Malagò aspetta la risposta di Paolo Maldini: ma a cosa serve davvero il dt della Nazionale?
Paolo Maldini sì, Paolo Maldini no. Il nuovo corso della Nazionale italiana è, per ora, appeso alla risposta dell’ex direttore tecnico del Milan, che il nuovo presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò, ha individuato come la persona giusta per ricoprire il ruolo - inedito - di dt azzurro. Maldini dovrebbe anche diventare il nuovo presidente del Club Italia, di fatto diventando il dirigente della Figc più centrale per quanto riguarda la Nazionale, dopo ovviamente il presidente. Per ora, l’ex capitano rossonero non ha ancora sciolto i dubbi, che sembrano riguardare la centralità di una figura nuova di zecca, e che potrebbe non essere così libera nelle sue decisioni. E viene da capire perché abbia qualche domanda, una su tutte, che poi è la stessa che ci poniamo noi.
A cosa serve davvero il dt della Nazionale?
Il primo passo sarebbe scegliere il futuro commissario tecnico, anche se la rosa pare già ristretta a due nomi e la Serie A - che ha candidato Malagò e ora ha anche promesso un contributo economico per la Nazionale - ha indicato la sua preferenza per Antonio Conte. Uscire da questo percorso (o Conte o Roberto Mancini) sembra abbastanza complicato, sia perché al momento non ci sono grandi allenatori italiani liberi, sia perché in Figc molti sono convinti che serva un grande nome. Maldini potrebbe, ipoteticamente, avere idee diverse. Per esempio, potrebbe voler puntare su Stefano Pioli, con cui vinse lo scudetto al Milan, o magari su Andrea Pirlo, che avrebbe voluto in rossonero. Il dubbio è quanto sarebbe libero politicamente di seguire un’altra strada.
E dopo il ct?
È la vera domanda: scelto il ct, il ruolo del direttore tecnico rischia di passare in secondo piano. Specie se fosse uno come Conte o Mancini, che vogliono avere tutto sotto controllo. Difficile ridurre Mancini a un team manager e, per carità, le cose da fare sono tante. Ottenere più disponibilità dalla Serie A, per esempio, ma lì c’è da spendere l’influenza politica di Malagò. Riorganizzare le nazionali giovani, che però stanno andando abbastanza bene e quindi non si vedono all’orizzonte rivoluzioni. Il dt della Nazionale, poi, non fa certo mercato. Al massimo un po’ di scouting, tra giovani e oriundi, ma serve davvero uno del livello di Maldini per un incarico del genere?
Dividere le responsabilità
Sotto sotto, il ruolo del dt sembra più che altro orientato a un’altra finalità, per carità comprensibilissima: alleggerire le responsabilità del presidente. Che, con tutta evidenza, non ha responsabilità dirette se il movimento calcistico non propone giocatori validi, o se quelli che ci sono sbagliano un paio di rigori di troppo. È una commistione di valutazioni che non aiuta ad avere lucidità di giudizio, dato che la Figc potrebbe anche funzionare alla perfezione come azienda e basterebbe un inciampo della Nazionale per chiedere la testa del presidente. Ci aveva provato nell’ultima fase anche Gabriele Gravina, chiamando Gianluigi Buffon e scegliendo insieme a lui Rino Gattuso, ma l’ormai ex presidente veniva da sette anni in cui l’indirizzo era stato un altro, aveva scelto il ct, c’era anche l’altra mancata qualificazione ai Mondiali e, insomma, era difficile che all’opinione pubblica potessero “bastare” gli addii di Buffon e Gattuso, che peraltro lo stesso Gravina aveva difeso già a Zenica. Malagò pare intenzionato a condividere le responsabilità sin da subito, e alla fine Maldini servirebbe soprattutto a questo. Certo, se poi la Nazionale dovesse andare bene, sarebbe giusto riconoscergli tutto il merito. Onori e oneri, come si dice.






