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Diritti TV, il “caso Tring”: la piattaforma che fa tremare il mercato del calcio italiano

Diritti TV, il “caso Tring”: la piattaforma che fa tremare il mercato del calcio italiano TUTTOmercatoWEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
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Redazione TMW
Oggi alle 07:50Altre Notizie
La piattaforma di Tirana trasmetteva il grande calcio a 20 euro al mese senza blocchi geografici. La Lega Calcio interviene e sospende il contratto per violazione delle esclusive territoriali.

Nel mercato globale dei diritti televisivi, le frontiere digitali sono diventate il nuovo campo di battaglia.
Al centro dell'ultima tempesta mediatica e legale c'è Tring TV, una piattaforma televisiva a pagamento albanese.

Regolare, legittima e dotata di licenze ufficiali nel proprio Paese

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Tring è balzata agli onori delle cronache italiane con un soprannome tanto efficace quanto improprio: il “pezzotto albanese”.
Una definizione che fotografa una falla di sistema capace di far tremare i colossi delle telecomunicazioni e la Lega Serie A.

Un servizio legale, ma senza confini

A differenza dei network pirati che trasmettono segnali illegali tramite IPTV abusive, Tring TV è un operatore broadcast alla luce del sole, la piattaforma detiene regolarmente i diritti di trasmissione per l'Albania di alcuni dei più prestigiosi eventi sportivi mondiali, tra cui la UEFA Champions League e la Serie A italiana.
Il problema non risiede nella natura del servizio, ma nella sua accessibilità.
Per mesi, i canali di Tring TV – sia tramite streaming OTT che via satellite – sono rimasti visibili dall'Italia senza la protezione del geoblocking, la tecnologia che limita la visione di un contenuto ai soli residenti di una specifica area geografica.

La tentazione del prezzo stracciato

In un mercato italiano frammentato e sempre più costoso per gli appassionati di calcio, l'offerta di Tring TV si è rivelata una tentazione irresistibile per migliaia di utenti.
Con un costo di circa 20 euro al mese (pari a 250 euro per l'abbonamento annuale), la piattaforma albanese ha offerto un pacchetto completo a una frazione del prezzo richiesto dai broadcaster licenziatari in Italia.
Questo massiccio travaso di pubblico ha violato il principio cardine su cui si regge l'economia dello sport business: l'esclusiva territoriale.
Un emittente paga cifre astronomiche per trasmettere in un determinato Paese a patto che nessun altro operatore, a prezzi inferiori, possa fare concorrenza su quello stesso territorio.

Il pugno duro della Lega Serie A

La reazione dei vertici del calcio italiano non si è fatta attendere, di fronte al rischio di una svalutazione del proprio prodotto e ai danni economici subiti dai partner ufficiali, la Lega Serie A ha avviato una dura azione legale, sospendendo il contratto di licenza con Tring e oscurandone il segnale.Il provvedimento mira a blindare i confini digitali e a imporre il rispetto rigoroso dei vincoli geografici.
Il "caso Tring" solleva però un interrogativo più profondo sul futuro del broadcasting sportivo: in un mondo sempre più interconnesso, la rigidità delle esclusive territoriali comincia a scontrarsi con la fluidità della rete, spingendo le istituzioni sportive a difendere i propri confini con ogni mezzo legale a disposizione.

Cos'è il Geoblocking?

Per capire il geoblocking, proviamo a immaginare Internet non come uno spazio virtuale, ma come un gigantesco cinema con tante sale diverse.
Ognuna di queste sale ha un guardiano all'ingresso che decide chi può entrare e chi no, basandosi semplicemente sul passaporto dello spettatore.
Ecco come funziona questo meccanismo nella realtà di tutti i giorni, spiegato in modo semplice ma con i giusti termini tecnici.

Il "passaporto" digitale: l'indirizzo IP

Ogni volta che colleghiamo a Internet un dispositivo – che sia lo smartphone, il computer o la smart TV di casa – la nostra compagnia telefonica ci assegna un codice numerico, questo codice si chiama indirizzo IP (Internet Protocol).
L'indirizzo IP funziona esattamente come una targa automobilistica o un indirizzo di casa: non dice chi siamo noi come persone, ma dice con assoluta precisione da quale parte del mondo ci stiamo collegando.Il controllo all'ingresso: come avviene il blocco
Quando apriamo un'applicazione di streaming e clicchiamo sul tasto "Play" per guardare un film o una partita di calcio, la piattaforma non fa partire subito il video.
Prima compie un controllo automatico che dura una frazione di secondo:
La lettura: Il server della piattaforma legge il nostro indirizzo IP.
Il controllo: Confronta questo codice con un gigantesco "atlante digitale" (un database di geolocalizzazione continuamente aggiornato).
Il verdetto: Se l'atlante dice che l'IP si trova in un Paese autorizzato, il video parte, se l'IP si trova in un Paese non autorizzato, il server sbarra la porta e mostra il classico messaggio: "Questo contenuto non è disponibile nella tua area geografica".

Perché esiste questo sistema?

Non si tratta di un capriccio delle piattaforme, ma di una necessità economica legata ai diritti d'autore e di trasmissione.I campionati di calcio o le serie TV vengono venduti "a zone".
Un'emittente spende centinaia di milioni di euro per avere l'esclusiva in Italia, a patto che nessun altro trasmetta lo stesso evento sul suolo italiano, il geoblocking è il lucchetto digitale che serve a far rispettare questi contratti commerciali miliardari.

Il comunicato della LEGA di Serie A

«La Lega Calcio Serie A comunica che, a partire da oggi, non fornirà i segnali di Serie A Enilive e Coppa Italia Frecciarossa a TRING, broadcaster albanese, almeno fin quando l’emittente non darà sufficienti garanzie di riuscire a evitare che dall’Italia si possa usare tale piattaforma per vedere le gare del campionato e della Coppa Italia. Il contratto attualmente in essere, evidentemente, vieta tassativamente ogni forma di overspill del segnale in Italia e impone la geolocalizzazione dei segnali OTT alla sola Albania», si legge nella nota ufficiale della Lega.

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