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Da Boston a Bergamo per 300 milioni di euro. La grandiosa - e incredibile - scelta dei Percassi, con l'unico club in Italia in attivo (tenendo bassi i costi fissi e gli stipendi)

Da Boston a Bergamo per 300 milioni di euro. La grandiosa - e incredibile - scelta dei Percassi, con l'unico club in Italia in attivo (tenendo bassi i costi fissi e gli stipendi) TUTTOmercatoWEB
© foto di Lorenzo Di Benedetto
Andrea Losapio
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Andrea Losapio
domenica 20 febbraio 2022, 10:01Editoriale

Dopo mesi di indiscrezioni - e soprattutto smentite da parte dei Percassi - l'Atalanta è diventata americana. O meglio, lo è diventata al 55% dell'86% della controllata che, di fatto, non è una maggioranza assoluta. Siamo intorno al 47% totale di un club, con La Dea srl - cioè la sub-holding dei Percassi - valutata circa 500 milioni. La proporzione è presto fatta, Stephen Pagliuca e i suoi investitori hanno speso intorno ai 275 per un club che di fatturato consolidato ha i diritti televisivi della Serie A - tra i 70 e gli 80 milioni - e il marketing che può arrivare intorno ai 10 milioni con tutto. Poi ci sono le plusvalenze, dove i Percassi sono maestri, i ricavi dalla UEFA fra premi e diritti tv, poco altro. È una operazione immensa, probabilmente una delle più importanti di sempre, tanto che tutti coloro che hanno partecipato all'operazione, da Bank of America a gli advisor legali, oppure quelli del business, ma anche a quelli della controparte americana, vogliono una citazione. Pubblicità? Sicuramente. Alla fine si tratta della prima vera acquisizione di un club che, in realtà, non lo è.

Questo perché i Percassi deterranno comunque il 45% delle azioni e il controllo della società. Cosa significa? Svilupparsi a ovest, dove i mercati funzionano e il soccer sta finalmente completando quella metamorfosi iniziata a metà anni novanta con i Mondiali, vuol dire aprirsi di fatto a un mercato vergine. C'entra il nome Atlanta? C'entra il nome Atalanta? Difficile pensarlo, ma qualcuno a Bergamo si è fatto anche questa domanda. Di fatto Pagliuca, non quello che ha dato il bacio al palo nella notte di Pasadena del 1994 (per noi, per loro era un po' più presto), è il presidente di Bain Capital e non certo uno sprovveduto. Ha investito nei Boston Celtics, sa cosa fare. E sa quel che vuole sviluppare: è possibile pensare a una rivoluzione nel modus operandi del club? Francamente no. Resterà da capire il ruolo dei dirigenti, in particolare Giovanni Sartori: il direttore dell'area tecnica sarebbe confermato da ambienti vicini alla società, ma verso la porta d'uscita a giugno 2022, quando mancherà un solo anno di contratto. Mantenere l'equilibrio? Oppure ingaggiare Lee Congerton, con le copiose conferme di dicembre che hanno lasciato spazio a un vuoto, che darebbe internazionalità al club?

Ma come è possibile che l'unico club in attivo dell'intera Serie A cambi il timone? Quando, a ottobre, incominciavano i primi rumors, i ben informati chiedevano "Che fa, vende la gallina dalle uova d'oro?". E in effetti la domanda non è per nulla peregrina. Parliamo di un club che nella holding Odissea ha portato altissimi guadagni, non gli unici: quasi tutto il resto è nettamente in negativo e, in qualche modo, bisogna anche andare avanti. Anche perché, altrimenti, perché vendere la maggioranza di una partecipazione di una società ampiamente in attivo? Anche qui è tutto molto più semplice di quanto si voglia vedere: ai Percassi il gioco piace, per vari motivi: visibilità, potere, ma anche soldi. Per questo è quasi impossibile pensare a una rivoluzione del modo di pensare, delle scelte, degli stipendi. Più internazionalità, una finestra aperta sul mondo, ma con un'anima bergamasca. Sembra una frase fatta, ma lo è se continuiamo a pensare che la maggioranza, fra Percassi, piccoli azionisti e Radici rimarrà nella territorialità.

Ma come fare a non vendere? Nel 2010 i Percassi hanno speso 8 milioni per rilevare il club dai Ruggeri, con relativa arrabbiatura da parte del presidente Antonio perché poteva spuntare un prezzo più basso. La realtà è che Gasperini ha fatto svoltare un club che altrimenti rischiava di fare grandi risultati, ma poi galleggiare: il Chievo è un modello visibile, ma anche la stessa Udinese. Ve la ricordate? Tutti si ispiravano a quel modo di pensare, ora è l'Atalanta il paradigma. Chissà se questo metterà il bastone fra le ruote oppure farà andare ancora più veloce la dinamo. Quel che è certo è che Percassi ha fatto enormi profitti tenendo bassi i costi - gli stipendi più di tutto - e poi fra Champions, plusvalenze e risultati migliori c'è stata la svolta. Sarebbe facile per tutti, eppure lo fanno solo loro, quindi gli vanno fatti i complimenti. Sempre ben sapendo che 275 milioni erano un'offerta assolutamente irrinunciabile per chi deve ancora completare lo stadio - da 25 mila posti, molto inferiore a quello della Juve, e con 12 mesi di lavoro davanti - e, di fatto, ha un modello di gestione famigliare che probabilmente non verrà toccato.

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