Acerbi a 360° dal ritiro della Nazionale: il futuro, i cori al suo arrivo e la finale di Champions
Francesco Acerbi, difensore della Nazionale e dell'Inter ha parlato in conferenza stampa dal ritiro della Nazionale quest'oggi: "Io sono abbastanza forte, non mi interessa. - ha detto in relazione ai cori poco gratificanti ricevuti l'anno scorso - Ciò che mi ha dato energia e forza è ciò che voglio io, andare oltre e non far contenti gli altri. Per un sorrisino mi dipinsero come milanista e lì mi ha fatto un po' male perché come professionista e uomo sul campo nessuno doveva mettere in discussione il mio impegno. Per qualsiasi squadra in cui ho giocato. Però ho detto di dover andare avanti, è la mia passione e la mia vita e per questo sono orgoglioso di me stesso". Il riferimento è a un Lazio-Milan della scorsa stagione con Acerbi che fu accusato di sorridere dopo il gol decisivo di Tonali.
Sul futuro: "Il mio obiettivo unico è che quando finirò di giocare a calcio potrò dire di aver dato tutto per ciò che rappresento io. Non so tra un anno dove sarò, tra sei giorni dove sarò... Tra due settimane non lo so. Non so dove sarò, due ore prima della fine del mercato dissi no a Inzaghi e poi sono andato. La strada più giusta sarà quella migliore per me stesso, poi a fine carriera tirerò una linea. La finale di Champions non era programmata, do tutto".
E infine, sulla finale di Champions: "Bisogna essere comunque orgogliosi di quanto fatto, però c'è un po' di amarezza. Le finali bravi, bravi... ma se non alzi il trofeo non c'è nulla scritto e questo un po' ti rode. Anche perché la mia sensazione dal campo era che ci è mancata la consapevolezza che davvero potevamo far male a questo City. Si parlava troppo di quanto era forte e questo un po' inconsciamente l'abbiamo pagato. Anche il City aveva timore di noi, abbiamo fatto di tutto per far sì che la Champions andasse a Milano... Peccato, c'è grande rammarico".






