Una crisi storica. Brasile, Ancelotti è davvero l'uomo giusto per tornare al fútbol bailado?
"C'è una grande aspettativa di giocare bene e vincere. E c'è felicità nel rappresentare la Nazionale brasiliana. Diniz è un grande allenatore, secondo me uno dei migliori allenatori al mondo. La libertà che dà a tutti i giocatori e la fiducia sono le cose più importanti". Così parlava Neymar pochi giorni prima dei match di ottobre; due sfide che il Brasile attendeva con grande entusiasmo, forte dei due successi conquistati nelle prime partite di qualificazione al Mondiale 2026. Come sia proseguita la storia lo sappiamo tutti: l'ex Barcellona e PSG si è infortunato gravemente e i verdeoro hanno conquistato solo un punto nei quattro successivi incontri, sprofondando in una crisi storica.
La sconfitta contro l'Argentina è stata l'ultima goccia in un 2023 da dimenticare tanto quanto il 2022. Dopo l'ennesima batosta Mondiale (la quinta consecutiva) e l'addio di Tite, i pentacampeones speravano di vivere una "transizione" serena, in attesa di annunciare l'approdo di Carlo Ancelotti sulla panchina a partire da giugno 2024. Invece, né Ramon Menezes, né Fernando Diniz (che ha vinto l'ultima Copa Libertadores con il Fluminense) sono riusciti a dare serenità e soprattutto quella continuità di risultati tanto agognata. Nessuna guarigione, nessuna rinascita. E così, a pochi mesi dalla Copa America, c'è più di qualche punto interrogativo, a cominciare dal più scontato: Carletto, chi te la fa fare? L'esperienza, la conoscenza di tanti elementi e l'ambizione potrebbero non bastare, perché quella che si prospetta è una vera e propria impresa titanica.
Le qualificazioni sudamericane sono lunghe (siamo solo a un terzo del percorso) e alla prossima Coppa del Mondo accederanno le prime sei in classifica, quindi è improbabile credere che la Seleçao possa restare fuori. D'altra parte le difficoltà sono evidenti e immaginare che il cambio alla guida tecnica possa essere la panacea (immediata) è quantomeno azzardato. Ancelotti - che attende sempre segnali dal Real Madrid per il rinnovo - ha fama di grande "gestore" di campioni più che di "insegnante" di calcio ma in questo Brasile ci sono pochissimi elementi che hanno carisma e personalità da vendere. La situazione attuale ricorda molto quella del Mondiale del 2014: manca l'unica vera stella e il castello faticosamente costruito crolla. A testimonianza di ciò c'è un dato eclatante: alle spalle di Neymar, il giocatore più prolifico ancora in attività è Coutinho (21 reti). Richarlison, Gabriel Jesus, Rodrygo e Vinicius jr., l'erede designato, sono lontani anni luce dall'essere determinanti, fuoriclasse. E O Ney, oltre ai tanti problemi fisici, ha quasi 32 anni.
Insomma, niente più gioia, allegria e "fútbol bailado". La tristezza e l'ansia, in Brasile, arrivano dopo un paio di partite giocate male o una sola battuta d'arresto. È un problema generazionale, di un calcio che non riesce più a sfornare talenti in grado di spaccare le partite e di infiammare le platee. La differenza con l'Argentina e le migliori selezioni europee è evidente, forse non è mai stata così netta e per questo motivo il lavoro che attende il prossimo CT sarà davvero impegnativo: oltre agli aspetti puramente tattici, sarà obbligatorio ritrovare un po' di spensieratezza. Un ritorno alle origini più che mai necessario per tornare a essere rispettati e ammirati.






