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L'elogio della tranquillità: Inter, bastava aspettare. Ora i nerazzurri arrivano favoriti al derby

L'elogio della tranquillità: Inter, bastava aspettare. Ora i nerazzurri arrivano favoriti al derby TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
domenica 7 maggio 2023, 07:45Serie A

Prendete José Mourinho e i suoi post partita. Peggio gioca la sua squadra, più sono incendiari: il fumo nasconde la mancanza di arrosto, tattica consolidata. All'angolo opposto di un ring filosofico e di comunicazione, ecco Simone Inzaghi, di professione tecnico dell'Inter. Ieri, oggi e a questo punto possibilmente anche domani, con buona pace di una stagione vissuta tra montagne russe e critiche. Al capitolo comunicazione, per carità, si potrebbe sempre fare di meglio. Ma è la coerenza di un tecnico che spesso è stato accusato anche di questo, di essere alla fine sempre fedele a se stesso. Nei momenti belli come in quelli brutti, magari tirando qualche sassolino dalle scarpe nei primi e rifuggendo qualche domanda a ostacolo nei secondi, perché alla fine si è pur sempre umani. Ma la calma, dice la saggezza popolare, è la virtù dei forti.

Inter, bastava aspettare. Forse troppo, per carità. I venti punti da un Napoli sia pure stratosferico restano una distanza troppo ampia per quella che è la rosa nerazzurra. Lo scudetto neanche sfiorato, da sommarsi a quello buttato alle ortiche un anno fa, uno dei tanti elementi che, come ha ricordato Marotta prima della Roma, andranno messi nel calderone quando ci sarà da tirare una riga e tracciare un bilancio. A sette partite più una dalla fine, però, la squadra di Inzaghi è arrivata al momento clou della stagione tirata a lucido, come a un certo punto sembrava impossibile da immaginare. E, tornando al momento in cui ci sarà da fare i conti, rischia di sfoggiare molto più di quanto sembrasse pronosticabile. A partire da quel secondo posto, che resta del primo dei perdenti e alla già citata distanza siderale dal tricolore, ma per il quale l'Inter è a questo punto naturalmente favorita nella volata finale.

Brozovic e la LuLa. Le due "scoperte" di fine stagione sono le armi in più a disposizione della banda interista. Che nel frattempo ha messo dentro tante cose che non immaginava di avere, da Darmian capace di far dimenticare Skriniar a Dimarco goleador, passando per due leader difensivi come Onana e Acerbi. Ancora: la consacrazione di Barella e Calhanoglu, la conferma di Mkhitaryan. Se ci si guarda indietro, l'Inter è cresciuta. Magari non come avrebbe voluto o potuto, ma il dato resta. Il croato è passato nella stessa stagione dall'essere insostituibile all'esser di troppo: nelle ultime giornate, però, ha ricordato a tutti perché da Spalletti in poi la baracca gira attorno a lui. Il belga, che per la cronaca resta indietro a Dzeko in ottica di mercoledì, ha rispolverato in pianta stabile non soltanto la sua vena realizzativa - ieri decimo gol stagionale: non sarà tantissimo, ma forse si può iniziare a staccare l'etichetta di flop - ma soprattutto la partnership con Lautaro. L'argentino, con i suoi up&down, c'è sempre stato: con la Roma ha sfiorato i venti gol in campionato, finora è sempre andato in crescendo col passare degli anni e sarebbe un'ulteriore conferma. In più, contro i giallorossi è arrivato il quarto gol in combinazione diretta della LuLa, il primo "Lautaro to Lukaku".

Favoriti al derby? È un'etichetta pesante, che nessuno qualche settimana fa pensava di appiccicare all'Inter. La Milano nerazzurra toccherà legno, tanto più che non sempre nei derby uno stato di forma è una condizione invidiabile. Aspettando responsi su Leao, il Milan in questo momento ha una cosa più dei nerazzurri, da non sottovalutare: uomini che possono decidere la partita in qualsiasi momento. Il portoghese, ma pure giocatori come Brahim o Theo. All'Inter quel guizzo manca. Nei piani di Inzaghi l'avrebbe dovuto forse avere Correa, l'unica nota stonata di un'orchestra che adesso suona una sinfonia compatta e decisamente orecchiabile. È questo, viceversa, il punto di forza dei nerazzurri: forgiati in una stagione da mille e una follie, arrivano alle due serate più importanti della stagione come la squadra che a un certo punto non si immaginavano di poter essere. Con tanti singoli in più: magari non saranno i migliori nel dribbling, ma sono sbocciati in tarda primavera. Forse al momento giusto.

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