe già amabilmente discusso di durata, di contratti, di richieste, di sponsor e via discorrendo. Chissà. Altri spifferi: pare che il grande sogno sul quale già sta lavorando Malagò adesso sia Pep Guardiola (con Enzo Maresca suo erede designato al Manchester City). Stanno arrivando sempre più segnali sulla separazione dell'allenatore dai Citizens e, con le grandi panchine d'Europa già occupate, attenzione proprio all'Italia (Roberto Mancini e Antonio Conte altre alternative azzurre).
Il valzer delle panchine
E allora Allegri? Bel rebus. Il Real Madrid poteva essere un'opzione, ma José Mourinho prenderà il suo posto. Uno con lo status del livornese è chiaramente tecnico da grande squadra, ma quale in Europa, può prenderlo e portarlo ora a casa? Difficile da capire (o da sapere, nel caso): c'è pure chi dice che Aurelio De Laurentiis lo sogni da sempre, anche se il primo obiettivo resta Vincenzo Italiano. E il Milan? In caso di addio di Allegri (mica scontato eh), la suggestione sarebbe il tecnico rossoblu ma non tutte le anime sono convergenti. Forse, ma se dovesse restare al Bologna, dulcis trattando in fundo? Occhio a Maurizio Sarri, per il quale il Napoli è già avanti per l'eventuale dopo Conte ma non ci sono solo gli azzurri. E allora, perché no un nome dall'estero, uno Xabi Alonso, che pure ha il Chelsea tra le pretendenti. Un bel rebus. Che parte dalla dirigenza del Milan e passa, pensate un po', anche dal ruolo di ct...











