Malagò confida: "Non ero pronto alla FIGC, ma c'è stato un corteggiamento affettuoso"
"La Federcalcio era l'ultimo dei miei pensieri, io da poco ho finito Olimpiadi e para-Olimpiadi, mi sono venuti a cercare e io all'inizio non ci pensavo per niente". Ma il "richiamo della foresta", così come lo ha definito lo stesso Giovanni Malagò, racchiude le motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi per la presidenza alla FIGC, venendo poi eletto. Svelando i momenti vissuti che hanno preceduto la reale convinzione di accomodarsi sulla poltrona della Federazione: "Io di testa non ero pronto, poi c'è stato un corteggiamento affettuoso delle parti e a quel punto mi sono sentito dentro fino al collo", ha raccontato nell'intervista a Rai 2.
L'Italia da 12 anni non va ad un Mondiale. Con l'edizione in corso negli USA, in Messico e in Canada si tratta della terza assenza di fila, perciò tutto il movimento calcio azzurro avrà bisogno di un cambiamento drastico: "Innanzitutto credo che sia un insieme di fattori per i quali, record negativo, da 12 anni non andiamo ai mondiali. E dobbiamo aspettarne altri 4 da oggi. Il calcio paradossalmente non ha perso l'appeal e io stesso me ne sono stupito. I tifosi e le persone sono andate di più allo stadio, c'è un discorso sui ricavi, il fatturato e le aziende che vogliono investire".
Poi ha analizzato due aspetti: "I giovani giocano meno? No, i tesserati non si sono persi, qualcosa è aumentato. La tattica esasperata dagli allenatori? Non c'è una riprova, ma lo dicono in tanti. Sbagli i rigori? Vai a vedere Olanda e Germania, tutte e due sono andate a casa ai rigori. Oggi, statisticamente, la squadra più forte va fuori perché ha tutto da perdere. Elemento psicologico. Serve magari un mental coach. Ieri Jacobs ha fatto una prestazione formidabile e ricordo la sua mental coach cosa fece con Tokyo". E allora cosa serve davvero lo spiega brevemente Malagò in chiusura: "La mentalità va cambiata. Si parte dai dirigenti, i giocatori devono dare l'esempio in campo".






