Martino Sofia, un italiano a Taiwan: "Fuori dalla mia comfort zone per costruire qualcosa di grande"
La scuola tecnica italiana non conosce confini e continua a conquistare panchine in giro per il mondo. Non fa eccezione Taiwan che, da questa estate, vede Martino Sofia sulla panchina Taichung Rock, formazione che milita dal 2025 nella Premier League taiwanese. A TuttoMercatoWeb il tecnico classe 1982 ha raccontato la storia che lo ha condotto fino in Asia orientale e i primi vagiti di questa esperienza.
Come è nata l’opportunità di andare a Taiwan?
La proposta è arrivata tramite un mio contatto e responsabile scouting che si occupa del mercato asiatico per un importante club. Mi ha informato che il presidente del Taichung Rock stava cercando un allenatore italiano. In quel periodo ero in trattativa anche con alcune società di Serie B per il doppio ruolo di collaboratore tecnico e match analyst. Da Taiwan è arrivata invece una proposta diretta per mettermi in gioco come allenatore in prima e dopo diversi colloqui e riunioni a quel punto ho deciso di cogliere la sfida e partire.
Che diffusione ha il calcio in questo momento, anche rispetto a sport molto popolari come il baseball?
Il baseball è lo sport nazionale ma la diffusione del calcio sta crescendo notevolmente negli ultimi anni, tanto che dalla prossima stagione ci sarà un aumento del numero di squadre partecipanti alla Premier League locale. Qui a Taichung a breve verrà inaugurato il nuovo stadio interamente dedicato al calcio, in grado di ospitare incontri internazionali. In generale a Taiwan le strutture sportive pubbliche vengono condivise non solo tra club professionistici, ma anche con scuole superiori, università e squadre di seconda divisione, un po' come avviene nel modello americano. E’ per questo che il Taichung Rock Fc, il Tainan e altre società di calcio si stanno strutturando per realizzare un centro sportivo di proprietà. Il movimento del calcio femminile invece è già molto sviluppato e in continua crescita tanto che il club ha recentemente avviato una collaborazione con un’importante realtà di calcio femminile, le Blue Whales, con sede proprio a Taichung, che può contare su una tradizione calcistica decennale con grande seguito di tifosi.
Qual è il livello del campionato locale?
Il livello tecnico sta crescendo anche grazie agli investimenti sempre maggiori in giocatori e allenatori stranieri da parte dei club taiwanesi che voglio strutturarsi per poter competere a livello internazionale. Arrivare primo e secondo nella premier league Taiwanese determina l’accesso alla partecipazione alla Champions League asiatica e questo aumenta notevolmente la competitività del campionato. Sono il primo allenatore italiano ad approdare qui da quando è nata la competizione e per questo ringrazio il mio presidente e il mio club per avermi dato questa opportunità. Oltre a me, nel campionato maschile e femminile lavorano altri tecnici europei: spagnoli, portoghesi e francese.
Il campionato è appena iniziato: quali sono gli obiettivi del Taichung Rock?
Far crescere la società fondata nel 2024 dopo la salvezza ottenuta la scorsa stagione. Grazie anche all’innesto di 7 giocatori stranieri provenienti da Giappone, Italia, Germania, Repubblica Ceca, Serbia e Moldavia. Quest’anno puntiamo ad agganciare la Top 3 del campionato.
Quali sono le principali differenze che ha riscontrato tra Italia e Taiwan a livello calcistico e culturale?
Taiwan è un'isola dai due volti: da un lato è ultra-moderna e tecnologica, con metropoli da 3 milioni di abitanti come Taipei, Taichung e Kaoshiung con servizi e infrastrutture di altissimo livello, dall'altro offre una natura spettacolare e una popolazione accogliente con un grande rispetto e senso civico, profondamente legata alle proprie tradizioni. Tutta la comunicazione avviene in inglese e la società mi ha affiancato un interprete (che ricopre anche il ruolo di preparatore atletico), per alcuni giocatori taiwanesi che non lo comprendono a pieno. Mi affiancano inoltre il mio assistente italiano Thomas Castello, il preparatore dei portieri brasiliano Juliano Rodriguez, un match analyst e un team manager taiwanesi che parlano un ottimo inglese.Per velocizzare la comunicazione tra giocatori taiwanesi e stranieri, ho creato un vero e proprio "vocabolario di campo" con termini chiave ibridi in cinese e inglese. Sul piano dell’adattamento al clima soprattutto nel periodo estivo, dato il tasso di umidità molto più elevato che in Italia, gestiamo gli allenamenti in orari specifici come la mattina presto o la sera. Qui la tradizione culinaria taiwanese, cinese e giapponese è di altissimo livello ma mentirei se dicessi che non mi manca la cucina italiana.
Ha fatto tanta gavetta con Foscarini, Donadoni e Di Carlo: cosa le ha lasciato ognuno di loro?
Con Claudio Foscarini a Cittadella ho vissuto anni fondamentali all'inizio della mia carriera nei professionisti, prima nelle giovanili e poi come Lead Video Analyst della società. Lavorare al fianco di Roberto Donadoni è stata un'esperienza di altissimo profilo. Oltre ad essere una leggenda del nostro calcio, è una persona di uno spessore umano raro e riesce a trasmetterti una calma olimpica. Da lui ho appreso l'attenzione maniacale al dettaglio tattico, soprattutto nella fase offensiva, e la capacità di mantenere la rotta anche nei momenti di massima pressione. A Mimmo Di Carlo sarò sempre grato per aver creduto in me, mi ha scelto e ho lavorato con lui 9 anni in Serie A, B e C vincendo la promozione in B col Vicenza. Lo sento spesso: in lui trovo sempre un confronto lucido e diretto sulla gestione delle dinamiche da allenatore.Da Mimmo ho mutuato la costruzione di una fase difensiva aggressiva e moderna, oltre all'importanza primaria di creare un gruppo squadra coeso. Provo grande affetto e grande stima per lui, sotto ogni punto di vista.
A livello di crescita e arricchimento personale, che cosa spera di ottenere da questa avventura?
Voglio raggiungere gli obiettivi richiesti dal club, perché i risultati valorizzano il lavoro di tutti: società, staff e giocatori. Questa non è la mia prima esperienza all’estero: gli studi a Liverpool per il Master in Performance Analysis e l’esperienza a Sydney in Australia con il Marconi Stallions mi avevano formato sul piano metodologico e linguistico. Tuttavia, guidare una prima squadra da Head Coach in un contesto culturale e calcistico come quello taiwanese, così diverso da quello italiano, rappresenta una grande sfida e uno step di ulteriore crescita. Allenare qui ti costringe a uscire continuamente dalla zona di comfort, ad affinare i canali di comunicazione e ad essere più essenziale nella trasmissione dei principi tattici e umani. Vorrei lasciare un segno concreto nella crescita del Taichung Rock e contribuire allo sviluppo del calcio locale, arricchendo al tempo stesso il mio bagaglio personale per le sfide future.






