Michelotti (Sitiscommesse): "Il vero rischio per il calcio italiano è il betting offshore, non gli sponsor in maglia"
Denis Michelotti, direttore editoriale di Sitiscommesse, comparatore indipendente degli operatori di scommesse autorizzati ADM, spiega a TMW perché il dibattito sulle maglie rischia di distrarre dal vero problema.
Si discute molto di sponsor sulle maglie. Ma il vero problema del calcio italiano è davvero quello?
"La discussione sugli sponsor è soprattutto politica, e in vista delle elezioni FIGC del 22 giugno è inevitabile che torni al centro. Il Decreto Dignità però è in vigore dal 2018, ha già prodotto i suoi effetti, e il dibattito sulla sua riforma è in attesa della Corte di Giustizia europea. Quello di cui si parla poco, e che a mio avviso pesa di più, è ciò che succede fuori dal perimetro ADM: il mercato offshore, cioè i siti senza licenza italiana, intercetta ogni anno una quota crescente di utenti. Lì non c'è autoesclusione, non c'è tracciabilità del conto, non c'è un'autorità a cui rivolgersi quando qualcosa va storto. Quello è il vero rischio per il consumatore italiano".
Esiste un elenco pubblico degli operatori autorizzati ADM. Perché il tifoso medio non sa riconoscere un sito legale da uno offshore?
"L'elenco esiste, lo pubblica ADM, e noi su Sitiscommesse aggiorniamo costantemente la lista di tutti i siti di scommesse autorizzati ADM. Il problema è che sul piano della comunicazione i siti offshore sono indistinguibili dai legali: stesse grafiche, stesse facce di calciatori, stessi format promozionali. La differenza si vede solo scendendo nel dettaglio tecnico: trasparenza dei termini, gestione del conto, strumenti di autoesclusione, supporto in italiano. Se un sito non ha logo ADM e numero di concessione verificabile, è offshore. Sembra semplice, ma non tutti lo controllano prima di registrarsi".
Sponsor maglie: Premier e LaLiga stanno facendo retromarcia, la Serie A è la più rigida da 8 anni. Chi ha fatto la scelta giusta, in vista della sentenza UE attesa nel 2026?
"Ognuno ha tentato una risposta diversa, nessuna definitiva. Il Regno Unito ha stretto dopo anni di apertura totale e i top club di Premier hanno rinunciato volontariamente agli sponsor di betting sulle maglie da casa. La Spagna ha imposto il divieto per legge nel 2021. L'Italia ha scelto presto, nel 2018, la linea più restrittiva in assoluto. Detto questo, il modello italiano oggi convive con un mercato che passa comunque per sponsorizzazioni indirette, piattaforme streaming, contenuti social. Non è più una questione di essere severi o permissivi: è una questione di allineamento tra la norma scritta e il mercato reale. La sentenza della Corte di Giustizia europea attesa nella seconda metà del 2026 dovrebbe fissare i confini".
Tutela del giocatore: l'Italia è davvero più avanti, o abbiamo regole forti e cultura debole?
"L'infrastruttura italiana è solida: concessioni ADM, certificazione del software, tracciabilità delle giocate, autoesclusione obbligatoria. Da questo punto di vista siamo tra i Paesi più avanzati in Europa. La parte più fragile è la comunicazione: la pubblicità indiretta che passa da influencer, streaming e social parla a un pubblico che non sempre distingue un operatore concessionato da un'offerta non regolata. È un tema di alfabetizzazione, non solo di conformità, ed è il motivo per cui continuo a investire in oltreilgioco.it, un progetto indipendente sul gioco responsabile rivolto al pubblico, non agli addetti ai lavori".
Elezioni FIGC del 22 giugno: scommesse di nuovo al centro del programma di entrambi i candidati. Cosa servirebbe davvero al calcio italiano sul fronte betting?
"I programmi di Malagò e Abete puntano entrambi, con priorità diverse, a destinare una parte dei proventi del settore al movimento. È un'impostazione che ha senso solo se accompagnata da uno strumento dedicato: un fondo separato dal bilancio ordinario FIGC, con regole di rendicontazione pubblica e criteri di accesso chiari per i destinatari. Senza questi paletti, il rischio non è solo la dispersione delle risorse: è la dipendenza strutturale del calcio dilettantistico dal flusso di un singolo comparto, e non è mai un buon assetto. Il prossimo presidente FIGC arriverà con questa decisione sul tavolo fin dal primo giorno".











