Le incredibili ultime due settimane di Comolli alla Juventus. L'addio era inevitabile, le tempistiche fanno riflettere. Il francese ha fallito in tutto. Elkann, nuovo anno zero: che sia l'ultimo
Alla fine siamo arrivati all'epilogo inevitabile: Damien Comolli non è più l'amministratore delegato della Juventus. Ve lo avevamo raccontato prima del derby, avevamo ricevuto conferme da più fronti sul fatto che la posizione del dirigente francese fosse più in bilico che mai e che di fatto avesse un piede e mezzo fuori dal club bianconero. Poi qualcosa era cambiato, almeno all'apparenza, e diciamocelo chiaramente: non riuscivamo a capire il perché. Ecco, nelle ultime ore siamo riusciti a fare chiarezza e a unire i puntini. La Juventus non aveva confermato Comolli, aveva soltanto preso tempo, differentemente, per esempio, dal Milan, che per prima cosa ha fatto saltare quattro teste (Allegri, Furlani, Moncada e Tare) per poi mettersi alla ricerca dei sostituti. La Juve ha agito in modo diverso, ha atteso, e ha fatto vivere allo stesso Comolli due settimane che hanno dell'incredibile.
Il punto stampa e le parole surreali che ora assumono un altro senso.
Partiamo da quello che successe proprio prima del derby, negli attimi concitati dovuti agli scontri fuori dallo stadio che avevano portato al ricovero in ospedale di un trentaseienne tifoso della Juventus in codice rosso. Comolli si presentò di fronte alle telecamere, come raramente aveva fatto, accennando anche un italiano rivedibile, prendendosi la responsabilità di parlare in un attimo complicato e pieno di incertezze. Ecco, a questo punto la sensazione che abbiamo avuto in quel momento, ovvero quella di vedere un dirigente fare un disperato tentativo di tenersi stretto il suo posto, possiamo confermarla e in fin dei conti possiamo anche dire di averci visto lungo. Altro capitolo rivedibile quello relativo al punto con la stampa, in "segreto" e con le telecamere spente, di alcuni giorni fa. In quella chiacchierata, che vi abbiamo poi riportato, Comolli parlò del suo rapporto con gli altri dirigenti e con Spalletti, facendo capire, neanche troppo tra le righe, come tutto funzionasse al meglio. Ecco, parole surreali quelle del francese. E adesso torna tutto.
L'addio inevitabile.
Tornando poi ai motivi che hanno portato al divorzio tra il dirigente e la società bianconera è inevitabile ribadire i suoi fallimenti nella sua breve avventura in bianconero. Prima il mercato estivo, con gli arrivi di Jonathan David, Edon Zhegrova e Lois Openda, quest'ultimo a una cifra spropositata, poi i risultati sul campo, con quel sesto posto raggiunto in campionato che rischia di essere un vero bagno di sangue dal punto di vista economico. La conferma di Tudor a inizio stagione e un rapporto mai sbocciato con Giorgio Chiellini e Luciano Spalletti hanno fatto il resto, per non parlare dei famosi algoritmi con i quali pensava di poter insegnare al mondo del calcio come si faccia il mercato.
Un altro anno zero.
Chiudiamo poi con quello che sarà il futuro della Juventus. Ve lo abbiamo raccontato in anteprima, proprio qui su Tuttomercatoweb. Il nome scelto dalla proprietà, da John Elkann, al quale affidare l'ennesimo anno zero è quello di Giovanni Carnevali che, dopo 14 anni al Sassuolo, è pronto a fare il grande salto. La Juve ripartirà da uno dei dirigenti più preparati nel panorama calcistico italiano ma a questo punto lo stesso Elkann dovrà cambiare registro, e vi spieghiamo perché. Sarà un nuovo inizio, ancora una volta, per la Juventus, ma visti i tanti cambiamenti fatti, giusti o sbagliati, negli ultimi anni, adesso la parola chiave dovrà essere una e una sola: continuità. La Juve apra un progetto, accettando anche il fatto che non tutto possa filare liscio al primo colpo. A prescindere da questo però, scelti Spalletti e Carnevali, si dia il tempo a entrambi di poter creare qualcosa di veramente vincente. Non sarò facile e magari neanche una cosa rapida, ma tra 12 mesi la Juventus dovrà ritrovarsi sempre con questo tecnico e questo amministratore delegato. Che sia l'ultimo anno zero.






