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Bassetti dopo il malore di Bozhinov: "I calciatori non sono macchine. Rischioso giocare alle 15"

Claudia Marrone
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Claudia Marrone
lunedì 7 settembre 2026, 14:22Altre Notizie
07.09.2026 14:22Altre Notizie
FotoTUTTOmercatoWEB

Soprattutto negli anni della pandemia Covid-19 il suo nome è stato spesso sui media, e adesso, dopo considerazioni del tempo sul calcio, il medico e divulgatore scientifico Matteo Bassetti torna a parlare del popolare sport. E lo fa dopo che si è sfiorata la tragedia in Juve Stabia-Pisa, gara giocata ieri e valevole per la 3ª giornata del campionato di Serie B.

Come ormai ampiamente noto, il match - che ha preso il via alle ore 15:00 - si è giocato sotto un caldo torrido, che ha portato al malore del difensore nerazzurro Rosen Bozhinov: quando il cronometro segnava il minuto 41, il giocatore si è accasciato a terra, uscendo dal campo in barella per essere poi trasportato in ospedale per tutti gli accertamenti del caso. Niente di grave, era cosciente, ma è stato vittima di una forte stato di disidratazione che ha portato anche a un principio di convulsioni.

Scrive dunque su X il medico: "Ma davvero dobbiamo aspettare che qualcuno si senta male per capire che così non si può giocare?
Partite di calcio alle 15:00, con temperature torride, non sono una prova di carattere. Sono una scelta che può trasformarsi in un rischio per la salute.
Durante Juve Stabia-Pisa, terza giornata di Serie B, al 40° del primo tempo il difensore del Pisa Rosen Bozhinov è crollato a terra, privo di sensi. Sono state riferite anche convulsioni. È stato trasportato in ospedale per accertamenti e, fortunatamente, è stato poi riferito come cosciente. Tra le ipotesi all’origine del malore, una possibile crisi di disidratazione.

Non spetta a noi fare diagnosi. Ma una domanda, invece, spetta a tutti:
CHI DECIDE CHE È SICURO GIOCARE A CALCIO IN QUESTE CONDIZIONI?

Perché un calciatore non è una macchina. È un essere umano sottoposto a uno sforzo fisico enorme, per 90 minuti, sotto il sole e con temperature elevate.
E non ci sono soltanto i giocatori.
Ci sono gli arbitri, i guardalinee, gli allenatori, i componenti degli staff e migliaia di persone sugli spalti, spesso esposte per ore a condizioni di caldo estremo.

Allora basta con la retorica del “si è sempre giocato alle 15”.
Il clima è cambiato. Le temperature sono cambiate. E devono cambiare anche le regole.
I medici dello sport non possono limitarsi a intervenire quando qualcuno crolla. Devono avere voce in capitolo prima che inizi la partita. Se le condizioni climatiche rappresentano un pericolo, devono poter dire chiaramente: “Non si gioca.”
E chi organizza i campionati deve assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Spostare una partita alle 18, alle 20 o alle 21 non rovina il calcio.

Un malore grave, invece, potrebbe rovinarlo per sempre.
La domanda non è se una partita possa essere giocata alle 15.
La domanda è:
QUANTO DEVE ESSERE ALTO IL RISCHIO PRIMA CHE QUALCUNO DECIDA DI FERMARSI?

️ Il calcio è uno spettacolo. La salute non lo è.
Prima vengono le persone. Poi il calendario. Poi gli interessi".

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