Oggi Lotito vuole il commissario, quando comandava lui: "Antidemocratico". E la legge 91/81 non esiste più
“Ci vuole il commissario, solo così potremmo fare le riforme che servono davvero”. Così Claudio Lotito, presidente della Lazio, ha motivato il suo mancato appoggio a Giovanni Malagò, da ieri candidato della Serie A come presidente federale. Il numero uno biancoceleste, rimasto l’unico dopo che in serata il Verona ha chiamato Malagò, ha sostenuto che non si tratta di una opposizione ad personam, ma di una contrarietà al metodo e alle regole in vigore. Resta il dubbio di quanto sia (legittimamente) sincero al riguardo.
Su Tavecchio: “Commissario antidemocratico”. Oggi Lotito è, seppur influente, di fatto ai margini della politica calcistica italiana. È uno dei due - l’altro è Adriano Galliani - esponenti del calcio a sedere in Parlamento, ma dalla rielezione di Gravina alla vittoria di Simonelli, di fatto, è sempre rimasto in minoranza, a volte (come sulla questione e sulla cruciale transazione con IMG) proprio da solo. Nel 2014 la situazione era molto diversa, l’oggi senatore di FI era il deus ex machina del calcio italiano. E, quando decideva lui, del commissario pensava peste e corna. Erano i giorni della corsa elettorale tra i compianto Carlo Tavecchio - sponsorizzato da Lotito e oggetto, per usare le sue parole, di un “killeraggio mediatico”, dopo l’uscita su Opti Pobà - e Demetrio Albertini. Il commissario, come in ogni elezione federale che si rispetti, era uno spettro dopo la delusione per i Mondiali brasiliani, e Lotito ne parlava così: "Le società che lui (Albertini, ndr) pensava lo sostenessero preferiscono chiedere un commissario: un atto estremamente antidemocratico e che creerebbe solo problemi alla federazione". Com’è cambiato il mondo.
È cambiato, a proposito, anche su uno dei cavalli di battaglia di Lotito, che ieri ha sostenuto di non appoggiare Malagò perché tutto il processo, a oggi, si basa su una legge vecchia di 45 anni. È la legge n. 91 del 1981, che ha disciplinato per quattro decenni il professionismo sportivo (che peraltro era una normativa più che altro giuslavoristica). Come ha fatto notare Ivan Zazzaroni sulle pagine del Corriere dello Sport, peccato che sia stata abrogata - anche se va riconosciuto a Lotito che, in gran parte, l’impianto è rimasto analogo, con l’aggiunta di alcune tutele - dalla riforma dello Sport (varata dal governo di centrodestra, con Lotito in Senato) approvata nel 2021 (Dlgs 36/2021) e operativa dal 2023.











