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Castellina in Chianti: 50 anni fa lo storico trionfo dei Campioni d’Italia Juniores

Castellina in Chianti: 50 anni fa lo storico trionfo dei Campioni d’Italia Juniores
CARLO DI CLEMENTE il MISTER
autore
Redazione TMW
Oggi alle 06:32Altre Notizie
Cinquant’anni fa l'incredibile favola della Juniores gialloverde: la rimonta da leggenda contro l'Aldini Milano, il genio tattico di mister Di Clemente e una coppa tricolore che ha cambiato per sempre la storia sportiva del paese.

Ci sono date che rimangono scolpite indelebilmente nella memoria di una comunità, capaci di sfidare il tempo e di essere tramandate di generazione in generazione.
Per Castellina in Chianti quella data è il 29 giugno 1976, il giorno in cui una squadra di provincia compì l'inimmaginabile, salendo sul tetto d'Italia e firmando la pagina più gloriosa della storia sportiva locale.
A cinquant'anni esatti da quel trionfo, il paese si è stretto attorno ai suoi eroi per celebrare il mezzo secolo di un'impresa semplicemente leggendaria, il titolo di Campioni d'Italia Juniores Dilettanti.
La storia della stagione 1975/1976 ha i contorni della favola classica, dove Davide riesce a sconfiggere Golia.
Partiti senza i favori del pronostico, i giovani gialloverdi affrontarono un cammino straordinario nella fase nazionale, superando una dopo l'altra corazzate del calibro di Merano, Lavagna e la blasonata Lodigiani di Roma.
Ad attenderli nella finalissima sul neutro di Chianciano Terme c'era l'Aldini Milano, una delle scuole calcio più prestigiose della Lombardia e dell'intero panorama giovanile italiano.
La finale fu un concentrato di emozioni forti, un manifesto di resilienza e cuore.
Trovatisi in svantaggio, i ragazzi di Castellina non si arresero, sfoderando una prova d'orgoglio epica, trascinati dai gol e dal talento del giovanissimo Mario Cappelletti, premiato sia come atleta più giovane della competizione sia come capocannoniere della fase finale, i toscani riuscirono a ribaltare il match, conquistando la vittoria con un incredibile 3-2 in rimonta al triplice fischio.

Quel successo non fu solo una vittoria sportiva, ma l'inizio di un'era d'oro che portò il Castellina fino al debutto in Serie D nel 1977.
Oggi, a cinquant'anni di distanza, il ricordo di quel trionfo è più vivo che mai, la comunità ha voluto omaggiare i protagonisti di quella squadra con una giornata di celebrazioni istituzionali, culminata con il saluto in Piazza del Comune e il ricordo commosso di un gruppo di ragazzi capaci, un pomeriggio di giugno di cinquant'anni fa, di rendere possibile l'impossibile.

Una comunità in festa per i suoi "Eroi"

Cinquant'anni dopo, l'emozione è tornata a farsi sentire fortissima grazie al grande evento promosso dall'ASD FC Castellina in Chianti e dal Comune.
Le celebrazioni sono nate da un profondo lavoro di ricerca e raccolta di testimonianze storiche dell'epoca condotto con passione da Sara Fattorini, figlia di Carlo Fattorini, uno dei calciatori che scese in campo in quella mitica stagione.
Il programma ha coinvolto l'intero paese: dopo un'amichevole celebrativa sul rettangolo verde, la cittadinanza si è radunata in Piazza del Comune per il saluto istituzionale del Sindaco.
La serata è poi proseguita al Parco delle Casce con una cena comunitaria e la consegna dei premi ai protagonisti di allora.
Un tributo doveroso per ricordare un gruppo di ragazzi capaci, un pomeriggio di giugno di cinquant'anni fa, di rendere possibile l'impossibile

Il Condottiero del Chianti: Carlo Di Clemente e il capolavoro tattico che cambiò la storia

Ci sono uomini nati per tracciare rotte dove gli altri vedono solo nebbia.
Uomini capaci di guardare un gruppo di ragazzi di provincia e intravedere, sotto la polvere dei campi di periferia, il riflesso dell'oro.
Per Castellina in Chianti, quell'uomo aveva un nome e un cognome che oggi risuonano come una leggenda: Carlo Di Clemente.
Il mister, il condottiero, l’architetto della più grande impresa mai scritta dal calcio gialloverde.
Quando Di Clemente arrivò a Castellina, portava con sé il profumo del grande calcio.
Chi masticava pallone in Toscana si ricordava bene di lui, delle sue stagioni con la maglia del Siena negli anni '50, di quelle battaglie vissute in Serie C dove ogni centimetro di campo andava conquistato con le unghie e con i denti.
Quell'esperienza, fatta di rigore tattico ma soprattutto di una profonda conoscenza dell'animo umano, divenne la pietra filosofale su cui edificò la squadra Juniores Dilettanti della stagione 1975/1976.
Mister Di Clemente non era un semplice allenatore; era un educatore al coraggio.
In un’epoca in cui il calcio giovanile iniziava a farsi manageriale nelle grandi città, lui rispondeva con il senso di appartenenza, la disciplina e una fiducia incrollabile nei suoi ragazzi, sapeva perfettamente che, dal punto di vista strutturale, realtà come la Lodigiani o l’Aldini Milano partivano tre passi avanti.
Ma sapeva anche che il cuore di Castellina, se stimolato a dovere, poteva colmare qualsiasi divario.
Il suo capolavoro assoluto andò in scena il 29 giugno 1976 a Chianciano Terme, sotto nel punteggio contro i giganti dell'Aldini Milano, con lo spettro di una sconfitta che avrebbe comunque meritato gli applausi, Di Clemente mantenne la calma dei forti.
Nell'intervallo, dentro lo spogliatoio, non ci furono urla, ma parole precise, sguardi che toccavano le corde dell'orgoglio.
Cambiò l’assetto, registrò i movimenti, diede coraggio al giovane bomber Mario Cappelletti e disse alla squadra di non guardare il cronometro, ma la maglia che portavano sul petto.
Il secondo tempo di quella finale fu lo specchio del suo allenatore: lucido, geometrico, spietato nella reazione e indomabile nello spirito.
Al triplice fischio, mentre il paese esplodeva in un carosello di gioia indimenticabile per quel 3-2 in rimonta, Carlo Di Clemente sorrise con la compostezza dei grandi maestri, aveva preso dei ragazzi e li aveva riconsegnati alla storia come Campioni d'Italia, ponendo le basi per lo storico sbarco in Serie D dell'anno successivo. A cinquant'anni da quel giorno, Castellina ricorda il suo condottiero: l'uomo che insegnò a un piccolo borgo che nessun traguardo è davvero proibito.

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