Perché l'Inter ricorre contro la squalifica di Lukaku: segnale contro il razzismo, un precedente
Dopo attente riflessioni, l'Inter ha rotto gli indugi. In giornata è emersa la notizia dell'intenzione della società nerazzurra di presentare reclamo contro la squalifica di Romelu Lukaku in Coppa Italia. Il ricorso alla Corte Sportiva d'Appello è già stato presentato in settimana, rispettando i termini processuali previsti dal Codice di Giustizia Sportiva, anche se la notizia è filtrata soltanto nella giornata di oggi. Sono due le principali tesi portate dai legali del club a sostegno delle proprie ragioni.
Segnale contro il razzismo. L'ultimo è stato Ceesay, attaccante del Lecce che contro la Sampdoria ha esultato esattamente come Lukaku. Nato un po' come citazione del compagno di nazionale Doku e un po' per zittire il "rumore" attorno a sé, il gesto di Big Rom è diventato negli ultimi giorni una sorta di simbolo contro il razzismo. Ha superato i confini italiani: ne hanno parlato Henry e Mbappé, per fare due esempi eclatanti, il sostegno al centravanti belga è arrivato da tutto il mondo. Può l'Italia permettersi di vederlo squalificato nonostante tutto questo?
Il precedente. Bene chiarire: non è quello - inesistente ma citato da Inzaghi a caldo - di Lookman, la cui squalifica non è mai stata tolta. Semmai, il caso a cui si richiama l'Inter vide protagonista Sullay Muntari. Nel maggio del 2017 il centrocampista ghanese, all'epoca in forza al Pescara, abbandonò il campo dopo gli insulti razzisti ricevuti a Cagliari, in aperta polemica con l'arbitro a cui chiedeva di sospendere la partita. Minelli per tutta risposta lo espulse, nei giorni seguenti l'accaduto ebbe un'eco mediatica analoga a quella della vicenda che ha visto protagonista Lukaku, se non superiore. Si mobilitò addirittura l'Alto Commissario delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, chiedendo l'intervento della FIFA. La squalifica di un turno fu confermata dal Giudice Sportivo, ma annullata dalla Corte Sportiva d'Appello, lo stesso organo a cui l'Inter adesso chiede di riavere Lukaku nel ritorno contro la Juventus.
Con tutte le differenze del caso. Il precedente Muntari, inevitabilmente, sarà preso in considerazione. Ci sono delle differenze, la meno importante delle quali è il colore del cartellino: il ghanese fu sanzionato con un rosso diretto, nel caso del belga si parla di un cartellino giallo, ma la conseguenza è la stessa. Più rilevante il comportamento: l'ex Milan abbandonò il terreno di gioco, il suo contegno era inequivocabilmente legato ai cori razzisti ricevuti. Lukaku, almeno a livello tecnico, è stato sanzionato per un'esultanza giudicata provocatoria dall'arbitro, che in quel momento non sembrava aver colto gli ululati razzisti, come molti dei giocatori in campo. La sanzione comminata alla curva della Juventus, però, certifica che ci sono stati e questo, nonostante la sospensione, è un altro punto a favore delle tesi dell'Inter. Molto dipenderà dal referto e da come giudicare il gesto di Lukaku: una risposta ai cori razzisti, una provocazione, un gesto a sé stante? Paradossalmente, proprio l'aver già sfoggiato quell'esultanza in nazionale, durante una gara che non è stata teatro di atteggiamenti discriminatori, potrebbe giocare come arma a doppio taglio per Lukaku. All'Inter, e la strategia comunicativa è lì a dimostrarlo, la fiducia nel buon esito del ricorso è relativa. L'importante, però, è aver mandato un segnale contro il razzismo, tema sul quale in viale della Liberazione sono sempre stati particolarmente attenti.
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