Kane sul Pallone d'Oro: "Non mi piace parlare troppo di me, 73 gol in 82 gare dicono già tutto"
Lunga intervista a Marca per Harry Kane. L'attaccante inglese, intervistato dal quotidiano spagnolo, si è raccontato tra Bayern Monaco, Champions League, Mondiale e Pallone d'Oro. Di seguito le sue principali dichiarazioni.
Le parole dell'Uragano Kane
Sulla Champions: "La scorsa edizione è stata davvero positiva per noi: abbiamo chiuso secondi nella fase campionato, con sette vittorie e una sola sconfitta. Poi abbiamo giocato partite molto belle, contro l’Atalanta, il Real Madrid e naturalmente il PSG. Sono state due sfide incredibili per i tifosi. La sconfitta di misura è stata difficile da accettare. Eravamo molto vicini e avevamo la fiducia e la qualità necessarie per arrivare in finale. Ma questa è la Champions: tutto si decide sui dettagli. Quest'anno dobbiamo provare a fare più o meno lo stesso e conquistare quel passo che ci è mancato. Questo Bayern ha la fame necessaria, sia come gruppo sia come squadra, e abbiamo anche l’allenatore giusto.
Sui suoi numeri da Pallone d'Oro: "Non mi è mai piaciuto parlare troppo di me stesso. Posso dire che la scorsa stagione è stata incredibile, sia a livello personale sia per la squadra. È stata di gran lunga la miglior stagione della mia vita. È vero che arrivare a 73 gol, la seconda cifra più alta della storia dopo gli 82 realizzati da Lionel Messi nel 2011-12, parla da sola. Sono estremamente orgoglioso. Posso soltanto ringraziare i miei compagni e tutte le persone che mi hanno aiutato a raggiungere questo risultato. Ma il Pallone d’Oro non dipende da me: spetta a chi vota. Dal mio punto di vista, però, la scorsa stagione è ormai passata. Ora sono concentrato su quella attuale e voglio vedere cos’altro posso fare. So che fino a ottobre si parlerà molto del Pallone d’Oro, perché è un premio importantissimo".
Sulla sfida con l'Argentina di Messi al Mondiale: "Per me fu una giornata difficile. Essere eliminati in quel modo fu un momento complicato. Ma ho un enorme rispetto per Messi. L’ho visto crescere come calciatore. È semplicemente un giocatore incredibile e, per quanto mi raccontano le persone che lo conoscono, anche una persona fantastica. L’ho incontrato soltanto un paio di volte, ma mi è sembrato molto umile. Ha sempre messo la squadra davanti a se stesso e penso che questa sia una delle ragioni per cui l’Argentina ha avuto così tanto successo. Ricordo che, al termine della partita, lo abbracciai e gli augurai buona fortuna per la finale. Non era il nostro Mondiale, ma questo è il calcio: i migliori giocatori si affrontano sul palcoscenico più importante e qualcuno deve perdere. Dopo quella sconfitta ho cercato di tenere la testa alta e di mostrare rispetto per l’altra squadra. Credo fosse importante, soprattutto nei confronti di Leo, per tutto quello che ha fatto nel calcio".
Sulle trattative con le big spagnole in passato: "Ci sono stati dei momenti in cui sarebbe stato possibile giocare in Spagna. Non parlerei di vere opportunità concrete, ma ci sono state alcune conversazioni. Ho grande rispetto per la Liga. Barcellona, Real Madrid e Atletico sono tra i club più importanti del mondo. Sono cresciuto guardando Ronaldo e Messi e ho enorme rispetto per quelle squadre. Nel calcio può succedere di tutto. Non escludo mai nulla, ma in questo momento, come ho già detto, sono estremamente felice in Germania".






