Trento, Tabbiani: "Con il Modena difficoltà fisiologiche. Restiamo con i piedi per terra"
Il Trento chiude con una sconfitta per 1-0 contro il Modena il test amichevole disputato in preparazione della nuova stagione. Una gara che ha permesso a Luca Tabbiani di mettere minuti nelle gambe dei suoi giocatori e di confrontarsi con una formazione di categoria superiore. Il tecnico gialloblù, però, non guarda tanto al risultato quanto al percorso di crescita della squadra, invitando anche l'ambiente a mantenere equilibrio dopo le buone prestazioni delle precedenti amichevoli. Al termine della sfida, Tabbiani ha analizzato la prestazione e parlato delle aspettative che stanno crescendo attorno al Trento.
Mister, come commentiamo questa amichevole contro il Modena, formazione che prenderà parte al campionato di Serie B? Si è vista un po' di differenza, però la tua squadra ha fatto una buona prestazione?
“È stata impegnativa, anche perché il Modena ha una bella squadra. Al di là della partita in sé, noi abbiamo sempre pensato a quello che dovevamo fare noi. È un discorso legato a quanto abbiamo speso oggi: abbiamo speso tanto, ci hanno fatto correre tanto e i ragazzi, anche quando erano in difficoltà, provavano comunque a fare le cose. Abbiamo deciso di fare queste amichevoli pensando a come dobbiamo preparare il campionato, senza pensare troppo a come affrontare l'avversario in sé. Quindi siamo andati in difficoltà in tanti momenti, abbiamo fatto alcune cose buone e, nel momento stesso in cui dovevamo soffrire, i ragazzi hanno sofferto. Hanno continuato a correre e a provare a fare le cose, anche se loro a volte trovavano le soluzioni. Quindi sono contento. Ora facciamo ancora una settimana di amichevoli e poi ci buttiamo dentro alle partite ufficiali, che sono quelle che stiamo aspettando”.
Quindi meglio così, perché se aveste battuto anche il Modena magari qualcuno avrebbe iniziato a fare dei voli pindarici...
“No, non è una battuta, è vero. C'erano cinque giocatori nuovi nell'undici di partenza”.
Forse una delle cose che cercavi era proprio vedere come i nuovi si sono inseriti all'interno della squadra. Era una delle chiavi di lettura della partita o hai fatto degli esperimenti?
“No, sinceramente no. Volevo fare due tempi, un tempo per uno, perché, come ho detto, oggi non vedo giusto far giocare 60 o 70 minuti alcuni giocatori. Penso che siamo una rosa di pari livello. Non ho pensato molto alla formazione: potevo mettere chiunque, perché la mia idea era fare un tempo a testa. Abbiamo cercato di mettere insieme giocatori che non avevano giocato le partite precedenti, in modo tale da conoscersi e cercare sempre di trovare un po' di affinità nei movimenti. Ogni giocatore poi preferisce ricevere la palla in un determinato modo, quindi giocare insieme aiuta. Abbiamo cercato di utilizzare queste partite proprio per questo motivo”.
Le categorie esistono per qualche motivo. È vero che col Genoa avete fatto una bella figura, vincendo addirittura il triangolare, però oggi affrontavate una squadra che si presenterà per fare i playoff in Serie B. È fisiologico andare incontro ad alcune difficoltà. Pensi che alcuni commenti e alcune analisi uscite ultimamente siano esageratamente ottimistiche sul Trento?
“Ma sì, noi viviamo in questo mondo da tanti anni e sappiamo di non farci condizionare. È normale che quando vinci tre partite, parlo per dire, in campionato, si alzi un po' l'asticella. Poi, se ne perdi tre, si va in depressione. Questo è l'esterno. All'interno, onestamente, noi sappiamo benissimo che se dovessimo giocare una partita di campionato contro il Sassuolo probabilmente non finirebbe in quel modo e andremmo in grandissima difficoltà, come è successo oggi in questa amichevole. Noi abbiamo fatto queste partite cercando di fare quello che serve a noi e in quelle gare magari non c'era un grande impatto fisico. Oggi, invece, fisicamente si è vista un po' la differenza. Noi dobbiamo restare equilibrati. Ormai sono tre anni che sono qua, lo sapete: per me l'equilibrio è fondamentale. Lavoriamo in un posto dove c'è grande speranza. Da quando sono arrivato, anche quando all'inizio non si aveva questa squadra e non si erano ottenuti i risultati come nei due anni precedenti, si parlava sempre. Non siamo mai stati in... [pausa] e quindi è normale che la gente speri. Noi dobbiamo essere contenti di avere persone che sperano in qualcosa di grande. Sappiamo benissimo che manca ancora un po' per poter pensare di fare quella cosa, ma sappiamo anche benissimo che nello sport devi cercare di dare sempre il massimo. Ci stiamo abituando a vivere nell'equilibrio. Dovessimo vincere le prime due, senza considerare il calendario, o le prime quattro o tutte le prime cinque, è normale che poi dall'esterno si inizi a parlare di grandi obiettivi. La realtà è che sono 38 partite e per questo non ci faremo condizionare da come finiranno le prime quattro o cinque. Continueremo a lavorare nella serenità, sapendo che fuori c'è tanto entusiasmo e tanta voglia di vedere qualcosa che non si è mai visto. Far parte di questa ambizione è anche piacevole, se la sappiamo vivere. Ripeto, io non penso, anzi sono sicuro, di non allenare un gruppo che ha grilli per la testa. Sappiamo i limiti, i vantaggi, i pregi e le possibilità che possiamo avere e lavoriamo sereni, senza farci svolazzare su e giù dagli entusiasmi o dalle depressioni”.






