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Lazio, la mercificazione di un sentimento: cosa (non) è la protesta dei tifosi biancocelesti

Lazio, la mercificazione di un sentimento: cosa (non) è la protesta dei tifosi biancocelesti TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Lorenzo Beccarisi
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Lorenzo Beccarisi
Oggi alle 06:30Serie A
Dalla conta per le presenze alle patenti di lazialità fino alla denuncia del presidente Lotito: come è stata trasformata, erroneamente, la protesta del tifo

Uno dei temi più caldi del 2026 in Serie A è senza dubbio la protesta dei tifosi della Lazio. Un silenzio assordante intorno al quale però viene fatto tanto, troppo rumore. Chi è dentro e fa finta di non capire, chi dovrebbe capire e invece non vuole (o non riesce) e chi anche non conoscendo l'argomento si espone pensando di avere in mano la verità. Partendo dagli ultimi eventi, l'indagine per aggiotaggio condotta dalla Procura di Roma. Senza entrare nel merito perché sarà la magistratura a stabilire se siano stati commessi dei reati, e ogni persona sarà chiamata a rispondere esclusivamente delle proprie azioni. Il fatto che una manifestazione di protesta si trasformi in un'indagine giudiziaria di per sé spiega come si stia andando oltre. Come il sentimento popolare per l'ennesima volta sia stato totalmente ignorato. L'idea che una tifoseria, abbia essa torto o ragione, non possa pensare con la propria testa ma debba esser per forza guidata da un disegno superiore. A prescindere da come la si pensi, la convinzione che il tifoso non abbia un pensiero e che in realtà "i tifosi sono idioti" dovrebbe rappresentare un insulto per qualsiasi appassionato, a prescindere dal tifo e dal coinvolgimento nel caso specifico.

Lazio, il sentimento non si può spiegare

Per spiegare ciò che sta vivendo l'ambiente Lazio nella sua totalità, sia chi sceglie di entrare allo stadio sia chi invece protesta e resta a casa, si deve partire da un concetto. "Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere" era il pensiero fondamentale del filosofo Ludwig Wittgenstein che ben rappresenta la realtà della Lazio. Si può parlare in modo sensato solo di ciò che può essere chiaramente espresso tramite il linguaggio. Su ciò che va oltre, come l'etica o in questo caso amore e passione, si deve tacere. E la questione diventa piuttosto semplice, ovvero non si può esprimere una sentenza su quella che è la passione di una tifoseria. Si può osservare, si può raccontare e va raccontata nella sua interezza con la massima serietà. Vanno raccontati i dati desolanti delle prime due partite ufficiali all'Olimpico, così come va detto che in Lazio-Milan oltre ai tantissimi tifosi rossoneri all'Olimpico erano presenti più tifosi biancocelesti rispetto alle prime due uscite. Va raccontata come una forte forma di protesta la "scorta" di motorini che ha accompagnato il pullman della squadra da Formello fino a Ponte Milvio e non come un'immagine di vicinanza tra tifosi e società. Bisogna raccontare tutto, facendo però un passo indietro e ricordando la cosa più importante: il rispetto verso i tifosi e le loro scelte. Perché un tifoso sceglie sempre, sceglie di fare l'abbonamento allo stadio o alla pay-tv, sceglie di sostenere o contestare, sceglie di andare in trasferta (quando può farlo, ormai sempre più raramente) o di andare al pub sotto casa a vedere la partita. E in questo caso ogni singolo tifoso della Lazio sta scegliendo: che voglia entrare allo Stadio, andare a Ponte Milvio, al pub sotto casa o rimanere sul divano davanti al televisore. E che questa scelta venga rispettata da tutti: da chi dall'esterno vuole dire cosa è giusto fare fino a chi pensa che ci sia un disegno più grande della singola decisione di un tifoso. I laziali stanno vivendo una delle stagioni più difficili di sempre, sia chi entra allo stadio sia chi rimane fuori. E ciò che prova un tifoso di una squadra non può essere capito da chi quel sentimento non lo condivide. E allora, nuovamente, "su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".

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