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Banchieri: "In Serie C la differenza la fanno le società, non solo gli allenatori"

Banchieri: "In Serie C la differenza la fanno le società, non solo gli allenatori" TUTTOmercatoWEB
© foto di Fabrizio Patrucco
Daniel Uccellieri
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Daniel Uccellieri
Oggi alle 12:19Serie C
Simone Banchieri parla delle strategie di mercato, dell'importanza dell'organizzazione societaria e delle squadre da tenere d'occhio nella prossima Serie C.
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Intervenuto ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com, Simone Banchieri ha parlato del mercato dei club di Serie C e della prossima stagione della terza serie italiana:

Cosa si aspetta da questa sessione? E soprattutto, quando si aspetta che possa entrare nel vivo? In questo momento i club stanno ancora sistemando panchine, direttori sportivi e organigrammi. Inoltre il Mondiale sta rallentando le trattative di Serie A e, a cascata, anche quelle di Serie B e Serie C.
"Sicuramente è così. Il Mondiale incide soprattutto sulla Serie A e, di conseguenza, su tutto il resto. Inoltre ci sono ancora diverse situazioni da definire, soprattutto in Serie C ma anche in Serie B: dirigenti, panchine e assetti societari. Da lì partirà davvero il mercato.

Poi c'è un altro aspetto: il mercato è lunghissimo, arriva fino alla fine di agosto. Di giocatori ce ne sono tanti e le opportunità sono tantissime. Io non credo ci sia bisogno di avere fretta. Per esperienza posso dire che tutti sostengono che bisogna fare tutto subito e programmare immediatamente, ed è giusto, ma spesso le squadre migliori si costruiscono anche con i giocatori che gli altri non prendono.

Lo dico sempre: con i calciatori che rimangono senza squadra si può costruire una squadra da primi quattro posti, se si ha la capacità di scegliere bene. Succede in tutte le categorie."

Lo Spezia ha scelto Andrea Turati per ripartire dopo la retrocessione. Che ne pensa della scelta di affidare una piazza così importante a un allenatore giovane?
"Non conosco le dinamiche interne, quindi non posso giudicare quello che è successo tra Catanzaro e Spezia. Posso dire che se il direttore Guido Angelozzi ha fatto questa scelta significa che conosce molto bene l'allenatore e sa a chi sta affidando la squadra.

Io, però, non distinguo mai tra allenatori giovani ed esperti. Come per i giocatori, distinguo tra allenatori bravi e meno bravi. Poi, naturalmente, sulla bravura incidono tantissimo il club e i giocatori che hai a disposizione. È quello che fa davvero la differenza: quanto la società ti sostiene, quanto è organizzata, disciplinata e strutturata."

In effetti dietro alle vittorie ci sono spesso società solide. Penso all'Arezzo, all'Ascoli, al Benevento, al Vicenza.
"Ha detto bene. Dietro ai risultati di Arezzo, Vicenza, Benevento e Ascoli c'è stato un lavoro societario importante. L'Arezzo costruiva da anni, il Vicenza era diverse stagioni che sfiorava la promozione, il Benevento aveva una proprietà con esperienza di Serie A. L'Ascoli era forse il progetto più nuovo, ma ha investito su giocatori importanti e ha messo tutti nelle condizioni di lavorare bene. Il risultato è la conseguenza di una programmazione seria.

Io ho avuto la fortuna di lavorare tanti anni a Novara con la famiglia De Salvo e con il direttore Mauro Borghetti. Quando hai una proprietà di quel livello e un direttore che sceglie giocatori come Bruno Fernandes, Montipò, Barbieri, Bellich e altri, capisci davvero cosa significa lavorare in un club organizzato. Noi arrivammo fino alla semifinale playoff per la Serie B con tanti ragazzi cresciuti nel vivaio. Avevamo una struttura come Novarello, che il dottor De Salvo aveva realizzato molto prima degli altri. Quello significa fare calcio. Quando manca tutto questo diventa molto più difficile. Non esiste allenatore, da Ancelotti a Guardiola passando per quelli di Serie B e Serie C, che possa vincere senza una società forte alle spalle."

Dopo la finale playoff persa, l'Union Brescia parte come favorita per la vittoria nel Girone A?
"Secondo me sì. La storia del calcio insegna che spesso chi perde un campionato o una finale playoff è quello che poi vince l'anno successivo. Il Brescia ha un allenatore preparato come Corini e una società strutturata. È vero che il progetto è nuovo, ma il presidente Pasini aveva già dimostrato con la Feralpisalò di saper costruire un club capace di arrivare in Serie B. Perdere ti avvicina a vincere. È successo anche a me: a Novara, nel settore giovanile, perdemmo una finale Scudetto contro la Juventus e in quel momento capii che l'anno successivo avremmo vinto. E infatti così è stato. Nel Girone A vedo il Brescia davanti a tutti, anche se poi il campionato è sempre difficile. Il Novara resta un club che dovrebbe puntare a vincere la Serie C, il Cittadella con Marchetti sarà competitivo e anche il Renate, dopo il terzo posto, può confermarsi. Però, se devo indicare una favorita, dico il Brescia."

Negli altri gironi sembra esserci maggiore equilibrio, soprattutto nel Girone B con Reggiana, Spezia e Pescara.
"Ho avuto la fortuna di allenare in tutti e tre i gironi e ognuno ha caratteristiche diverse. Nel Girone A c'è molta qualità tecnica, nel Girone C più fisicità e piazze molto calde, mentre il Girone B unisce qualità e ambienti importanti. Reggiana, Spezia e Pescara saranno sicuramente protagoniste. Sono società con una storia importante, anche se poi la storia non va in campo. Lo abbiamo visto anche con piazze come Catania o Salernitana, che ogni anno partono con grandi ambizioni ma poi non sempre riescono a vincere. Il Pescara ha già una base consolidata. La Reggiana ha un allenatore come Tesser, che ha già vinto diversi campionati, e una proprietà che conosce bene certe categorie. Lo Spezia avrà tutte le ambizioni per puntare alla promozione. Sarà un campionato molto bello, anche se ogni anno emerge sempre qualche sorpresa."

Un po' come accadde con l'Entella.
"Esatto. Ma anche lì non bisogna dimenticare il lavoro del presidente Gozzi, che è riuscito a mantenere il club per tanti anni in Serie B. I giocatori sono fondamentali, gli allenatori devono fare la loro parte, ma le società fanno la differenza. I presidenti contano tantissimo. Lo ribadisco perché ho avuto la fortuna di lavorare con la famiglia De Salvo e posso assicurare che dirigenti di quel livello incidono davvero sui risultati."

Chiudo con una domanda sul Mondiale: chi lo vincerà?
"Dico la Francia. Ha un potenziale offensivo incredibile e, nel calcio moderno, avere quattro attaccanti di quel livello fa la differenza. Poi è chiaro che ci sono squadre molto forti come Argentina, Brasile, Spagna e Marocco, ma la Francia mi sembra avere qualcosa in più rispetto a tutte le altre."

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