Troppo genio, poca logica: il Manchester City paga anche le scommesse di Guardiola
C’è una linea sottile tra genialità e ostinazione. E forse, oggi più che mai, Pep Guardiola si muove esattamente su quel confine. La pesante eliminazione contro il Real Madrid non è soltanto una sconfitta sportiva: è l’ennesimo capitolo di quella narrazione divisiva che accompagna il tecnico catalano da anni. Quella dell’allenatore che, nei momenti decisivi, sente il bisogno di cambiare tutto, di sorprendere. A volte troppo.
Alla vigilia della sfida dell’Etihad, dove Haaland e soci avrebbero dovuto compiere un'impresa per ribaltare lo 0-3 dell'andata, ci si aspettava lavoro tattico e tensione agonistica, ma Guardiola ha concesso un giorno libero alla squadra. Una scelta simbolica, quasi provocatoria, che racconta bene la sua diversità. È la stessa diversità che lo ha reso uno dei più grandi di sempre, ma che oggi alimenta dubbi sempre più concreti.
Non è una novità. Già nella finale di Champions del 2021 contro il Chelsea, la rinuncia a un vero mediano - con Ilkay Gündoğan adattato davanti alla difesa - spezzò gli equilibri di una squadra fino a quel momento perfetta. Un azzardo pagato carissimo, un copione che si è ripetuto troppo spesso negli ultimi anni. Contro il Real, al Bernabeu, Guardiola ha smontato certezze consolidate: difesa nuova, centrocampo scomposto, assetto ultra offensivo. Risultato? Una squadra lunga, fragile, facilmente perforabile. Esattamente ciò che i Blancos volevano.
Il paradosso è tutto qui: il City migliore della sua storia - quello che ha vinto tutto nel 2023 - era stato costruito sulla continuità, non sull’imprevedibilità. Meno esperimenti, più controllo. Guardiola lo sa, e lo ha anche ammesso ricordando le critiche ricevute: "Se vinci sei un genio, se perdi tutti ti distruggono". Ma a certi livelli non è solo una questione di risultato: è la sensazione che certe sconfitte siano, almeno in parte, auto-inflitte.
E allora la domanda resta sospesa: Guardiola ha davvero perso il suo tocco magico? Forse no. Forse è ancora lo stesso allenatore rivoluzionario, capace di avere idee che altri non possono nemmeno accarezzare. Ma proprio quella mente brillante, quando cerca l’intuizione perfetta nel momento sbagliato, rischia di diventare il suo limite più grande. Perché il confine tra genio e caos, nel calcio, è sottilissimo. E il City sembra essersi perso proprio lì, nonostante i tanti milioni spesi per rinforzare la squadra dopo aver fallito tutti gli obiettivi nella scorsa stagione. Il rischio di concedere il bis è altissimo, e potrebbe rappresentare la pietra tombale su un'avventura comunque straordinaria.











