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Schuurs salvato: "Avevo bisogno di uno psicologo. La mia ragazza mi ha convinto"

Schuurs salvato: "Avevo bisogno di uno psicologo. La mia ragazza mi ha convinto"TUTTO mercato WEB
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Yvonne Alessandro
Oggi alle 13:50Serie A
Yvonne Alessandro

Troppo spesso passa in sordina la salute mentale di un calciatore, attorno alla spettacolarità e l'esposizione mediatica che di norma lo circonda. Un errore fatale che può nuocere gravemente a chi, in fin dei conti, ha solo una passione ed è quella di rincorrere un pallone. Ne sa qualcosa Perr Schuurs, ex colonna portante del Torino, recentemente rimasto senza squadra dopo aver risolto il contratto con il club granata per l'inferno vissuto a livello personale dopo un infortunio al crociato che lo ha costretto lontano dai campi, nel dolore e nella depressione, dal 2023.

"Non voglio uscire di casa. Non so se sono io o è l’ospite che vive con me. Vive in me. È la depressione", ha confidato in un testo da lui redatto e concesso a 'Consapevolezze'. "È arrivata in silenzio, senza chiedere il permesso. Si è impossessata del mio corpo e della mia mente. Un giorno alla volta. Un velo cupo che ti opprime e che, allo stesso tempo, si insinua in ogni parte di te, prendendone il controllo. E ora sono immobilizzato nei confronti della vita. Voglio stare solo. È come se volessi stare dentro il mio malessere e il mio dolore. La vita degli altri va avanti, la mia è ferma, rinchiusa tra queste mura. È tutto buio. Non riesco a fermare questi pensieri".

Il fondo lo ha toccato quando una sera, prima di andare a dormire con la sua partner, le ha confidato: 'Buonanotte, spero di non svegliarmi più'. I suoi cari, a quel punto, si sono mobilitati: "Non avevo pensato di suicidarmi, la mia vita era piena di amore. Ero solo stanco e avevo bisogno di un supporto. 'Perr, hai bisogno di aiuto. C’è altro oltre al calcio'. Roos, la mia ragazza, mi ha convinto a rivolgermi a uno specialista. Prima ho riparlato con il mental coach che avevo conosciuto ai tempi dell’Ajax, poi sono andato da uno psicologo", ha raccontato l'olandese di 26 anni.

Un percorso di sostegno che lo ha aiutato a uscire dal baratro: "Ne avevo bisogno. Mi ha cambiato. Ho scoperto parti di me fino a quel momento sconosciute, ho affrontato traumi e fragilità, come la morte di mio nonno, ho imparato ad accettare la mia situazione e a provare gratitudine per quello che nella mia vita. Perché ho tanto altro. Come Roos e i miei genitori. Lei è stata fondamentale. L’unica persona con cui ho sempre parlato. Il mio rifugio, la mia casa. Il mio posto sicuro a cui poter chiedere aiuto e in cui sentirmi libero di stare male ed esprimere il mio disagio".

Chiedere una mano, spesso, può salvare una vita. Ed è il caso di Schuurs: "Se non ci fosse stata lei, oggi avrei smesso di combattere. È amore e speranza. Ha visto i lati più oscuri di me, li ha abbracciati. Nel giugno del 2027 ci sposeremo. La prospettiva più bella. E poi ci sono i miei genitori. Per molto tempo non ho parlato loro della mia depressione. Non volevo farli preoccupare. Ma vedevano che non stavo bene. Come quel giorno a Torino. Eravamo a pranzo in centro. Li guardavo e volevo solo piangere. Ero felice di vederli, ma la mia mente era in uno stato che mai avrei pensato di vivere".

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