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Carnevali-Massara come Marotta-Paratici: Juve a tante teste, ma aprirà un ciclo. Poteva farlo il Milan. Inter, Chivu aveva tre richieste e non arriverà nessuno. Trump, Infantino, Balogun: una vergogna Mondiale che sarà dimenticata

Carnevali-Massara come Marotta-Paratici: Juve a tante teste, ma aprirà un ciclo. Poteva farlo il Milan. Inter, Chivu aveva tre richieste e non arriverà nessuno. Trump, Infantino, Balogun: una vergogna Mondiale che sarà dimenticata TUTTOmercatoWEB
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 00:00Editoriale
La Vecchia Signora riparte dalla coppia che il Milan s'è fatto sfuggire. Il mercato dell'Inter a rilento. Il caso Mondiale e una certezza: ce lo scorderemo.

Dopo lo zero, ci può essere l’anno uno. È l’obiettivo della Juventus, che per l’ennesima volta è costretta a rinascere, e forse ha indovinato la strada giusta. Poi sarà il campo a decidere, e magari ci vorrà un po’ di pazienza. L’unico vero rischio che si assume la Juve è che i galli nel pollaio siano troppi. Però tutto il resto lo sta facendo alla perfezione: dopo aver affidato a un uomo solo il comando, ed essere naufragata lontana dalla Champions League come non le accadeva da vent’anni, si sta dando una struttura da società seria. Non è un caso che l’impronta arrivi da Giovanni Carnevali, e che quest’ultimo abbia voluto al suo fianco il miglior direttore sportivo che era libero, cioè Frederic Massara, fine conoscitore di calciatori e di come si costruisce una squadra vincente. Sembra la versione 2.0 della coppia formata da Beppe Marotta e Fabio Paratici: prima di scoppiare, ai tifosi bianconeri qualche trofeo - eufemismo - l’hanno regalato.

Il triangolo no...


È per questo che la Juventus può aprire un ciclo: per la struttura, oltre che ovviamente per la qualità della dirigenza che sta costruendo. Certo, Marotta e Paratici non avevano con loro un terzo dirigente teoricamente “pesante” come Giorgio Chiellini (senza dimenticare che resta come ds anche Marco Ottolini). E l’allenatore non se l’erano ritrovato, ma l’avevano scelto: sbagliandolo il primo anno (Luigi Delneri), ma questo è un altro conto. Il ruolo di Chiellini è forse la principale incognita di tutta l’operazione: nel giro di poche settimane è passato dall’essere il centro del nuovo corso bianconero a non toccare palla sulle questioni tecniche (altrimenti non ha senso Massara). In teoria, il suo nuovo incarico prevede esplicitamente che curi i rapporti istituzionali, lui che è già consigliere federale. Chi ha frequentato la Lega Calcio anche solo per cinque minuti dubita che Carnevali, da anni uno dei dirigenti più influenti e ascoltati in Via Rosellini, se ne tenga alla larga. A quel punto, che si fa? L’ad è superiore in grado e ha più esperienza in questioni di politica sportiva. Il rischio di fare lo Javier Zanetti della Juve - senza nulla togliere a Pupi - è dietro l’angolo, e magari la scappatoia di un ruolo in Figc potrebbe essere la soluzione migliore per tutti, ammesso che non si metta di traverso qualche suo vecchio dirigente del passato, già citato in questo editoriale.

E c'è anche Lucio


Resta poi l’altro grande dubbio legato a Luciano Spalletti, ma su questo c’è un solo giudice e sarà il campo. Il tecnico toscano e Carnevali non sembrano avere esattamente le stesse idee - basti guardare la telenovela Muharemovic -, ma sono persone che sanno stare al mondo, a differenza di chi c’era prima, e una sintesi la troveranno. Rimane la questione di fondo (a costo di ripetersi: non l’ha scelto Carnevali) e il rischio di essere vaso di coccio se sul campo andrà male. Una cosa del genere - darsi una società seria - poteva e forse doveva farla il Milan, che spende un sacco di soldi e chissà se lo farà bene: la stagione più munifica è stata la 2017/2018, quella delle cose formali e della piena banter era. Spendere non vuol dire vincere: il Milan aveva la possibilità di richiamare Massara, che conosce benissimo il mondo rossonero, e di farlo insieme a Carnevali. Sarebbe stato troppo logico, e di conseguenza in Via Aldo Rossi non ci hanno pensato.

Chivu aveva le idee chiare


Se Atene spende, Sparta… risparmia. L’Inter deve ripartire in qualche modo, dopo un paio di delusioni (chi non mette Nico Paz negli obiettivi mancati sbaglia, poi non è la stessa cosa di Marco Palestra, per carità). Premessa d’obbligo: farà un grande mercato e costruirà una grande squadra. Marotta è una garanzia, come lo sono Piero Ausilio e Dario Baccin, che hanno forgiato la squadra migliore d’Italia - l’unica da anni stabilmente in Champions League, al netto dei tre scudetti - quando non avevano mezza lira a disposizione, figuriamoci ora che qualche soldino ce l’hanno. Ora chiuderanno per Anan Khalaili, che non è Palestra ma almeno costa la metà. Anche in questo caso c’è un tema da sviscerare, legato all’importanza degli allenatori. Cristian Chivu aveva indicato tre giocatori: Palestra, Oumar Solet e Curtis Jones. A meno di sorprese, non arriverà nessuno dei tre. Poi, visto che in Viale della Liberazione ci sono dei fuoriclasse, magari ne arriveranno di migliori. E gli allenatori non sempre vanno ascoltati. Però, di tanto in tanto…

Balogun a secco: un gran peccato


Brevissima chiosa sulla questione che più interessa il mondo del calcio, ancora per poche ore. La grazia concessa a Folarin Balogun soltanto perché Donald Trump ha chiamato Gianni Infantino - la Fifa smentisce, ma che deve dire? - è una vergogna planetaria senza simili nella storia dei Mondiali. Un precedente pericolosissimo, per questioni regolamentari e anche geopolitiche: il messaggio che passa è che chi è abbastanza potente può fare davvero quello che vuole. Eppure il presidente della Fifa è paragonabile, per influenza, a un capo dello Stato: potrebbe dire di no. Non lo fa da troppo tempo, tra un premio per la pace e l’altro, e infatti Infantino si gioca la rielezione al vertice della confederazione mondiale. Però Balogun non ha segnato e gli Stati Uniti sono stati eliminati. Quindi ce ne dimenticheremo dopodomani, perché ormai siamo assuefatti a tutto e viviamo di estremi: al massimo scandalo fa seguito la totale indifferenza. Vale per qualsiasi argomento di cronaca, anche i più rilevanti, figuriamoci per le bagattelle del pallone. Fino alla prossima marachella di Trumpfantino.

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