Il mio grande, grosso, salvadanaio arabo. Senza Milan e Juventus stadi deserti ma tanti soldi in ballo, perché a nessuno frega niente davvero del gioco
Vi ricordate quanto eravamo giovani nel 2015? La Supercoppa italiana si giocava allo Shanghai Stadium, in Cina, su un campo di patate, con delle riprese orripilanti.. Era il momento il cui il più popoloso paese al mondo - in perenne concorrenza con l'India - voleva lanciare il calcio, farlo crescere. Indovinate come è andata a finire? Juventus e Lazio si sono sfidate su un terreno che manco quello dell'oratorio dietro casa, con Pogba e Felipe Anderson (curioso che siano ancora negli stessi club, no?) che se la prendevano per il rimbalzo tutt'altro che controllato né controllabile. Rischio di farsi male altissimo, ma è il business bellezza: arrivò addirittura, oltre al danno, la beffa, perché la United Vansen Sport, società che aveva organizzato l'evento, invece di versare 3,5 milioni ne diede solamente 2 alla Lega di Serie A. Questi cinesi, chissà che fine avrà fatto Yonghong Li.
Almeno stavolta non dovrebbe essere questo il caso, anche se gli spalti orribilmente vuoti della sfida fra Fiorentina e Napoli sembrano l'anticamera del fallimento. Perché non giocare la partita a Roma davanti a 80 mila spettatori e cercare di esportare il format in chiave televisiva anche all'estero? Due le motivazioni: difficile prendere i 24 milioni che l'Arabia Saudita ha garantito alla Serie A, in primis. E poi perché così è già tutto fatto, non c'è bisogno neanche di sapere se qualcuno la guarderà o meno. Qui l'idea è volere la gallina, mangiarsela e aspettare la prossima. Che probabilmente arriverà, ma in questa maniera il movimento potrebbe morire: tenersi l'uovo non è un'opzione, sperare nella gallina è la chiave. Insomma, i nostri dirigenti non hanno la benché minima idea di come programmare il futuro. Parlano di riforme da fare assolutamente, immantinente. Tutti, nessuno escluso. Poi come i bravi politici, attaccati alla seggiola, preferiscono non cambiare lo status quo.
Anzi, l'idea è quello di mantenerlo il più possibile, per una questione di potere. E di soldi, perché la FIGC, per dirne una, non ha nessun calciatore alle proprie dipendenze e fattura come il Milan senza plusvalenze. Diciamo che è semplice mantenere i conti in ordine, specie se non spendi in niente: non aiuti i club a rimodernare gli stadi, non investi nelle strutture - specialmente al sud - né nel prodotto del calcio giovanile. Gli arbitri sono sottopagati e non si trovano perché i rimborsi sono ridicoli. Il nostro problema non è tanto nel talento dei giocatori, che c'è, eccome. Solo che una retrocessione dalla Serie A è vista come una sciagura, quindi è impossibile lanciare i giovani talenti. Poi il prodotto: guardiamo una partita di calcio in Italia e ci lamentiamo perché, ed è brutto da dire, se gioca il Sassuolo al Mapei, in una cattedrale nel deserto sempre vuota, nessuno si diverte. Lo spettatore gode anche dell'ambiente circostante, di quel che capita. Dell'attaccante che va a esultare sotto la curva, del portiere che si esalta perché i tifosi chiamano il proprio nome, di chi lancia a Figo una testa di maiale (dopo 20 anni se ne parla ancora). Certo, questo magari è troppo e in effetti è stato un unicum ovunque, ma la politica repressiva dello stato per chi cerca di andare a una partita di Serie A è sistematica. Vietare, vietare, ancora vietare.
Dopo il Covid tutti vogliono andare allo stadio e nessuno guarda la partita dalla TV. Fiorentina-Bologna di Coppa Italia dal vivo ha un'altra valenza rispetto alla televisione: perché assapori l'evento, mentre davanti allo schermo ti stanchi, soprattutto da solo. Hai troppa offerta, puoi vedere calcio a ogni ora e ogni latitudine, diventa stucchevole. La realtà - e la Lega di Serie A non lo vuole accettare, cercando di raccattare soldi qui e là - è che non c'è una crescita infinita per il prodotto calcio. Ci può essere una crescita, lenta, solo investendo i soldi con lungimiranza, non in calciatori e stipendi. Dando alla lega un equilibrio, non abbassando da 20 a 18 (specchietto per le allodole) le squadre di Serie A solo per spartirsi la torta in fette sempre più grosse. Perché è evidente che sia questo il principale obiettivo di Gravina.
Bisognerebbe creare finalmente un prodotto migliore dal punto di vista "emozionale": su questo ha totalmente ragione De Laurentiis che sa benissimo come vendere economicamente delle riprese. Lo ha spiegato in una delle ultime riunioni di Lega, quando è stato firmato l'accordo quinquennale con DAZN-SKY. "La stupidaggine assoluta è di fare un accordo per cinque anni, quando sei mesi fa è venuta fuori l'Arabia, ora c'è la guerra i cui sviluppi non si sa dove ci porteranno. Però sappiamo che in momenti di crisi cinema e calcio sono due cose che vanno fortissime, sono la panacee ai dolori del quotidiano. Noi questo sogno lo abbiamo messo nel cassetto, forse anche dei nostri tifosi. Non è che Sky o Dazn facciano investimenti. Io vedevo Arsenal-Chelsea, fantastico. Poi le partite italiane: le modalità di ripresa del nostro calcio fanno ridere. Ce lo hanno mai detto Dazn o Sky? No. Poi parliamo dello stadio reale e minimizziamo la validità dello stadio virtuale”. Applausi a scena aperta, ma tanto oramai i giornalisti commentano qualsiasi cosa da uno stanzino buio di un ufficio, figuriamoci aggiungere più cameraman per la goduria dello spettatore.
Però, di nuovo, contano solo le galline da mangiare. Poi si penserà a come averne di altre. O si spererà.






