"Mio zio è malato, ma quando vede Messi sorride". ll racconto del nipote di Bilardo
"Era una partita speciale, non tanto calcisticamente quanto per tutto ciò che c'è stato dietro. Soprattutto la guerra delle Malvinas che fu poco prima della sfida di Diego dell'86, era una sfida più sentimentale che calcistica". Inghilterra-Argentina non sarebbe stata una partita qualunque per il popolo Albiceleste, si sapeva fin da subito. Quarant'anni dopo la mistica sfida dell'Azteca, con la Mano de Dios e il Gol del Siglo, la storia si è ripetuta e a farne le spese sono stati ancora i britannici. Allora c'era Maradona, oggi Messi, ma la sostanza non è cambiata. La Seleccion difenderà il titolo Mondiale e per analizzare tutto questo, Tuttomercatoweb.com ha contattato in esclusiva Favio Bilardo, agente e nipote del grande Carlos, ct della cavalcata di Messico '86. Con lui ripercorriamo la serata di ieri e tutto quel che c'è stato di contorno.
C'è stata la stessa emozione?
"Sì, perché era una partita di cuore. Noi siamo latini, ci scorre il sangue nelle vene e pensare a quella storia è ricorrente. Io ho avuto la fortuna di essere all'Azteca nell'86 quando ci fu la leggendaria doppietta di Diego. Dopo la partita ero con loro, andammo a mangiare con le famiglie e c'era un clima speciale. Per Diego fu qualcosa di straordinario".
Se oggi fosse stato ancora con noi, cosa avrebbe fatto?
"Salterebbe in campo, sarebbe stato lì con la maglia dell'Argentina a godere. Con lo striscione che rivendicava le Malvinas per l'Argentina: sono sicuro che sia lassù a guardare il tutto. È sopra di noi, ha fatto un miracolo lo scorso Mondiale facendocelo vincere, lo sta rifacendo. È una divinità, dovremmo parlarne col papa (ride, ndr)".
Invece suo zio, come sta?
"Purtroppo ha una malattia, ma guarda sempre le partite e quando vede Messi sorride. Questa è la cosa più bella".
Il rapporto che aveva lui con Diego è lo stesso che hanno Scaloni e Messi?
"Sono diversi, Messi adesso è tutto per la Nazionale, un gestore. Se fai un paragone tra il suo primo Mondiale e questi ultimi due è completamente diverso, maturato. Diego con mio zio aveva un rapporto padre-figlio, invece Messi mi sembra il capo di tutti. Diego con Carlos era più famiglia, almeno da fuori mi pare così".
Il dibattito tra Diego e Lionel non è mai finito. Lei come la vede?
"Conosco anche Leo da quando era piccolo, e posso dire che sono paragonabili ma Diego era diverso. Diego era l'Argentina, il tipico personaggio che andava contro tutti, abbracciavi chiunque, piangeva e rideva allo stesso tempo. Leo è più europeo di carattere, anche per la formazione che ha avuto fin da piccolo a Barcellona. Diego è uscito dal fango ed è arrivato al top del mondo, sono due cose diverse. In campo sono stati entrambi magistrali, ma Diego era un leader nato, Leo invece è arrivato ad esserlo negli ultimi due Mondiali".
Forse a Messi mancava proprio l'essere leader.
"Esatto. Questi ultimi due Mondiali abbiamo visto il Messi che volevamo, un leader incredibile. Diego invece lo era già a 18 anni, era il capitano della Seleccion ma in generale della gente".
Questa Argentina, indipendentemente da come finisca contro la Spagna, ha vinto tutto. Due Copa America e un Mondiale: può passare alla storia come l'Argentina più forte di sempre?
"Non lo so, il calcio è cambiato tanto. Lasciamo stare il Mondiale del '78 e quel che accadde, ma nell'86 la Nazionale non andò mai ai supplementari o ai rigori: vinse sempre in campo e contro squadre fortissime. L'Italia, l'Uruguay vero, l'Inghilterra… Messico '86 fu un Mondiale tosto, in questo invece abbiamo trovato l'Egitto, Capo Verde, squadre un po' meno forti. Lo vedo come qualcosa di diverso. Per me, comunque, l'Argentina di USA '94 era la più forte di tutte".






