Torino, parla Vlasic: "Solo 7 giorni di ferie. Abate trasmette passione, mi ha detto questo"
"Ho preso solo 7 giorni di riposo e dopo ho iniziato a lavorare un po'. È sempre più facile quando torni agli allenamenti con la squadra, stai bene. Non mi piace prendere tante vacanze". Parla così Nikola Vlasic, trequartista del Torino, nell'intervista concessa ai canali ufficiali del club granata direttamente dallo stadio Olimpico dopo aver preso parte al Mondiale con la Croazia fino ai sedicesimi di finale.
Lui e il papà hanno trasformato il giardino di casa
"Io non ho fatto niente. Ho detto a mio papà che avevo bisogno di fare più tocchi con la palla e lui mi ha detto: 'Ci penso io'. Dopo due giorni è arrivato con tutta una costruzione, come fosse un campo da calcio. Così mi alleno lì: tecnica, passaggi. È bello", ha raccontato il croato.
Telefonata con mister Abate
"Abbiamo parlato un po' e ho sentito quanta voglia e grinta abbia per fare bene. Ha caricato me. Abbiamo un mister adesso che lavora tutto il giorno per fare bene, dalle 7 di mattina va a casa alle 20. È uno che vive di calcio e penso che stia trasmettendo tutto ciò a noi giocatori".
Cosa gli ha chiesto Abate
"Tutti gli allenatori hanno la propria visione di calcio. Sicuramente mi ha detto di guidare i giovani, fare da esempio e dare ogni giorno il 100% per caricare la squadra. Sono cose che anche lui faceva, è stato capitano da calciatore e penso di lavorare su quello".
Ritrovare il tifo granata
"Per me il calcio è dei tifosi, si gioca per loro. L'anno scorso quando c'era lo stadio vuoto c'era una brutta sensazione a giocare così. Ma adesso sono tornati, sono molto contento, come tutta la squadra. Loro possono darci una mano, specialmente contro una squadra come il Milan. Lì devi correre, lottare 90 minuti, e loro ti danno quel di più per fare un buon risultato".
Immagini una carriera lunga come Modric?
"Arrivare ai 40 anni... è lunghissima (ride), come lui sta facendo. Però mi sento bene, sto lavorando ogni giorno per sentire bene il mio corpo e penso che anche adesso ho imparato certe cose dove prima andavo oltre. Forse avevo qualche infortunio in più. Adesso percepisco meglio il mio corpo, riesco a fare le cose bene. Non mi vedo fino ai 40 anni, ma 37-38 sì".
A Ferragosto il passaggio ai sedicesimi dopo aver battuto la Carrarese
"In quel momento lì non senti tanto che sei stanco. Hai vinto la partita, sei contento, parli con gli amici lì. Ma forse dopo mezz'ora o un'ora ti arriva un po' la stanchezza. Mentale. Forse ho almeno bisogno di due ore per staccare perché dopo pensi ancora della gara, dei dettagli e cosa è successo. Ma dopo due ore sono a posto".
Nello spogliatoio del Toro chi lo fa sorridere
"Ce ne sono diversi. Mi piace Ismajli e Kulenovic, perché parliamo la stessa lingua. Ce ne sono, ma io nella prima partita voglio essere più preciso. Non mi piace sorridere molto prima della gara perché sono molto concentrato".
Delle canzoni segnate su Spotify
"Non ho una playlist ma ascolto la musica prima di ogni partita. Ma sento prima il rap, poi una canzone croata, dopo una italiana. Non c'è ordine, solo come viene. Io ascolto tutto".
Nuovi arrivati giovani: c'è qualcuno in cui ti rivedi?
"I tempi sono diversi. Quando entravo in prima squadra bisognava prendere tutto, portare i palloni in spogliatoio e prendere le casacche. Adesso abbiamo un rapporto con i giovani che sono qui da tanti anni e non imponiamo loro di fare determinate cose. Siamo molto rispettosi. Quando cominciavo io, c'era quasi paura di arrivare in prima squadra. Adesso è cambiato. Non mi rivedo in nessuno perché allora erano tempi diversi. Non vedo che hanno paura della prima squadra".






