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Lazio, ci siamo tanto amati: domenica l’ultima di Felipe Anderson all’Olimpico

Lazio, ci siamo tanto amati: domenica l’ultima di Felipe Anderson all’Olimpico TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Lorenzo Beccarisi
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Lorenzo Beccarisi
sabato 25 maggio 2024, 08:00Serie A

Questa volta non ci sarà un ritorno a casa. Questa volta ci si dice addio per non rivedersi più. Domani sera allo Stadio Olimpico Felipe Anderson saluterà quella che è stata la sua casa dal 2013 al 2018 e dal 2021 al 2024. Era arrivato giovane, spaesato e infortunato il brasiliano in quel lontano 2013 a Fiumicino. Gli occhi stanchi di chi era stremato dopo il lungo viaggio ma soprattutto dopo la lunga, lunghissima trattativa che lo ha portato a Roma. Nel gennaio del 2013 la Lazio va a un passo dal colpo Anderson, ma deve rinviare tutto a luglio per alcuni dettagli nell’operazione con il Santos. Felipe Anderson arriva a Roma in maniera silenziosa, la sua timidezza si nota anche in campo nei primi mesi. Il primo anno lo passa più in panchina che in campo, non riesce a emergere. Fino a Parma, fino al 7 dicembre del 2014. Da quel momento Felipe Anderson si trasforma in FA7.

Una stella accecante

“Come lui ne ho visti davvero pochi” dirà a distanza di quasi dieci anni Emiliano Viviano. L’ex portiere della Samp è stato vittima di una delle più grandi prestazioni individuali in maglia biancoceleste. Un gol, due assist e una quantità imbarazzante di dribbling fatti ad avversari con cui ha scherzato per 90 minuti. In quel Lazio-Sampdoria l’Olimpico ha visto un alieno fare tutto ciò che voleva. Trascina la Lazio al terzo posto e al preliminare di Champions, diventa un intoccabile dei biancocelesti ma non riuscirà mai più a replicare quel livello straordinario di calcio. L’arrivo di Simone Inzaghi in panchina non cambia la valutazione su Felipe, che nel 2017 cambia maglia e sceglie di indossare la dieci. È l’inizio della fine, il brasiliano si fa male in estate e con l’esplosione di Luis Alberto diventa il “dodicesimo” per Inzaghi, il primo cambio che può spaccare le partite. Dopo cinque anni e tanto amore il brasiliano sceglie di salutare e per 38 milioni va al West Ham.

Il ritorno del figliol prodigo

Anderson fa molto bene al primo anno in Premier League, ma Londra non è Roma e il brasiliano si spegne. Finisce al Porto in prestito ma non gioca mai. Serve una svolta per ritrovare il giocatore che aveva fatto impazzire il popolo biancoceleste. L’occasione arriva nell’estate del 2021, Inzaghi ha salutato la Lazio e con Sarri servono esterni d’attacco per il suo 4-3-3. La Lazio così riporta a casa Felipe Anderson e il resto è storia recente. Tre anni senza mai saltare una partita, tra anni di gioie e qualche dolore. Tre anni in cui per amore Felipe è stato anche ricoperto di fischi. La sua doppietta in Lazio-Salernitana è stata “festeggiata” dai tifosi con fischi e cori anti-Juve. Il popolo laziale temeva un tradimento, chi si è amato così tanto non può lasciarsi in questo modo. E allora niente Juventus, Felipe torna a casa. Torna in Brasile per giocare col Palmeiras. Torna in una delle sue due case. La seconda è dall’altra parte dell’oceano, se l’è costruita in otto anni con amore, sudore, emozione e passione. Domani sera dovrà salutarla: “Non sarà mai un addio” ha detto ieri ai canali ufficiali biancocelesti. E allora niente addio, l’Olimpico non saluterà Felipe Anderson ma lo ringrazierà. Ringrazierà quel giovane ventenne spaesato diventato uomo, padre e cittadino di due mondi. Un brasiliano/romano, perché la Roma biancoceleste sarà sempre la casa di Felipe Anderson.

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